la beffa degli stipendi

Cresce la protesta degli infermieri dopo la promessa dei premi: «Ieri eroi, oggi fantasmi»

Dopo mesi in trincea nella battaglia contro il Covid oggi si trovano praticamente con un pugno di mosche

di Marzio Bartoloni

La mattanza dei medici

Dopo mesi in trincea nella battaglia contro il Covid oggi si trovano praticamente con un pugno di mosche


2' di lettura

Montano il malcontento e la delusione tra gli infermieri italiani, dopo che tanti colleghi hanno contratto il virus, si sono ammalati gravemente e in quaranta hanno perso la vita. Dopo mesi in trincea nella battaglia contro il coronavirus in ospedale e nelle terapie intensive e la promessa di premi e aumenti di stipendio oggi si trovano praticamente con un pugno di mosche. Da qui le proteste in questi giorni in molte piazze d’Italia.

La richiesta: stipendi a livelli europei

«Ieri eroi, oggi fantasmi». Non ci stanno gli infermieri del sindacato Nursing Up, che hanno tenuto un flash mob davanti all'ospedale Niguarda di Milano per chiedere una migliore retribuzione e migliori condizioni di lavoro. «Abbiamo lavorato come dannati, con mezzi scarsi, anche di protezione e scarsi sono stati anche i ringraziamenti», spiega una di loro. «Non chiamateci eroi, stipendiateci il giusto» è stato il leitmotiv della protesta degli infermieri che portavano tutti la mascherina di protezione e rispettavano la distanza di sicurezza. «Ora rispetto e riconoscimento», era scritto su uno striscione. Chiedono il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da oltre un anno, più risorse per la Sanità per permettere le assunzioni necessarie a compensare i tagli degli anni passati, una contrattazione separata e l'adeguamento degli stipendi ai livelli europei.

Cruciale l’infermiere di famiglia

Continua la protesta anche degli infermieri del sindacato Nursind nelle piazze italiane per denunciare la «mala gestione nell'emergenza coronavirus» e per rivendicare «attenzione concreta e giusto riconoscimento per una categoria, quella degli infermieri, dal primo momento in prima linea nella lotta alla Covid-19». Tra le richieste, quella di riorganizzare lavoro e personale.

Dopo Piemonte, Toscana e Marche, sarà la volta della Lombardia, davanti al Pirellone. «Gli infermieri lombardi lasciano le corsie e scendono in piazza - spiega Donato Cosi, membro della direzione nazionale del sindacato e coordinatore regionale NurSind Lombardia -. Una mobilitazione per non dimenticare il grande sacrificio pagato dalla categoria durante la pandemia e rivendicare richieste da anni rimaste lettera morta». L'introduzione dell'infermiere di famiglia, per esempio, rientra tra le priorità. Per il sindacato, infatti, «solo così si può finalmente potenziare quell'assistenza sul territorio che è stata la grande assente in Lombardia e, in generale, fatte poche eccezioni, in Italia».

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