I MIGLIORI BILANCI AZIENDALI

Lombardia e meccanica motori dell’eccellenza

di Luca Orlando


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(Adobe Stock)

4' di lettura

Pensi alla Tesla lanciata verso Marte. E la prima associazione di idee non è certo Brissago, sul Lago Maggiore. Così come maneggiando un telefonino Apple o Samsung la mente non corre a Cernusco Lombardone. Eppure, le commesse vinte da Spm e Technoprobe sono lì, come migliaia di altre, a testimoniare una realtà ineluttabile: la capacità di eccellere che le aziende del nostro Paese sono in grado di esprimere sui mercati globali.

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LA DISTRIBUZIONE DELLE MIGLIORI AZIENDE PER PROVINCIA

<b>Fonte: Sda Bocconi – Best Performance Award</b>

La media, che pure ci vede ancora al settimo posto mondiale per export (Olanda e Hong-Kong ci sopravanzano ma sono hub di transito) e valore aggiunto, combina in realtà situazioni alquanto diverse, risultato di un 20% di imprese che fatica e chiude i conti in rosso e di una pattuglia altrettanto robusta che invece corre a nuovi record di fatturato, utili e numero di addetti, ben oltre il livello pre-crisi. Crisi, per la verità, che molte di queste realtà non hanno mai vissuto davvero.

Non si spiegherebbe diversamente del resto il successo delle nostre esportazioni, arrivate non solo al nuovo massimo storico ma in grado di produrre un avanzo commerciale quasi raddoppiato dal 2007, passando per i manufatti da 52 a 90 miliardi di euro, con un obiettivo ragionevole di arrivare a quota 100 nel 2023, quando oltre la metà dei ricavi industriali sarà realizzata oltreconfine.

Ma qual è il profilo dell’eccellenza?
Analizzando oltre 600mila bilanci aziendali in vista dell’assegnazione del Best Performance Award, Sda Bocconi ha identificato le migliori realtà nazionali(531), tenendo conto dei tassi di crescita e delle performance in termini di utili, investimenti, solidità finanziaria.

LA DISTRIBUZIONE DELLE MIGLIORI AZIENDE PER SETTORE APPARTENENZA
LA DISTRIBUZIONE DELLE MIGLIORI AZIENDE PER SETTORE APPARTENENZA
LA DISTRIBUZIONE DELLE MIGLIORI AZIENDE PER SETTORE APPARTENENZA

La distanza rispetto alla media per queste “star” è rilevante ovunque, visibile anzitutto nei tassi di crescita dei ricavi, con un gap che si allarga fino a 14 punti nell’ultimo anno, così come in aumento è il divario in termini di Ebitda, ora arrivato a sei punti. L’arma in più è certamente la patrimonializzazione, con una posizione finanziaria netta in rapporto all’attivo vicina allo zero, il che rende possibili investimenti (7,7 miliardi solo nell’ultimo anno) mediamente superiori dal doppio al triplo in rapporto agli asset totali rispetto alla media del campione.

Risultati migliori che non vanno solo a premiare gli azionisti ma che contribuiscono ad allargare il perimetro occupazionale. Qui infatti, nel lavoro, vi è il gap più rilevante. Perchè a fronte di una sostanziale stabilità della media delle imprese nell’ultimo triennio, il campione Best Performance Award cresce sistematicamente a doppia cifra, arrivando ad un progresso del 12% nell ’ultimo esercizio: in valore assoluto si tratta di 35mila addetti in più, quasi 100 posti di lavoro aggiunti ogni giorno.

In termini settoriali la star assoluta è quella della meccanica, con l’area dei macchinari e delle attrezzature a “piazzare” 53 aziende in classifica, altre 37 il settore dei prodotti in metallo.

Se in termini di meccanismi causa-effetto qui il pensiero corre ai bonus del piano Industria 4.0, che oltre a rilanciare le vendite dei costruttori di impianti hanno attivato un vasto indotto di componentisti, è invece l’export l’elemento di traino per l’alimentare, secondo settore manifatturiero più rappresentato, con 40 aziende in classifica, a cui se ne aggiungono altre 10 nelle bevande.

In termini geografici è la Lombardia a vincere a mani basse: quasi quattro aziende su dieci del campione sono localizzate qui, quota doppia rispetto al peso numerico della regione sul totale delle aziende italiane. Merito in particolare di Milano (prima assoluta con 62 aziende), Bergamo, Brescia e Varese, province fortemente sovrarappresentate in questa classifica rispetto al loro ruolo statistico.

Al secondo posto tra le regioni è l’Emilia-Romagna, grazie in particolare ai risultati di Bologna, Reggio-Emilia e Modena. Vicenza (23 aziende) è invece il traino del Veneto, che nel complesso porta nel campione 76 aziende, oltre il 14 % del totale. A grande distanza seguono Piemonte e Toscana, mentre la Campania (21 aziende) è l’unica regione del sud a poter vantare performance di un qualche rilievo, pur se fortemente in deficit rispetto al peso dell’area sul totale: la regione arriva al 4% del campione ma rispetto al numero di aziende in Italia la percentuale è doppia.

Ad orientare la classifica è certamente il tasso di innovazione, come evidenziano del resto i dati Istat, che pongono proprio Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto ai primi tre posti in questo ambito: più di un’azienda su due in queste regioni ha avviato un percorso di cambiamento, nelle regioni del Mezzogiorno si scende invece ampiamente al di sotto del 40%. A contare è evidentemente anche la dimensione, come dimostra del resto la stazza media dei 531 campioni del Best Performance Award, oltre i 600 addetti.

Per quanto infatti l’upgrade incrementale sia sempre possibile, mediamente innovare “costa” tempo, persone e denaro, risorse scarse in particolare tra le Pmi. Che infatti, conferma l’Istat, innovano nel 46% dei casi, percentuale che sale al 68% nella fascia tra 50 e 249 addetti e sfiora l’82% per dimensioni superiori.

Le elaborazioni del Centro studi di Confindustria e Cerved confermano questa visione, con gli investimenti netti a valere il 2% dei ricavi per micro-piccole imprese, il 3% per le medie, il 4,9% per le imprese maggiori.

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