Congiuntura

Crescita 2021 record in Emilia-Romagna a +6%. Modena già ai livelli pre-Covid

Dati Confindustria regionale e Prometeia: tra Piacenza e Rimini si crea oltre oltre il 40% del surplus commerciale italiano e l’export 2021 sfiorerà il +14%

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Sembra già un ricordo lontano il -9,1% messo a segno dal Pil emiliano-romagnolo nel 2020. C'è un ottimismo che non si respirava da tempo nelle dichiarazioni degli industriali e nelle previsioni sul 2021: l'anno della ripartenza post pandemia vedrà l'Emilia-Romagna tornare a primeggiare, trainando la crescita del Paese con un +6% da record (5,3% in Italia) che continuerà anche nel 2022 con un ulteriore incremento del 4,2%, racconta Prometeia. L'export, nonostante il calo registrato nel 2020, conferma altri due primati regionali: il più alto indice di internazionalizzazione del Paese (13.698 euro di export per residente, quasi doppio rispetto ai 7.269 euro italiani) e il più forte contributo alla bilancia commerciale nazionale, che deve quasi la metà del suo surplus (la differenza tra export e import) ai 27,5 miliardi di della via Emilia.

Un ottimismo inusuale

«Sono particolarmente soddisfatto di questi dati, perché nonostante la penalizzazione subita sui mercati internazionali (-8,2% l'export regionale), il primo semestre 2021 si è appena chiuso con una impennata degli ordini e il saldo tra ottimisti e pessimisti sulle prospettive di crescita per la seconda metà dell'anno arriva a superare i 40 punti», racconta Pietro Ferrari, il presidente di Confindustria Emilia-Romagna nell'incontro prima delle vacanze per presentare scenari e il Booklet 2021 sull'economia. I numeri diffusi da Prometeia corroborano la fiducia, nonostante gli aumenti dei contagi: le esportazioni cresceranno nel 2021 del 13,9% (+6,1% nel 2022), prevede il centro studi bolognese, e gli investimenti del +17,9% (+8,6% nel 2022), spinti dal settore industriale, che quest'anno dovrebbe toccare un +10,6% di aumento (+3,3% nel 2022).Modena prima della classeE tra le province è Modena con le sue specializzazioni ceramica, automobilistica, motoristica, biomedicale, alimentare a mostrare il maggior dinamismo, con una crescita del Pil del +7,4% che permetterà al territorio di tornare già nel 2021 ai livelli pre-Covid, un anno prima del resto della regione. «Abbiamo però due incognite che pesano – sottolinea il presidente, imprenditore modenese dell'ingegneria – ovvero l'andamento dei contagi e quello delle materie prime, dovuto a eventi internazionali esogeni ma anche al riassortimento dei magazzini, con rincari che stanno mangiando i margini e rendendo di difficili reperibilità anche materiali fin qui considerati commodities come ferro e cemento». Ferrari resta però positivo e assicura «che qui non ci sarà alcun caso Gkn e lo sblocco dei licenziamenti non provocherà smottamenti. Il nostro problema è che non abbiamo abbastanza lavoratori, non troppi». E i 28.000 occupati in più previsti da Prometeia entro il 2024 si incrociano con i timori delle imprese di avere proprio nella carenza di giovani e talenti il vero ostacolo allo sviluppo, tra investimenti in arrivo sia dall'industria sia dal sistema della ricerca e l'invecchiamento della popolazione.La via Emilia unica regione “strong innovator” per l'UeA incorniciare le prospettive dell'industria – unica regione italiana inserita come “strong innovator” nel Regiona Innovation Scoreboard 2021 dell'Ue sull'innovazione – è il Patto per il lavoro e il clima sottoscritto da tutti i partner economico-sociali-istituzionali della via Emilia, «un patto che è un atto di fiducia e un impegno molto faticoso per le imprese da rispettare – conclude Ferrari – e ora abbiamo anche l'ulteriore richiesta della Ue di arrivare ad azzerare le emissioni nel 2050, che rischia di spingere a delocalizzare in aree dove le norme sono meno stringenti e onerose. Perché non va dimenticato che l'Europa con 550 milioni di abitanti produce meno del 9% di emissioni mondiali di CO2 e mentre noi inaspriamo i vincoli, sia Cina sia Usa inaugurano megacentrali a carbone: loro diventeranno sempre più competitivi nei prezzi e sempre più inquinanti, le nostre imprese saranno le prime della classe per rispetto ambientale e ai margini del mercato perché schiacciate dai costi».

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