cultura e business

Cremonini e la musica «artigianale», ecco i nuovi studios di Casalecchio

di Francesco Prisco

Cesare Cremonini (Ansa)

5' di lettura

Due società dalla struttura snella e flessibile che presidiano tre diversi segmenti di mercato, dialogano con le multinazionali conservando con gelosia la dimensione «sartoriale» dei propri prodotti. Le società sono Tre Cuori e Mille Galassie e insieme gestiscono tutte le attività di Cesare Cremonini, cantautore bolognese da oltre 2 milioni di album venduti: nella discografia come nel live e nel publishing.

Cremonini i nuovi studios di Casalecchio

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Con la sua particolare formula indie, scelta artistica ma anche modello di business, l’ex leader dei Lùnapop è tornato a pubblicare: «Sento parlare di Possibili scenari in termini entusiastici, si dice che è il disco della maturità, il più ambizioso tra quelli che ho fatto. Ci sarà anche del vero, ma un po’ mi viene da sorridere: un certo tipo di approccio, slegato dalle logiche della grande discografia, se guardi bene è sempre appartenuto al mio modo di fare musica. Mi dicono che ho avuto coraggio a chiudere l’album con un pezzo che dura sette minuti e due. Chi si ricorda che in Bagus, il mio debutto solista, ce n’era uno che ne durava otto?».

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Cesare Cremonini non sembra amare troppo la retorica del «grande salto». A 38 anni e più di 2 milioni di copie vendute in carriera l’ex leader dei Lùnapop ha sette album in studio dietro le spalle, l’ultimo dei quali, uscito tre settimane, fa è quarto in classifica Fimi GfK dopo un esordio in vetta, e a giugno affronterà il primo tour negli stadi con una prevendita che ha bruciato 60mila biglietti in quattro giorni. «Il mio modo di lavorare – spiega – si è sicuramente affinato, ma è rimasto coerente. La parola magica è libertà. E la libertà ce l’hai se ragioni da indipendente e riesci a concederti il lusso di lasciare accantonati in un angolo gli imperativi del mercato».

L’indipendenza come approccio artistico, ma anche come modello di business: nella zona industriale di Casalecchio di Reno, non troppo distante da quei colli bolognesi immortalati dalla hit 50 Special, c’è il centro del mondo di Cremonini. Hanno sede qui Mille Galassie e Tre Cuori, due società indipendenti che gestiscono in maniera diretta tutte le attività del cantautore emiliano. Una palazzina di due piani da poco ristrutturata all’insegna di un design che richiama da vicino l’estetica degli anni Sessanta, immaginario cui Cremonini non ha mai nascosto di ispirarsi. C’è la sala prove che l’artista utilizza per comporre, arrangiare e incidere i propri brani e gli uffici in cui si gestiscono le trattative. E dietro la tavola rotonda delle riunioni, raffigurante l’ingrandimento del vinile di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, sta seduto Walter Mameli, sardo d’origine arrivato a Bologna negli anni della New Wave per seguire i corsi del Dams che è insieme il manager, il produttore e il socio dell’autore di Poetica. «Cesare – spiega – ha il controllo della parte artistica. Ci confrontiamo sulle soluzioni da proporre e su chi coinvolgere nei progetti che abbiamo davanti, ma l’autore è lui e il tema è metterlo nelle condizioni di lavorare al meglio. A me competono gli aspetti imprenditoriali».

Taking care of business, era il motto di Elvis Presley che aveva nel colonnello Tom Parker l’amministratore unico del proprio impero rock and roll sul quale il sole non tramontava mai. Il Reno non sarà certo il Mississippi, ma il feeling che unisce Cremonini a Mameli funziona un po’ così. «Walter – sottolinea il cantautore – è un sostegno. A volte, quando compongo, ho esitazioni. Temo di spingermi troppo in là, ma se una determinata scelta lo convince mi incoraggia e la difende». La partnership e l’amicizia tra i due sono antiche: si narra che Mameli fu l’unico ad aprire la porta a Cremonini quando, teenager aspirante popstar, girava Bologna in Vespa a caccia di un producer che credesse nella sua musica. Prese lui e i suoi amici del liceo, li propose all’etichetta indipendente Universo, fino a quel momento specializzata in compilation, e fu subito …Squerez?, un successo da 1,5 milioni di copie vendute. Da allora hanno sempre lavorato insieme, condividendo successi e momenti difficili.

Ma come funziona il business in casa Cremonini? L’etichetta discografica è la Tre Cuori di proprietà di Mameli, nata ai tempi dell’album La teoria dei colori (2012). Da cinque anni ha un accordo di licensing con la Universal Music Italia guidata da Alessandro Massara, major che si occupa della distribuzione delle opere del cantautore e che adesso ne ristamperà l’intero catalogo. Tre Cuori è anche la società di publishing che, in partnerhip con la Sugar, gestisce il songbook di Cremonini sul versante del diritto d’autore e delle sincronizzazioni. «Quest’ultimo – sottolinea Mameli – si sta rivelando un ambito molto interessante. Tre anni fa, per esempio, abbiamo stretto un accordo con Algida per la campagna del Cornetto che ha dato ottimi risultati». Mille Galassie, stesso nome di un pezzo del 2002, è invece la società – al 50% di Cremonini e Mameli - che gestisce gli studios di Casalecchio e si occupa dell’attività live. Anche in questo caso collaborando con una multinazionale: la produzione dei tour è infatti affidata a Live Nation Italia di Roberto De Luca. Come si lavora con le major? «Sul versante discografico – risponde il manager – oggi abbiamo il pieno controllo del prodotto». Consegna chiavi in mano. Un modello figlio degli anni in cui con Warner Music ci fu qualche incomprensione: «La tentazione era spingere Cesare sulle orme dei Lùnapop, ma lui è un cantautore. Appariva già chiaro all’epoca che il suo songwriting stava andando in quella direzione». Live Nation, dal conto suo, ha lavorato sul posizionamento dell’artista sul mercato del live. «Venivamo da anni complicati. Con il nostro precedente promoter, F&P Group, avevamo tentato la strada dei maxi eventi gratuiti. L’idea era che una buona parte dei 50mila spettatori che avevamo davanti avrebbero comprato gli album. Purtroppo arrivò la crisi discografica e quella strategia si rivelò inefficace».

Con Live Nation, invece, si è intrapresa una marcia per gradi che dai teatri ha portato Cremoni ai palazzetti, fino ad arrivare agli stadi. Oggi la marginalità è legata soprattutto a concerti e publishing: «Con la discografia, considerando le dimensioni nostre produzioni, si va in pari». La grande crisi è passata, il mercato si sta assestando e le regole del gioco sono soggette a continue riscritture. «Vedi la marcia indietro - spiega Cremonini - sull’adozione dello streaming gratuito per le classifiche album. Giusto così: non aveva senso sommare la musica che crea economia a quella che ne crea in minima parte. Piuttosto, perché non creare una classifica separata dello streaming gratuito?» Cremonini resta mainstream ma difende il suo approccio indie. «La libertà è un vantaggio competitivo nell’epoca della musica omologata». E quanto è stato un vantaggio l’aver debuttato prima della crisi della discografia? «Quello - risponde Cremonini - più che un vantaggio è una ricchezza. Ho fatto esperienze, positive e negative, grazie alle quali sono arrivato a Possibili scenari. Adesso faccio musica con taglio artigianale dialognando con le multinazionali. A mio modo, posso dire di aver corso in tutte le categorie. Come Valentino Rossi». Quando il rischio, per i ragazzi che salgono in sella oggi, è quello di fermarsi alla Moto3.

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