Verso il nuovo decreto

Cresce la spinta all’obbligo vaccinale in Italia ma Draghi per ora frena

Per la prima volta dentro il Governo si comincia a ragionare sulla possibilità di allargare l’obbligo vaccinale ad altre categorie dopo quella dei sanitari

di Marzio Bartoloni

Coronavirus, Rt nazionale stabile a 1.21: Friuli Venezia Giulia e Bolzano a 1.45, Molise a 0.23

3' di lettura

Cresce il pressing anche in Italia per alzare la soglia di attenzione contro il virus e per la prima volta dentro il Governo si comincia a ragionare sulla possibilità di allargare l’obbligo vaccinale ad altre categorie dopo quella dei sanitari. Ma Palazzo Chigi per ora frena e anche se si guarda con preoccupazione a quanto avviene in Austria e Germania si tengono fissi gli occhi sulla la curva dei contagi che sembra dare i primi segnali di rallentamento (Rt stabile a 1,2).

L’Italia che viaggia ormai oltre i 10mila contagi - ieri 10544 casi, 48 morti e il tasso di positività che sale al 2% - e la minaccia di nuove chiusure all’orizzonte che angustia i governatori (il Friuli diventerà giallo la prossima settimana) richiedono contromisure al più presto. «L’acqua del virus, in questa quarta ondata, si alza e noi dobbiamo alzare il livello di attenzione», ha confermato ieri il ministro della Salute Roberto Speranza.

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Le ipotesi: green pass a 9 mesi e divieti per i non vaccinati

Sul tavolo, in vista dell’incontro con i governatori prima del varo di un nuovo decreto la prossima settimana, ci sono varie ipotesi: la più scontata è quella di una riduzione della durata del green pass che passerà dai 12 ai 9 mesi, un modo questo per incentivare il ricorso alle terze dosi per le quali il Governo è pronto anche a un accorciamento a cinque o addirittura a quattro mesi dell’intervallo minimo per fare la nuova iniezione (oggi è di sei mesi) per tutti gli over 40.

Ma il confronto è apertissimo anche su una possibile nuova stretta del green pass che già nel nuovo provvedimento potrebbe essere esteso al 2022: le Regioni chiedono infatti di far scattare le restrizioni delle zone gialle, arancioni e rosse - lo stop a stadi, teatri, cinema, ristoranti, bar, palestre eccetera - solo per i non vaccinati. Un «lockdown» alla vita sociale per i quasi 7 milioni di italiani non immunizzati, che però con il ricorso ai tamponi avrebbero garantiti l’accesso ai servizi essenziali (come i trasporti) e ovviamente la possibilità di recarsi al lavoro. Il fronte delle Regioni scommette infatti soprattutto sull’idea di un super green pass che escluda i vaccinati dalle restrizioni. Una proposta giudicata di «buon senso», avverte la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini a Radio 24, perché «non si può penalizzare» in caso di cambi di colore l'85% degli italiani vaccinati, e su cui il Governo è disponibile ad ascoltare le Regioni anche se decisioni ancora non sono state prese.

L’EFFETTO DELLE VACCINAZIONI
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Il fronte del vaccino obbligatorio

Cresce però anche il fronte dei favorevoli alla soluzione più radicale e cioè quella dell’obbligo vaccinale da allargare a una platea più ampia dopo quella dei sanitari, che con il decreto in arrivo dovranno obbligatoriamente farsi inoculare la terza dose. Il premier Draghi si era detto «personalmente favorevole» in tempi non sospetti - e cioè a inizio settembre - , ma ora frena di fronte a una ipotesi che divide.

Nell’Esecutivo sono favorevoli all’allargamento dell’obbligatorietà alcuni ministri: da Brunetta a Franceschini fino a Speranza. L’idea, se si imboccasse questa strada , sarebbe anche qui di procedere gradualmente: «Si possono considerare forme di obbligo vaccinale per alcune categorie professionali, in particolare chi assiste o è a contatto con il pubblico, per esempio forze dell’ordine, dipendenti della pubblica amministrazione e insegnanti», avverte il coordinatore del Cts Franco Locatelli.

La soluzione dell’obbligo è stata auspicata dal presidente di Confindustria Bonomi, mentre il sottosegretario alla Salute Costa ha chiesto di estenderlo «alle categorie a contatto col pubblico». E se Forza italia invita a «ragionare seriamente» sul tema, frena invece la Lega. Contrario il governatore friulano e presidente delle Regioni Massimiliano Fedriga, che chiede più controlli dei pass ai confini e quello ligure Toti.

Intanto il report settimanale dell’Iss fotografa l’avanzata dell’epidemia che registra un balzo di casi tra i 30-50enni oltre che tra gli under 12, per i quali ancora non è disponibile il vaccino (l’Ema dovrebbe esprimersi a fine mese). Si conferma l’efficacia del vaccino contro le ospedalizzazioni, ma lo scudo di protezione cala dopo sei mesi dall’ultima dose: l’efficacia contro la malattia scende infatti all’82,1% (dal 91,8%) mentre la protezione dal contagio dopo sei mesi crolla al 46,8% dal 74,6 per cento.

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