L’INDAGINE

Cresce la spesa dei professionisti per l’Itc

di Federica Micardi


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2' di lettura

Un miliardo e 265 milioni è la cifra che nel 2018 gli studi professionali hanno speso in tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Ict), in aumento del 7,9% rispetto all'anno passato; la stima di spesa per il 2019 è di oltre un miliardo e 350 milioni. Gli avvocati sono i professionisti che spendono di meno (in media 6.000 euro) ma registrano la crescita di investimenti più elevata (+13,2%), mentre gli studi multidisciplinari dedicano il budget più alto (15.500 euro), seguiti da commercialisti (9.400 euro) e consulenti del lavoro (8.900 euro).
La tecnologia più adottata è la firma digitale (97%), seguono la fatturazione elettronica (82%), l'archivio digitale dei documenti (47%), la conservazione digitale (45%), le reti virtuali private (44%) e le videochiamate (42%).
Sono queste le cifre che risultano all'Osservatorio professionisti e innovazione digitale della school of management del Politecnico di Milano che ha intervistato 3.946 studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e multidisciplinari.
Gli studi di avvocati sono quelli che hanno la più elevata percentuale di studi (2%) in grado di investire tra i 100mila e i 200mila euro; di contro sono anche quelli dove si registra la più alta percentuale di studi che non hanno effettuato investimenti in Ict (5%) e la più alta percentuale (59%) di investimenti sotto i 3mila euro. Per commercialisti e consulenti nel 49% dei casi l'investimento in tecnologie nel 2018 è stato tra i 3mila e i 10mila euro.
Gli studi professionali devono fare ancora molta strada sulle tre direttrici tipiche dell'economia digitale: collaborazione, digitalizzazione e cultura dell'innovazione.
La collaborazione, che indica il livello di integrazione nel microcosmo dello studio e nell'ecosistema in cui è inserito lo studio stesso, risulta scarsa o insufficiente nel 63% dei casi. Su questo aspetto fanno bene i commercialisti che si avvalgono di portali per la condivisione documentale nel 37% degli studi, seguono i consulenti del lavoro (32%), fanalino di cosa gli avvocati (18%); gli studi multidisciplinari si rivelano mediamente i più evoluti (46%).
La digitalizzazione, cioè la diffusione degli strumenti digitali e le prassi digitali nei processi di lavoro e di relazione è scarsa nel 61% degli studi, buona o eccellente nel 39%.
Il pensiero innovativo stenta a decollare, risulta infatti è scarso o insufficiente nel 64% dei casi.

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