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Gas, cresce il pressing dei partiti su Draghi per un altro decreto

Sul tavolo la Cig scontata per i settori più colpiti e crediti d'imposta rafforzati

di Celestina Dominelli e Barbara Fiammeri

Giorgetti: su gas se Ue non cambia regole fa gioco della Russia

3' di lettura

Cresce il pressing dei partiti sul governo affinché metta mano a un nuovo intervento per calmierare gli effetti di un prezzo del gas che giovedì 25 agosto ha sfondato il tetto dei 300 euro a megawattora alla Borsa di Amsterdam. Così alle aperture della viceministra dell’Economia, Laura Castelli («ci sono i margini per un nuovo decreto, ritengo si debba intervenire nei prossimi giorni»), sono seguite prima le parole di Alfonso Urso, senatore di Fi e presidente del Copasir, che, nel chiedere al governo di intervenire, si è detto «preoccupato della speculazione contro l’Italia fatta da coloro che speculano sul prezzo del gas».

Calenda (Azione): stop a campagna elettorale per supportare il piano del governo

E poi l’invito alle forze politiche del leader di Azione, Carlo Calenda, «a fermare la campagna elettorale per supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio». Una carta, quest’ultima, che, dal meeting di Rimini, è tornato a rispolverare anche il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, dopo aver tuonato contro l’Europa che tentenna su price cap e disaccoppiamento del prezzo dell’energia rispetto a quello del gas. «Se l’Unione Europea non capisce che le regole su questi due fronti vanno cambiate finisce per fare il gioco della Russia. E se non le puoi cambiare, perché qualche grande Paese europeo si oppone, non possiamo evitare di porre il tema dello scostamento di bilancio, di come noi possiamo aiutare famiglie e imprese a superare quello che rischia di essere, il prossimo settembre-ottobre, un passaggio veramente mortale».

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Probabile Cdm la settima prossima

Il cerchio attorno all’esecutivo, dunque, si va stringendo ed è quindi molto probabile che un Consiglio dei ministri venga convocato la prossima settimana per dare una prima risposta alle imprese stremate dai rincari. Data l’urgenza del momento, il premier Mario Draghi è in costante contatto sia con tutte le forze politiche, a cominciare dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, sia con i suoi ministri, a partire dal titolare dell’Economia Daniele Franco che, nei giorni scorsi ha visto il collega della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, per una prima ricognizione sulle possibili misure da mettere in campo.

Intervento in due tempi

Il piano del governo prevederebbe un intervento in due tempi. Con un nuovo provvedimento che andrebbe al prossimo Cdm, mentre per i primi di settembre dovrebbero essere pronti i due decreti gas ed energy release su cui il Mite lavora con Via XX Settembre e che prevedono la cessione di gas ed elettricità a energivori e pmi a prezzi calmierati.

Sul tavolo la Cig scontata per i settori più colpiti

Già la prossima settimana, però, potrebbe arrivare una prima risposta al grido d’allarme delle aziende. L’ipotesi su cui si starebbe lavorando è quella della proroga della Cig scontata per i settori più colpiti e di un rafforzamento del credito d’imposta già previsto per energivori e gasivori. Il ministro Giorgetti preme perché l’attuale asticella (il 25%) sia portata al 50%, ma la proposta sarebbe frenata prudentemente dal collega dell’Economia Franco che tiene i cordoni della borsa perché costerebbe troppo alle casse dello Stato. Molto più probabile, quindi, che dall’attuale 25% si passi al 30% offrendo comunque alle aziende zavorrate dai costi di luce e gas un’altra boccata d’ossigeno. Alla quale qualcuno nel governo vorrebbe affiancare anche l’azzeramento dell’Iva sul gas (oggi al 5% per effetto del taglio reiterato dagli ultimi decreti governativi) che, data l’eccezionalità della fase, potrebbe essere autorizzata da Bruxelles per un periodo transitorio.

Rigassificatori galleggianti

Nel decreto potrebbe poi trovare posto - ma su questo il confronto è in corso - un’ulteriore blindatura dell’iter veloce previsto per i rigassificatori galleggianti in modo da accelerare i tempi di entrata in servizio dei due impianti previsti a Piombino e Ravenna.

A questi interventi, seguirebbero poi due misure più di carattere strutturale per dare attuazione agli articoli 16 e 16 bis del decreto bollette (il 17 del 2022) che sostanzialmente affidano al Gse il compito di acquistare gas per poi rivenderlo a prezzi calmierati a clienti industriali energivori e di ritirare energia prodotta da impianti green per poi rivenderla, anche qui, con tariffe ridotte. I numeri sono ancora allo studio, ma si starebbe ragionando su meno di 2 miliardi di metri cubi di gas (con il Gse che nei giorni scorsi ha fatto partire gli avvisi per gli operatori interessati a rilasciare nuovo gas per questi fini), mentre sul fronte elettrico il quantitativo su cui dovrebbe muoversi la controllata del Mef è intorno ai 15 terawattora (le imprese, per il tramite di Confindustria, avevano chiesto nei mesi scorsi 25 terawattora). Attualmente il Gse ne ritira 17 che paga 124 euro a megawattora. Se il tetto fosse fissato a 100 euro per MWh il costo per la società da recuperare nella parafiscalità ammonterebbe, calcolano gli esperti, a circa 360 milioni di euro l’anno.

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