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Cresce il trend degli Orange Wine che debuttano al Vinitaly

Alla prossima edizione del Salone di Verona che è stato appena confermato e si terrà da domenica 19 a mercoledì 22 aprile i vini ambrati saranno tra i protagonisti dell'International Wine

di Giambattista Marchetto

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La Ribolla orange di Gravner foto di Alvide Barsanti

Alla prossima edizione del Salone di Verona che è stato appena confermato e si terrà da domenica 19 a mercoledì 22 aprile i vini ambrati saranno tra i protagonisti dell'International Wine


3' di lettura

Dopo decenni a ripulire il vino, a lavorarlo con lieviti selezionati e filtri, i primi “profeti” dell'orange suscitavano un misto di stupore e diffidenza. Eppure negli ultimi dieci anni il mondo è cambiato e oggi i vini da uve a bacca bianca fermentati sulle bucce, dalle quali prendono il colore, sono un trend tra moda e consapevolezza.
Secondo Simon J. Woolf - autore del bestseller “Amber Revolution” - i produttori di orange wine sono più di 700 sparsi in tutti i continenti. Si guarda tradizionalmente alla Georgia, forse perché è conosciuta come culla del vino, ma più in generale le tecniche di vinificazione che tornano alle lunghe macerazioni sono diffuse tra il Caucaso e i Balcani, passando per Ungheria, Slovacchia, Moravia e Austria. In Italia, tra antesignani ed eretici, i produttori vicini al confine orientale sono i più conosciuti - da Joško Gravner con le anfore interrate a Stanko Radikon, da Franco Terpin e Mitja Miklus a Stefan Novello - eppure lo scenario si allarga con nuove proposte “arancioni” tra Veneto e Sardegna, Marche e Sicilia.

Una vetrina al Vinitaly
Dato che gli orange non son più guardati con sospetto e sono anzi apprezzati da una platea sempre più ampia di winelover (soprattutto giovani e metropolitani), i vignaioli che un tempo lottavano nella “battaglia con la modernità” raccontata da Woolf oggi sono corteggiati anche nei contesti internazionali. E mentre si moltiplicano i festival (spesso micro) dall'Armenia alla Slovacchia, da Vienna a Sydney, agli orange è dedicato anche il palcoscenico dell'International Wine alla 54ma edizione di Vinitaly 2020 che si terrà (è stato appena confermato dall’ente fieristico ) a Verona dal 19 al 22 aprile. Il salone dedica infatti per la prima volta un focus alle etichette provenienti dai Paesi in cui questa tipologia di vino è nata e si è sviluppata (Georgia, Slovenia, Croazia e Austria).
È inevitabile chiedersi: sono i vignaioli più smaliziati nel marketing arancione oppure si è sviluppata una nuova attenzione verso metodi tradizionali (spesso i vini orange sono anche vini naturali)? «Sono contento che soprattutto i giovani contadini riconoscano la necessità di questo modo di pensare e fare il vino. Non è detto che tutti dobbiamo per forza bere vini industriali», dice col sorriso Joško Gravner. A Oslavia, sul confine con la Slovenia, non seguono le mode e non applicano disciplinari per le certificazioni, ma nemmeno rincorrono l'orange «Perché secondo me sono vini ossidati, mentre io li chiamo ambrati perché sono vini vivi – spiega Gravner -. Forse qualche produttore decide di saltare sul carro, ma sono molti quelli che pensano al vino, ma anche al vigneto e alla natura. Per me l'ingrediente più importante di un vino è l'etica di chi lo fa».


Josko Gravner e le anfore (foto M.Frullani)

Le aziende italiane che puntano sui vini ambrati
Una buona presenza arancione c'è anche in seno al gruppo VinNatur, nonostante il presidente Angiolino Maule veda nella macerazione sulle bucce un processo che rischia di “nascondere” il terroir.
L'azienda agricola Volcanalia, ad Arzignano nel Vicentino, ha iniziato a fermentare sulle bucce le uve della vecchia vigna di Garganega coltivata sui suoli vulcanici. «Noi lavoriamo solo questo vitigno e volevo dimostrare come possa essere eclettico - spiega la fondatrice Rossella Mastrotto - Mi piacciono gli orange e ho deciso di provare con un fermo e uno macerato sui lieviti». Oggi sono 4mila bottiglie sulle 20mila prodotte dalla piccola realtà vicentina, ma si punta a incrementare.
Giulia Zanesco dell'azienda Calalta (Mussolente, Vi) chiarisce come l'orange sia interessante «perché i nostri Riesling sono buoni, ma molto sostituibili; abbiamo iniziato a lavorare sulle macerazioni perché ci interessa fare un vino con una personalità spiccata, che ci rappresenti». E le 3500 bottiglie spingono l'export in Europa e Usa.
Il Farneto di Castelleano (Reggio Emilia) ha iniziato da poco con una Malvasia macerata «perché tiene l'aromaticità e i tannini - spiega l'enologo Tommaso Turcio -. Sul mercato funziona sicuro, ma lo faccio anche perché ha senso in linea con i nostri vini».
Anche Pierpaolo Badalucco della siciliana Dos Tierras ammette l'attrazione sui vini arancio, «ma noi lo facciamo da sempre. I nostri vini son quasi tutti macerati, da 5 giorni fino a due mesi con il Catarratto. Ci piace la nuova sensibilità, soprattutto nei giovani, ma chi sa bere distingue il lavoro serio in cantina e l'esperienza».

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