La riunione di dicembre

Crescita e prezzi, un difficile equilibrio per la Bce

Saranno cruciali le proiezioni di dicembre, ma i rendimenti sono in calo malgrado il rialzo dell’inflazione e gli investitori tornano a preferire i titoli più sicuri

di Riccardo Sorrentino

Le tre incognite sui mercati

2' di lettura

Troppa incertezza. Sono molti gli analisti che sottolineano le difficoltà di prevedere – per la Banca centrale europea – l'andamento futuro dell'economia dell'eurozona. Con un'evidente conseguenza sul piano della politica monetaria, che non potrà non tener conto del prolungarsi dell'inflazione ma non può, semplicemente, avviarsi verso la stretta. A gennaio, del resto, svaniranno gli effetti della riduzione transitoria dell'Iva tedesca nel 2020, mentre inizieranno a esaurirsi altri fattori tecnici e le stesse difficoltà nei flussi delle forniture: le prospettive diventeranno più chiare.

Il ruolo delle proiezioni

Molto dipenderà dalle nuove proiezioni. La Bce ha detto in modo molto chiaro che, perché cambi l'orientamento della politica monetaria, occorrerà che l'inflazione prevista torni stabilmente al 2% ben prima della fine dell'orizzonte delle previsioni, che si spingeranno ora fino al 2024. Al momento pochi si attendono che l'inflazione, prevista a settembre all'1,5% nel 2023 (dopo un 1,7% del 2022) possa davvero cambiare rotta fino al punto da imporre un orientamento diverso.

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Pil ancora sotto i livelli del 2019

EUROLANDIA, CRESCITA E TREND
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A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, non si assiste in Eurolandia a un forte aumento della domanda: il NextGeneration Eu è ambizioso, soprattutto se sommato agli interventi dei singoli Stati, ma non raggiungono le dimensioni dei diversi maxi piani americani; il pil di Eurolandia non ha ancora raggiunto i livelli precrisi; e non tutti i settori subiscono un forte aumento dei prezzi, anche se il numero dei comparti surriscaldati aumenta e i salari reali, in ogni caso, soffrono.

Curva dei rendimenti in calo

I RENDIMENTI DAL 2020
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È proprio questo aspetto – insieme all'incertezza - a chiedere una certa prudenza che non può dimenticare però alcuni elementi importanti. La curva dei rendimenti, che rappresenta il “pavimento” sotto il quale non possono scendere i tassi dei prestiti, è in calo, contrariamente a quanto lascerebbe pensare il rialzo dei prezzi; mentre il cambio effettivo dell'euro continua a calare sia pure moderatamente. Il costo del credito non risente di questa situazione, resta sostanzialmente stabile e tende persino a convergere verso un livello unico (un segno di maggiore integrazione tra Paesi), ma è chiaro che la situazione rende la totale inazione un po' rischiosa.

Una piccola corsa verso i titoli sicuri

È quindi immaginabile che la Bce, senza alterare la propria strategia, lanci il segnale di essere pronta ad agire. I mercati puntano ancora sulla fine degli acquisti di titoli pandemici a marzo, accompagnati da una maggiore flessibilità nel programma App, il “vecchio” quantitative easing. Nelle ultime settimane, lo spread tra i rendimenti ponderati (al pil) di tutti i titoli di Eurolandia, rispetto a quelli dei soli titoli AAA è ripreso a crescere, un segnale che – per quanto limitato ai decennali – risveglia antiche paure e radicati problemi (tra i quali quello del debito italiano). La cautela dovrebbe allora dominare l'intera azione e l'intera comunicazione della Banca centrale europea, alla ricerca di un equilibrio davvero difficile.

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