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Cresce la cautela fra gli operatori su borsa e spread. Ma non si teme una nuova fiammata dei prezzi

Il 78% complessivo degli operatori vede indici stabili o in ribasso mentre solo il 22% punta su nuovi rialzi. Sul fronte dello spread balza dal 15% al 38% il campione di quanti vedono uno sforamento stabile di quota 200 punti

di Corrado Poggi

Il 78% complessivo degli operatori vede indici stabili o in ribasso mentre solo il 22% punta su nuovi rialzi. Sul fronte dello spread balza dal 15% al 38% il campione di quanti vedono uno sforamento stabile di quota 200 punti

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Stretta monetaria, debolezza economica e tensioni sui mercati obbligazionari stanno lasciando un segno sul mood degli operatori finanziari. E’ lo scenario che emerge dal sondaggio di settembre condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor. Scende infatti dal 27% al 22% la percentuale di quanti prevedono rialzi nei prossimi sei mesi che solo per il 2% potrebbero essere in doppia cifra (dal 3% di un mese fa) mentre scende dal 56% al 48% il campione di quanti si attendono mercati stabili. In forte aumento, infine, dal 17% al 30% la percentuale di quanti vedono ribassi che per il 2% saranno in doppia cifra. “Nel mese di settembre peggiora il sentiment degli operatori dei mercati finanziari, complice il continuo rialzo dei rendimenti sul mercato dei bond e l’approccio molto aggressivo delle banche centrali – spiega il presidente di Assiom Forex Massimo Mocio -. La resilienza dell’economia statunitense da una parte e il perdurare dell’inflazione core che non rallenta come auspicato dall’altra hanno allontanato le speranze di poter contare su un taglio dei tassi nel primo semestre del 2024. Oltre a ciò, l’attuale assenza di risk-premium nel detenere titoli azionari e la mancanza di visibilità sulla capacità di aumentare gli utili delle aziende stanno ulteriormente deteriorando lo scenario globale, appesantito anche da un grosso interrogativo sulla crescita cinese. In questo contesto, non stupisce registrare che per il 78% degli intervistati le Borse siano destinate a rimanere sugli attuali livelli o a registrare flessioni”.

Cambi: è l’ora del dollaro

Il cambio di direzione fatto segnare dal dollaro nel corso delle ultime settimane appare destinato a proseguire. Se secondo il 42% degli operatori il cross fra le due valute infatti rimarrà stabile nei prossimi mesi (dal 55% di agosto), per il 29% di quanti hanno preso parte al sondaggio il greenback riuscirà a mettere a segno ulteriori rialzi che per l’1% saranno molto consistenti. Un mese fa solo il 16% degli operatori vedeva il dollaro capace di scalare posizioni rispetto all’euro. Nel complesso, dunque, il 71% degli operatori vede un dollaro stabile o in rialzo sull’euro. Sul fronte opposto rimane stabile al 29% la percentuale di quanti vedono un euro capace di risalire posizioni con un 1% che si attende guadagni in doppia cifra. “La determinazione della Fed a mantenere i tassi elevati più a lungo del previsto – spiega iMocio – continuerà a sostenere le quotazioni del dollaro per il 71% degli operatori, che ritiene come il biglietto verde possa proseguire nel proprio rialzo o quantomeno non perdere terreno nei confronti dell’euro”.

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Il 38% operatori vede lo spread stabile sopra quota 200

Aumenta sensibilmente a settembre la percentuale degli operatori finanziari che vedono all’orizzonte un allargamento stabile dello spread fra i Btp a 10 anni e i bund tedeschi di analoga durata dopo che negli ultimi giorni il differenziale è andato crescendo e oggi ha aperto a 202 punti. Sale infatti dal 15% al 38% il campione di quanti si attendono che lo spread rimarrà stabilmente fra i 200 e i 250 punti mentre scende sensibilmente dal 74% al 55% il campione di quanti ritengono che possa tornare a navigare nella fascia di oscillazione compresa fra 150 e 200 punti. Si attesta infine al 7% dal’11% di un mese la percentuale di quanti puntano su una riduzione del differenziale sotto quota 150 punti. “Le regole di bilancio europee da rispettare e lo sforamento del deficit così come annunciato nel Nadef – spiega Mocio - non giocano a favore del differenziale di rendimento tra Btp e Bund. Lo spread tra i due decennali è infatti stimato in ampliamento dai livelli attuali dal 38% degli intervistati”.

Il 54% degli operatori non teme nuova fiammata inflazione

Il trend di raffreddamento dell’inflazione dovrebbe proseguire nei prossimi mesi senza dare vita a una nuova fiammata dei prezzi. Secondo il 54% degli operatori che hanno preso parte al sondaggio, infatti, il rallentamento in atto dell’economia, pilotato dalla Bce, eserciterà una pressione al ribasso su consumi e investimenti tenendo sotto controllo le spinte inflazionistiche. Di parere opposto il rimanente 46% per cui, invece, permane il rischio di un’inversione di tendenza anche sulla scia dei nuovi aumenti dei prezzi del greggio e del trend delle aziende ad alzare i margini. Proprio oggi Isabel Schnabel, membro del consiglio esecutivo Bce, ha lanciato un monito sul fatto che l’inflazione rimane ancora troppo alta rispetto al target sebbene sia scesa dal picco del 10,6% toccato a ottobre al 4,3% attuale. Data la persistenza dell'inflazione di fondo, ha detto Schnabel, l’ultimo chilometro potrebbe rivelarsi il più difficile e non vanno esclusi nuovi shock dei prezzi energetici e alimentari.

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