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Cresce la filiera delle noci made in Emilia Romagna

Sono 23 le aziende agricole del territorio, per 500 ettari coltivati: la nocicoltura tricolore potrebbe arrivare a coprire la metà del fabbisogno interno nel giro di alcuni anni

di Ilaria Vesentini

Noci di Noceto San Martino

2' di lettura

È ancora una produzione di nicchia, quella delle noci italiane, se confrontata con un mercato mondiale dove si raccolgono ogni anno circa 2,3 milioni di tonnellate (per il 90% monopolio di Cina, Stati Uniti, Cile, Iran e Ucraina), ma la nocicoltura tricolore sta diventando una specializzazione agricola sempre più diffusa e redditizia, tanto che si stima il nostro Paese potrà arrivare a coprire con prodotto locale almeno la metà della domanda interna (circa 50mila tonnellate l'anno) nel giro di pochi anni.

Va letta in questo scenario la giornata romagnola dedicata alla noce, alla sua 18esima edizione, che si è tenuta a Forlì per fare il punto sull'andamento di mercato e valorizzare il progetto di filiera In-Noce che cinque anni fa ha visto una dozzina di aziende di Emilia-Romagna e Marche aggregarsi, guidate dalla capofila New Factor di Rimini, per potenziare produzione e lavazione di questo frutto in guscio prezioso non solo per gli agricoltori ma anche dal punto di vista nutrizionale, come confermano i consumi in costante crescita negli ultimi anni, sulla scia dei trend salutistici.

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«Oggi sono 23 le aziende agricole del territorio, per 500 ettari coltivati, impegnate in un progetto che parte dal campo, passa per la lavorazione e arriva al confezionamento e al posizionamento a scaffale delle noci – spiega Alessandro Annibali, amministratore delegato di New Factor –. Lo sviluppo continuo del mercato delle noci dimostra la lungimiranza della scelta fatta qui in Romagna nel 2017, insieme alla cooperativa faentina Agrintesa, con il progetto di filiera In-Noce».

Dopo l'ottima campagna 2021, che ha portato a una destagionalizzazione del raccolto con risultati di vendita interessanti anche nel periodo estivo, sul 2022 si annidano ombre, non per le potenzialità del prodotto che restano molto alte (soprattutto per lo sgusciato), ma per la situazione congiunturale macro-economica, tra aumento dei costi nei campi e in fabbrica e il potere d'acquisto dei consumatori in calo, che rendono il fattore prezzo una discriminante importante (le novi vanno dai 7-8 €/kg per il frutto in guscio al doppio per lo sgusciato).

A confermare l'attenzione del mercato italiano per le noci sono i dati della ricerca realizzata da New Factor con SG Marketing, presentata in occasione della 18esima Giornata della noce di Romagna, coinvolgendo 800 responsabili d'acquisto e consumatori di frutta secca e disidratata: le noci sono il prodotto con la più elevata frequenza di acquisto all'interno di questa categoria, il valore salutistico è la prima leva d'acquisto (67% delle rispose, ma sale a 82% per gli over 55), solo per il 37% del campione è importante l'origine, ma quasi 4 intervistati su 10 conoscono la Romagna come terra vocata alla produzione.

Le noci fanno bene non solo all'organismo umano (contengono omega-3, fibre, acido folico e sostanze antiossidanti e antinfiammatorie) ma anche all'ambiente perché sono sostenibili durante tutto il loro ciclo vitale. Rispetto ad altre colture consentono un notevole risparmio idrico ed energetico e della pianta non si butta via nulla. Frutto, guscio, mallo e legno sono utilizzati per fini alimentari (umano e animale), nella farmaceutica, nell’ebanisteria e trasformati in olii industriali, in coloranti e legna da ardere.


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