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Cresce la produzione ad agosto

Progresso mensile del 2,3%, del 2,9% tendenziale. Il traino da farmaci, elettronica e tessile-abbigliamento. Male chimica e metallurgia.

di Luca Orlando

(Sergey Ryzhov - stock.adobe.com)

2' di lettura

In crescita rispetto al mese precedente, così come nel confronto annuo. E’ un dato oltre le attese quello sulla produzione industriale di agosto, con l’Istat a registrare un progresso mensile del 2,3% e del 2,9% nel raffronto tendenziale.

Periodo dell’anno in genere significativo solo in parte, per effetto di una chiusura parziale delle attività manifatturiere e che invece ora viene monitorato con maggiore interesse, tenendo conto del momento particolare vissuto da più settori produttivi, alle prese con costi dell’energia fuori controllo e impegnate quasi quotidianamente a calcoli di economicità, per capire se le commesse acquisite nei mesi precedenti possono essere messe in lavorazione senza finire in perdita.

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Mese in cui alcune aziende (esempio le fonderie), diversamente dal passato hanno deciso di lavorare puntando sulla possibilità di prezzi dell’energia inferiori, eventualità che poi in effetti non si è concretizzata.

Il tasso di attività minore produce per singoli comparti variazioni significative, come accade per la farmaceutica (+51%), l’elettronica (+31%) e il tessile-abbigliamento, in crescita del 20,9%. In decisa retromarcia sono solo pochi comparti, tra cui chimica e metallurgia, settore quest’ultimo che ha probabilmente ridotto oltre la media le proprie attività a causa degli extra-costi nell’energia.

I progressi mensili di agosto migliorano così un poco la performance annua, con la produzione industriale aumentata dell’1,4% nei primi otto mesi dell’anno.

Dato che ad ogni modo modifica solo in parte il mood complessivo, che per l’economia italiana non pare brillante, come evidenziato ad esempio dall’ultimo rapporto del Centro Studi di Confindustria. Sull’economia pesa infatti un extra-costo energetico di 110 miliardi rispetto ai valori pre-pandemici, shock che innesca una spirale inflattiva rilevante, tenendo conto che l’incidenza dei costi energetici per le imprese raddoppia fino a sfiorare il 10% dei costi di produzione totali.

Se la risalita dei tassi non aiuta le scelte di investimento (da +10,2% a +2,4% il prossimo anno), prezzi elevati e riduzione del potere d’acquisto delle famiglie indeboliranno in prospettiva i consumi, stimati infatti sostanzialmente fermi nel 2023.

Anno in cui la previsione di crescita del Pil è così drasticamente ridimensionata fino ad azzerarsi mentre la crescita prevista per l’anno in corso, +3,4%, è già più che integralmente acquisita sulla base delle performance dei trimestri precedenti.

In Europa

Guardando oltre confine, il dato italiano di agosto per la produzione è replicato almeno in parte da Francia e Spagna, non da Berlino.

In Germania agosto è andato infatti peggio delle attese, con una produzione industriale in risalita annua del 2,1% ma in discesa mensile dello 0,8% (le stime degli analisti indicavano -0,5%), dopo il -0,3% di luglio.

Situazione diversa in Francia, che presenta una crescita dello 0,4% tendenziale ma un ben più robusto aumento di oltre due punti su base mensile. Il valore in questo caso è ampiamente oltre le attese, che avevano stimato una diminuzione dello 0,3%.

Bene anche la Spagna, in progresso del 5,5% su base annua, dello 0,4% rispetto a luglio.

Oscillazioni mensili che tuttavia non cancellano il trend al ribasso consolidato ormai da qualche mese, che vede l’indice dei direttori d’acquisto virare verso il basso al di sotto di quota 50, la soglia che divide la crescita dalla contrazione: nella zona euro a settembre siamo a 48,4.

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