Terre Venete

Crei lavoro sul territorio? La banca ti premia

L'istituto nato dalla aggregazione tra Credito trevigiano e Cassa rurale di Brendola è la più grande Bcc veneta del Gruppo Iccrea

di Valeria Zanetti

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Da sinistra: il condirettore generale Giampietro Guarda, il presidente Gianfranco Sasso, il vice presidente vicario Piero Pignata e il direttore generale Claudio Giacon

L'istituto nato dalla aggregazione tra Credito trevigiano e Cassa rurale di Brendola è la più grande Bcc veneta del Gruppo Iccrea


4' di lettura

«I matrimoni si celebrano quando c’è solidità. Il nostro serve a conseguire l’obiettivo condiviso di diventare banca di riferimento per un ampio territorio, cuore pulsante della regione, vocato alla produzione e all’export”. Gianfranco Sasso è il nuovo presidente di Banca delle Terre Venete e quando parla del progetto di aggregazione tra Credito trevigiano e Cassa rurale di Brendola, che conclude il proprio iter in questi giorni, lo fa con la soddisfazione di aver portato a termine un’impresa importante in un momento delicato per l’economia locale e non solo. Le due Bcc, aderenti al Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, hanno sottoscritto dal notaio l’atto di fusione e la nuova società è stata iscritta al Registro imprese, ultimo step per completare un percorso iniziato nell’estate di un anno fa. Nasce così la prima Bcc veneta del Gruppo Iccrea per dimensioni e volumi di attivi, l’ottava in Italia. Una mossa anticipata un anno fa dalle nozze tra Bcc San Biagio del Veneto Orientale e Prealpi, unite in Banca Prealpi San Biagio, il più importante istituto di credito cooperativo del Triveneto, che fa capo a Gruppo Cassa Centrale.

«Abbiamo completato questa aggregazione tra due Bcc sane e desiderose di crescere per mettere a fattor comune patrimonio, efficienza e implementare la redditività», continua Sasso.

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«Ci rammarica solo di non aver potuto condividere con i territori, con gli stakeholders e con i clienti l’importante traguardo raggiunto. Per colpa del Covid non c’è stato nessun momento di festa. Le assemblee ordinarie dei due istituti, a giugno, in occasione dell’approvazione dei rispettivi bilanci avevano mostrato da remoto i video illustrativi dell’operazione ai soci. Poi, a settembre, sempre a causa dell’emergenza sanitaria, si è deciso di procedere alla consultazione dei votanti tramite la figura del rappresentante designato», racconta. Il notaio Antonio D’Urso è stato incaricato di rappresentare i soci delle due banche, i quali hanno avuto tempo fino al 15 settembre per trasmettere delega ed istruzioni di voto al professionista. Il 18 settembre, nella sede della Federazione Veneta delle Banche di Credito Cooperativo, a Padova, sono stati ufficializzati i risultati, che hanno sancito il via libera alla fusione. «Peccato non essere riusciti a comunicare la soddisfazione: Banca delle Terre Venete raccoglie l’eredità di due istituti con radici profonde», prosegue il presidente. Cassa rurale ed artigiana di Brendola ha più di 100 anni; nasce il 21 giugno del 1903 dall’iniziativa di 32 capifamiglia del Comune vicentino che – a quanto si tramanda - una domenica dopo la messa si riuniscono davanti al notaio per dar vita alla Cassa Rurale Cattolica di Prestiti. Credito Trevigiano è ancora più antico: ha origine da Fondazione Cassa rurale ed artigiana di Caerano di San Marco, nel Trevigiano, costituita l’8 maggio 1896, che 17 gennaio 1901 confluisce in Cassa rurale di Prestiti San Martino, raggiungendo i 19 soci.

«Questo spirito rimane nel nostro Dna: vogliamo continuare ad essere banca al servizio del territorio. Sostenere, come dispone il nostro statuto, la crescita delle comunità. Solidarietà, attenzione ai giovani e all’ambiente saranno le traiettorie sulle quali articolare i nostri interventi. Banche delle Terre Venete si propone di raggiungere obiettivi economici, che però avranno una ricaduta su chi vive in regione», sottolinea. I bisogni, amplificati dalla pandemia, si moltiplicheranno. La scarsa redditività delle imprese si ripercuoterà anche sul sistema bancario. «Ci troviamo ad operare in un’area strategica, sul corridoio industriale che scorre tra Vicenza e Treviso, due province per 160mila imprese, rispettivamente al primo e secondo posto della classifica regionale per export, che insieme portano oltreconfine il 50% del Made in Veneto, per un valore di circa 32 miliardi di euro. Le aziende hanno asset, competenze, stanno investendo in digitalizzazione, ma per tutto questo hanno ancora bisogno delle banche», traccia il quadro. «Sono soprattutto le Pmi e le attività artigiane ad aver necessità di supporto: la nostra forza è la relazione con gli imprenditori e le famiglie. Nelle filiali non operiamo solo l’analisi quantitativa dei numeri di bilancio, ma anche una valutazione delle potenzialità delle imprese, del valore dei loro investimenti e delle possibili ricadute, anche occupazionali, sulla collettività», prosegue Sasso.

A proposito di ricadute occupazionali, l'integrazione tra le due Bcc non comporterà riduzioni nel numero di sportelli e neppure una razionalizzazione del numero degli addetti. «Non ci sono sovrapposizioni di filiali e, date le sinergie che saranno create per alcuni servizi, prevediamo solo 27 esuberi, che lasceranno in tre anni per la pensione. Entreranno invece i giovani, esperti nelle nuove tecnologie digitali», prosegue. Il piano industriale della nuova Bcc si incardina su rafforzamento patrimoniale (dagli attuali 259milioni a 292milioni di euro nel 2023), miglioramento della redditività (con un incremento del ROE dal 2,25% attuale al 5,7%), gestione dei crediti deteriorati con riduzione delle sofferenze, incremento del risparmio gestito (+386 milioni tra 2020-2023), unito ad efficientamento e riduzione dei costi operativi. Le sedi dell’istituto restano a presidio dei due territori: la legale, a Vedelago, in provincia di Treviso, l'amministrativa, a Vicenza.

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