storie d’impresa

Crescere puntando sulla condivisione (con Nike e Converse): la formula di 3A Sport

L’azienda veronese, distributrice per l’Italia dei big dello sportswear, inaugura un hub aperto ai giovani del territorio e lancia programmi di formazione dedicati ai piccoli negozi indipendenti

di Chiara Beghelli

Fabio Antonini, ad di 3A Sport

4' di lettura

Non c’è bisogno di essere grandi per dare grandi esempi. Prendiamo il percorso verso la sostenibilità: da tempo i giganti della moda e del lusso gli dedicano budget sempre più ampi, report specifici, azioni e comunicazioni ad hoc. Su questo percorso, tuttavia, camminano sempre più numerose anche le piccole e medie imprese, con scelte molto concrete e immediatamente riconoscibili.

L’ingresso del nuovo hub di 3A Sport

Una di queste aziende è 3A Sport, fondata nel 1982 ad Affi, piccolo comune nel veronese affacciato sul Lago di Garda, che dal 2013 distribuisce in esclusiva per l’Italia brand globali come Nike, Converse, Nike Swim e il gruppo Haddad, la multinazionale americana licenziataria mondiale dell’abbigliamento da 0 a 16 anni dei Brand Hurley, Jordan, Converse e Nike. Con 100 dipendenti fra diretti e indotto e un fatturato di oltre 45 milioni di euro, 3A Sport ha appena inaugurato la sua nuova sede nella vicina Cavaion Veronese, un hub polifunzionale che è anche un tributo di sostenibilità sociale e ambientale per la sua comunità.

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«Il Covid non ci ha fermato, avevamo deciso di aprire e l'abbiamo fatto, anche se si è trattato di un investimento molto importante - racconta via Zoom proprio da Cavaion l’amministratore delegato Fabio Antonini, che è anche fra i fondatori di 3A Sport -. Abbiamo recuperato il vecchio stabilimento del calzaturificio Canguro e lo abbiamo modernizzato rendendo più efficienti gli impianti e i consumi. Ma soprattutto abbiamo voluto condividere con la comunità il nostro 3A Campus, una zona di svago realizzata accanto a dei vigneti, dove creeremo un percorso della salute, con un playground da basket e uno skatepark: ne beneficeremo noi stessi, ma la apriremo gratuitamente anche al territorio che ci ospita, soprattutto alle scuole che non hanno impianti adatti. È un progetto che guarda molto agli adolescenti, che ora più che mai hanno bisogno di incontrarsi e restare in contatto».

Fabio Antonini, ad e chief visionary officer di 3A Sport

Ai più giovani è dedicato anche un format di negozio molto innovativo messo a punto da 3A Sport, chiamato Just Play: «La vicinanza a un osservatorio globale come quello di Nike ci ha portato a sperimentare delle innovazioni già cinque anni fa - prosegue Antonini -, con un modello di “vertical e-store”, cioè focalizzato sui ragazzi e molto integrato con il digitale. Non avevamo previsto neppure le casse. Ma se nel 2016 eravamo in qualche modo troppo avanti, oggi questa formula ibrida è perfetta: si tratta di uno spazio dove un cliente può venire con i figli, che poi saranno accompagnati in un percorso lungo prodotti ed esperienze, potranno fare acquisti e poi averli recapitati a casa».

L’interno del nuovo hub di Cavaion Veronese

Il nuovo hub è il coronamento di un percorso di crescita e sviluppo che ha portato 3A Sport a conquistare la fiducia di Nike e degli altri big, che si sono affidati all’azienda per essere distribuiti in tutta Italia: «È un rapporto di fiducia che abbiamo costruito nel tempo rispettando le loro strategie e le loro regole, e facendo anche da test in alcuni casi per nuove strategie e regole», spiega l’ad.

Questa passione per l’avanguardia si è declinata anche nell’apertura dei “District” a partire dal 2019, showroom polifunzionali inaugurati a Napoli, Catania e Roma, dove i clienti di 3A Sport possono incontrarsi e scoprire i prodotti, ma concepiti anche come spazi di coworking e per workshop, quando sarà possibile organizzarne. 3A Sport, infatti, ha anche messo a punto un servizio di formazione rivolto ai propri clienti: #weleadyourexcellence è un vero e proprio percorso di accompagnamento a supporto dei quei piccoli e medi rivenditori che il Covid, ma anche il veloce sviluppo dei canali di shopping, ha messo in difficoltà.

«Lavoriamo con grandi clienti come AW Lab o Cisalfa, ma anche con moltissimi negozi indipendenti, che sono poi la cifra del nostro Paese rispetto al resto del mondo - prosegue Antonini - . Vogliamo proteggere questa categoria, aiutandoli a evolvere, ad avere una visione più ampia, condividendo ciò che abbiamo imparato dai brand globali. I negozi fisici non spariranno, come molti avevano previsto durante il primo lockdown. Ma certo, il boom dell’ e-commerce ci ha abituati ad avere servizi migliori, più velocità, più flessibilità. Quando torneremo nei negozi avremo delle aspettative più alte. E solo chi saprà adeguarsi a questi cambiamenti resterà sul mercato».

In questo contesto, anche i negozi indipendenti possono trovare un nuovo ruolo: «Offrire a questo consumatore più maturo e consapevole un'esperienza più su misura. Il negozio di vicinato verrà riscoperto e offrirà uno shopping più curato. Così anche l'indipendente può contribuire alla brand awareness di un grande marchio».

Anche 3A Sport ha comunque subito i contraccolpi della pandemia, pur se attenuati da un sistema digitale molto rodato: «Tramite il nostro portale abbiamo generato il 32% delle vendite nel 2020, anche perché abbiamo puntato sugli ordini più ravvicinati, a scapito di quelli “futures”, cioè a 6-8 mesi. Una flessibilità che ha permesso ai negozianti di chiedere un riassortimento in brevissimo tempo e al bisogno. Il Covid ci ha tolto, ma ci ha anche dato delle lezioni: questa flessibilità, la velocità di decidere, la capacità di selezionare i progetti che funzionano».

E ha anche cambiato, forse per sempre, i guardaroba, dove entrano sempre più capi casual e meno formali, conseguenza di questo nuovo modo di vivere più intimo e domestico: «L'abbigliamento sportivo oggi fa parte della nostra quotidianità, non è più usato solo da sportivi - spiega Antonini, appassionato collezionista di sneakers -. E proprio le sneakers stanno diventando anche un bene rifugio, un investimento, come un orologio o un’opera d’arte, come dimostra la scelta di Sotheby’s di battere all’asta per la prima volta un paio di Nike Air Jordan, vendute lo scorso anno a 560mila dollari».

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