ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa fotografia

Credito, il tasso di deterioramento ai minimi dal 2006

I dati dell’Npl Market Watch di Banca Ifis: lo stock complessivo di Npe (bilanci bancari e degli investitori) in Italia a fine 2022 ha raggiunto quota 306 miliardi di euro

di Carlo Festa

2' di lettura

Nonostante il contesto congiunturale presenti più di una incognita, l'economia italiana si conferma resiliente nel 2023 e il tasso deterioramento del credito è a minimi da 2006. È quanto emerge dall’Npl market watch presentato oggi da Cernobbio da Banca Ifis.

Lo stock

In questo contesto lo stock complessivo di Npe (bilanci bancari e degli investitori) in Italia a fine 2022 ha raggiunto quota 306 miliardi di euro. Per il triennio 2023-2025 si prevede che le incerte condizioni macroeconomiche possano determinare un nuovo ma moderato incremento dello stock, portandolo a 311 miliardi nel 2023, a 317 miliardi di euro nel 2024 e a 321 miliardi di euro a fine 2025.

Loading...

«Lo stock totale del credito deteriorato da gestire in Italia è stato stimato, dal nostro Market Watch, in oltre 300 miliardi di euro alla fine del 2022» dichiara il presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio. Nel corso del 2023, si prevede che saranno completate transazioni Npe per 32 miliardi di euro, cifra che include anche circa 8 miliardi di euro di transazioni il cui closing potrebbe essere posticipato a inizio 2024.

Le previsioni

Più in generale - si legge nel rapporto - nel triennio 2023-2025 si prevede che saranno portate a termine operazioni per circa 84 miliardi di euro.In questo scenario l’Italia ha saputo tenere di fronte alle crisi degli ultimi due anni e, nelle previsioni di Banca Ifis non ci sono ’shock’ in vista. «L’economia italiana pare più resiliente di quello che pensassimo - spiega il ceo di Banca Ifis Frederik Geertman aprendo l’Npl Meeting - e la previsione per i prossimi anni di Banca Ifis vede un’Italia più rischiosa rispetto al resto dell’Europa ma non uno shock».

Il tasso di nuovi default in Italia è sceso negli ultimi anni e nel 21-22-23 (dati ultimo trimestre)«non c’è stata un’impennata, abbiamo la soddisfazione di non aver creato tanto credito deteriorato e di vedere un restringimento del divario tra nord centro e sud, una rischiosità che si sta allineando secondo noi. Questo pur in seguito a una sequenza terribile: il Covid, lo shock energetico, la guerra in Ucraina, lo shock dei tassi; e ha tenuto grazie a una rilevante quantità di liquidità iniettata nelle imprese (+45% mentre quella delle famiglie è cresciuta del12%) e a un tessuto delle imprese molto più forte della crisi precedente” spiega il banchiere.

La tenuta del factoring

Segnali di questa tenuta arrivano anche dai dati del factoring, le imprese tendono a ripagare prima: «non sembra che le imprese siano vicine a un rapido deterioramento - spiega Geertman - non vuol dire che l’inflazione non esista o che le famiglie non li sentano, per i prossimi 2 anni proiettiamo un incremento del tasso di default, senza voler suonare ingenui, ma non tali da mettere in crisi un sistema».

Riproduzione riservata ©

loading...

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti