Studi legali dell’anno 2019

lavoro

Cresce il peso della consulenza Privacy e 231 in primo piano

di Dario Aquaro


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3' di lettura

Consulenza e contenzioso sono due facce della stessa medaglia. Ma è un fatto che negli ultimi anni si sia assistito a un marcato calo delle liti di lavoro e a un aumento dell’attività stragiudiziale, con una progressiva trasformazione del ruolo e della professione del giuslavorista.

Dalla legge Fornero del 2012 al Jobs act del 2015, anticipato dal decreto Poletti del 2014, la cornice normativa che è stata disegnata ha prodotto un’effettiva discontinuità rispetto al passato: regole più chiare e margini di discrezionalità ridotti sul fronte dei contratti e dei licenziamenti. Il calo delle cause iscritte nei tribunali ha però rallentato nel 2018. Al di là dei motivi “contingenti” (crisi aziendali o territoriali), la cornice può ora distorcersi per effetto di due interventi: «Il ritorno dell’obbligo di causalità nel rinnovo dei contratti a termine (stabilito dal decreto “dignità” 87/2018, ndr) e la sentenza 194/2018 della Consulta che concede al giudice più potere discrezionale nel determinare l’indennità per i licenziamenti illegittimi, nelle tutele crescenti», osserva Franco Toffoletto, managing partner dello studio Toffoletto De Luca Tamajo.

Ma se il risultato potrà essere un lieve aumento delle liti, «non si tornerà ai livelli passati. Perché i contratti a termine vedono ora uno spazio di utilizzo più limitato, imposto dalla durata massima di 24 mesi. E perché – prosegue Toffoletto – in caso di licenziamento illegittimo, pur senza il vincolo della sola anzianità di servizio, la misura dell’indennità (tra 6 e 36 mesi, ndr) resta comunque determinata secondo criteri quali il numero degli occupati o la dimensione aziendale».

Il valore della consulenza
Il peso dell’assistenza stragiudiziale, nell’attività dei giuslavoristi, resta dunque prevalente, come conferma l’indagine di Statista per Il Sole 24 Ore sugli studi legali. E il motivo è duplice, spiega Giacinto Favalli, partner dello studio Trifirò: «Innanzitutto, le aziende sono più consapevoli che una consulenza professionale, precedente a ogni tipo di operazione, consente di ridurre la possibilità di un successivo contenzioso. Inoltre, molte aziende hanno snellito le strutture legal interne dedicate alla gestione del personale e alle problematiche connesse, e tendono ad assegnare gli incarichi di consulenza a studi esterni specializzati, con i quali si possono anche prevedere accordi annuali a forfait».

A ogni modo, la dicotomia giudiziale-stragiudiziale ha un senso dal punto di vista degli incarichi, ma non sotto il profilo professionale. «Non si possono separare le due attività – afferma Francesco Rotondi, socio fondatore dello studio LabLaw –. Vale a dire che non si può fare consulenza se non si ha la conoscenza processuale del diritto del lavoro, non si può dare un consiglio su una vicenda se non se ne conoscono le eventuali derive “patologiche”». Quanto al contenzioso, «l’ambito giuslavoristico è figlio dei tempi, risente delle questioni quotidiane che coinvolgono non solo il diritto in sé, ma la società e il mercato, vive quindi di momenti storici – continua Rotondi –. Sul giudiziale, per esempio, c’è lo zoccolo duro rappresentato dai problemi di licenziamento individuale o dequalificazione, e poi ci sono i grandi temi quali riorganizzazioni e ristrutturazioni aziendali, casse integrazione, licenziamenti collettivi».

Dal welfare alla privacy
Sul fronte collettivo, nell’assistenza stragiudizale, il supporto dei giuslavoristi è sempre più richiesto nella contrattazione di secondo livello. «In particolare – precisa Attilio Pavone, managing partner di Norton Rose Fulbright – per quanto riguarda codici di condotta, norme comportamentali e pacchetti di welfare aziendale». E anche in materia di privacy, «per esempio negli accordi collettivi per l’implementazione di strumenti che consentano incidentalmente il controllo a distanza dei lavoratori, come l’installazione delle telecamere di sicurezza – sottolinea Pavone – ma anche per quel che concerne le flotte di veicoli dotate di Gps, sistema che non può essere usato per monitorare l’orario di lavoro».

Il tema della privacy si sviluppa infatti a diversi livelli. «Oltre a una consulenza generale, di base, necessaria alle aziende per la gestione dei dati sensibili, ce n’è una più delicata e approfondita che riguarda le fasi di indagine di carattere disciplinare – spiega l’avvocato Favalli – quando occorre individuare possibili inadempimenti dei lavoratori o attività contrarie agli interessi dell’azienda».

Quel che è certo è che la privacy, per la consulenza legale, ha acquisito un’importanza così centrale che i grandi studi giuslavoristici hanno costituito al loro interno una sezione dedicata. E quelli più piccoli? «Mentre le grandi law firm hanno internalizzato certe funzioni – commenta Michele Fatigato – le boutique legali come la nostra (studio Fatigato, ndr) si sono mosse siglando partnership con team di esperti nelle varie materie non riconducibili in senso stretto al diritto del lavoro e che richiedono una competenza specifica. Penso al tema della privacy, ma anche a quelli penali e societari, e quindi a tutti gli aspetti connessi alla normativa 231».

La ricerca interattiva sugli studi legali dell'anno 2019, per settori e aree geografiche, è disponibile all'indirizzo http://lab24.ilsole24ore.com/studi-legali-2019/

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