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Cresce ancora il carrello della spesa degli italiani: +18% ad aprile

La produzione alimentare continua a tenere, a eccezione per il florovivaismo e la pesca. Ma per il futuro cala la fiducia degli operatori

di E.Sg.

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La spesa degli italiani ad aprile ha superato i già alti livelli di marzo

La produzione alimentare continua a tenere, a eccezione per il florovivaismo e la pesca. Ma per il futuro cala la fiducia degli operatori


2' di lettura

Continua a correre anche nel secondo mese dall’inizio dell’emergenza sanitaria la spesa alimentare delle famiglie italiane. Secondo il secondo rapporto Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) sugli effetti dell’emergenza nella filiera agroalimentare, le vendite al dettaglio dei prodotti confezionati hanno avuto un incremento del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (da metà marzo a metà aprile) e del 3% anche rispetto al primo mese di emergenza.

Un periodo di lockdown nel quale sono emerse diverse nuove tendenze che hanno portato a modificare comportamenti e abitudini di acquisto. Innanzitutto le consegne a domicilio, che sono cresciute del 130%, «con un limite di crescita che è stato imposto non dalla effettiva domanda ben più alta, ma dalla capacità di soddisfarla». Da segnalare anche la riscossa degli esercizi commerciali di prossimità che hanno organizzato in fretta anche loro l’ home delivery.

Ismea segnala poi un sostanziale cambio delle preferenze d’acquisto da parte dei consumatori che hanno virato dai prodotti cosiddetti “stoccabili” dellaprima fase dell’emergenza a ingredienti come uova, farina, olio, mozzarella e altri.

In questo periodo si è anche registrata una certa ripresa degli acquisti di vino, soprattutto di quello con posizionamento di mercato medio o medio-basso.

Intanto la produzione alimentare italiana continua ad avere una buona capacità di tenuta , garantendo l’approvvigionamento dei mercati, fatta eccezione per il florovivaismo e la pesca.
Il settore deve però affrontare numerose criticità, a partire dall’azzeramento della domanda da parte degli operatori del turismo e della ristorazione.

A pesare, sopratutto per il comparto ortofrutticolo, denuncia l’Ismea, sono le difficoltà di reperire manodopera straniera per le operazioni di raccolta, mentre per il lattiero caseario e le carni bovine e ovine quelle i problemi dovuti alla chiusura del canale horeca.

Sotto il peso di quest’emergenza, l’Ismea rileva un calo della fiducia degli operatori del comparto agroalimentare e questo sia per l’agricoltura che, ancor più marcato, per l’industria alimentare: tra gli indicatori che più pesano sul calo ci sono i giudizi negativi sul livello degli ordini e l’accumulo di scorte.

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