ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùcredito

CreVal, aria di ribaltone al vertice. Davide Serra vuole Lovaglio come ad

di Alessandro Graziani


default onloading pic
(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Aria di nuovo ribaltone ai vertici del Credito Valtellinese. L’amministratore delegato e direttore generale Mauro Selvetti è infatti entrato nel mirino dei numerosi fondi esteri che controllano la banca insieme al finanziere francese Dumont. Si sa che il vertice deve presentare entro pochi mesi un nuovo piano industriale triennale. E in genere, il manager che presenta il piano al mercato è anche quello che poi lo porta avanti. A farlo sarà Selvetti, come pareva fino a pochi mesi fa, o sarà Luigi Lovaglio - voluto al vertice del Creval dalla Algebris di Davide Serra, che lo ha suggerito a un Dumont ignaro delle dinamiche bancarie italiane?

La svolta dei fondi e di Dumont a favore di Lovaglio, secondo quanto emerso in serata e non confermato dalle fonti ufficiali, sarebbe avvenuta due giorni fa, quando ai consiglieri del CreVal è arrivato un doppio «alert» per un consiglio straordinario da tenersi o dopodomani, lunedì 25 febbraio, o il prossimo 4 marzo. L’ipotesi sul tappeto è che Selvetti lasci il Creval e che l’attuale presidente Lovaglio gli subentri come amministratore delegato. Alla presidenza, in sostituzione di Lovaglio, dovrebbe andare il commercialista Alessandro Trotter, da pochi mesi vicepresidente vicario del CreVal dopo l’ingresso in cda in rappresentanza di Dumont.

Un ribaltone al vertice che vedrebbe la contrarietà di più di un consigliere di amministrazione, per l’atipicità della procedura a poche settimane dall’assemblea dei soci. Ma è probabile che, considerando la composizione del board, l’asse fondi-Dumont ottenga la maggioranza dei voti in cda e riesca a imporre la nomina di Lovaglio, con l’inedita migrazione dal ruolo di presidente a quella di amministratore delegato.

Perché questo ricambio imprevisto ai vertici del CreVal? È certo che la ex popolare, dopo la trasformazione in società per azioni, non ha ancora perfezionato la mutazione genetica che i nuovi soci istituzionali hanno in mente. L’aumento di capitale da 700 milioni realizzato con l’ingresso dei nuovi azionisti - voluto dall'ex presidente Miro Fiordi anche a costo di perdere poi il posto - ha rimesso in carreggiata la banca. E se oggi il Cet1 fully loaded dell’istituto è del 13,5%, ben oltre 580 punti sopra i requisiti Srep chiesti da Bce, è anche perché il vecchio ticket di vertice Fiordi-Selvetti ha lavorato per ottenere la validazione dei modelli interni da parte di Bankitalia, stimata in oltre 200 punti base.

Selvetti aveva conquistato l’apprezzamento dei fondi con l’execution dell’aumento di capitale e, a differenza di Fiordi, era stato confermato alla guida della banca. Qualcosa non deve essere andato per il verso giusto o, più semplicemente, i nuovi soci hanno ritenuto che - esauritasi la fase straordinaria - la banca avesse bisogno di una forte spinta commerciale individuando proprio in Lovaglio, che in questi mesi da presidente ha studiato le caratteristiche del gruppo, il manager più adatto al rilancio.

Lovaglio, ex UniCredit, vanta nel suo curriculum la crescita (anche borsistica) di Bank Pekao. Crescita ben nota alla Algebris di Davide Serra, che qualche anno fa lo aveva scelto come investimento di rilievo. Difficile dire se il Creval diventerà la nuova Pekao. Ma è certo che i fondi azionisti del Valtellinese hanno come priorità, più che il presidio del territorio, la valorizzazione dell’investimento.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...