logistica

Cresce la vocazione ferroviaria: collegati sei Paesi in Europa

Nel 2019 i treni movimentati nello scalo sono saliti a 10mila (5mila nel 2014)

di Marco Morino

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Carri merci sulle banchine del porto di Trieste

Nel 2019 i treni movimentati nello scalo sono saliti a 10mila (5mila nel 2014)


3' di lettura

Il porto di Trieste è una realtà logistica delle più significative nel panorama italiano. Nel porto sono impiegati circa 2mila addetti che lavorano alla gestione delle diverse attività. Ha registrato negli anni scorsi uno degli incrementi più alti in Italia per il traffico di merci mantenendo la sua forte vocazione verso il sistema di trasporto ferroviario. Nel 2019 lo scalo giuliano ha raggiunto il traguardo dei 10mila treni movimentati (erano 5mila nel 2014) e 210mila Tir tolti dalla strada. Le prospettive di sviluppo appaiono ancora molto importanti, con una ipotesi di crescita in termini di treni annui pari al 50% al 2030. Nel settore dei container, il 56% del traffico sbarcato o imbarcato a Trieste nel 2019, ha utilizzato la ferrovia. Questa quota è in continua crescita e già oggi supera la soglia che la Ue ha posto come obiettivo del traffico ferroviario europeo di merci per il 2050 (che è del 50%). Anche nel settore delle autostrade del mare, nonostante la contrazione dei traffici, la ferrovia sta acquisendo un valore rilevante: il 29% di tutti i camion imbarcati o sbarcati a Trieste (principalmente da/verso Turchia) lo scorso anno sono stati trasferiti su treno.

Per quanto riguarda il primo semestre del 2020, i treni movimentati sono stati 3.900 (-25%), diretta conseguenza del calo dovuto alla pandemia. Nonostante la fase storica, i collegamenti intermodali verso l’Europa sono rimasti sempre attivi. Con 6 Paesi europei serviti regolarmente grazie alla presenza di svariate imprese ferroviarie anche straniere che operano nel porto, e nuovi servizi attivati e potenziati di recente, verso l’Austria e verso Padova, Trieste ha mantenuto salda la sua vocazione ferroviaria. Al momento dal porto di Trieste sono garantiti 20 collegamenti settimanali via ferro, tra andata e ritorno, con l’Austria, 33 con la Germania, 12 con il Lussemburgo, 10 con l’Ungheria, 5 con la Slovacchia e 5 con la Repubblica Ceca, oltre ai 6 collegamenti sulla relazione Padova-Brescia-Novara. Lo sbarco a Trieste dell’operatore terminalistico del porto di Amburgo Hhla favorirà ulteriormente la vocazione ferroviaria del porto di Trieste. Questo accordo sanisce infatti l’alleanza tra il primo porto ferroviario d’Europa (Amburgo) con il primo porto ferroviaria d’Italia (Trieste). Tra i punti qualificanti della nuova piattaforma logistica del porto di Trieste c’è la creazione di nuovi raccordi ferroviari, con binari da 750 metri.

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A complemento degli investimenti lato mare, vi sono poi i grandi investimenti, prevalentemente pubblici, collegati al sistema ferroviario nazionale, molti dei quali prodotti in collaborazione con Rete ferroviaria italiana (Rfi, società del gruppo Fs Italiane) e in parte sostenuti da finanziamenti europei. I progetti sono localizzati sia nel porto di Trieste che in quello di Monfalcone, e a questi si aggiungono quelli nelle piattaforme logistiche e intermodali del retroporto e del retroterra regionale. La realtà portuale non può essere vista come astratta dal contesto circostante ma deve fare “sistema” con le infrastrutture a esso connesse per poter sviluppare appieno il suo potenziale. Una visione condivisa sia da Rfi sia dall’Autorità portuale, che hanno dato vita al concetto di Tri hub.

Il Tri hub è il progetto di sviluppo infrastrutturale che coinvolge e connette sistemicamente al porto di Trieste anche gli scali ferroviari limitrofi di Cervignano e Villa Opicina. Tali impianti hanno e avranno sempre più una funzione di interrelazione con le necessità del porto (ad esempio l’accumulo di merce per una situazione di congestione della infrastruttura portuale) e aiuteranno lo sviluppo e la crescita del sistema ferroviario anche a favore di uno sviluppo sostenibile. Il cuore degli interventi è rappresentato dal potenziamento della principale stazione ferroviaria del porto di Trieste, lo scalo di Campo Marzio, dal quale si dipartono i raccordi che servono direttamente i principali terminali portuali.

Si tratta di un investimento iniziato a fine 2019 e condiviso con Rfi che consisterà nella costruzione, con moduli di binario di 750 metri, di nuovi 6 fasci di arrivo e partenza, nella centralizzazione di tutte le manovre in un’unica area dell’impianto, nonché nello sviluppo di un sistema integrato di controllo della circolazione, condiviso fra Rfi e Autorità portuale, che permetterà la riduzione dei tempi e dei costi di manovra e il raggiungimento di un potenziale annuo di circa 25mila treni. Inoltre la stazione è stata nuovamente collegata con Villa Opicina attraverso la linea Transalpina, riattivata lo scorso marzo 2020. Tale collegamento permette di disporre di un itinerario alternativo per i treni in ingresso e uscita dal sistema portuale da utilizzare per gestire i guasti, le interruzioni per manutenzione e per incrementare il traffico ordinario.

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