VENDITA ALITALIA ENTRO IL 31 OTTOBRE

Crescita per il 2018 all’1,5%: via libera del Consiglio dei ministri al Def

di Andrea Carli

La diretta: Consiglio dei ministri, pronto il Def

4' di lettura

Via libera del Consiglio dei ministri al Def “tabellare”e al decreto legge per la proroga della cessione di Alitalia. La crescita per il 2018 è fissata all’1,5%, invariata rispetto ai valori indicati nella Nota di Aggiornamento del Def del 2017. «Questa cifra - ha chiarito il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in occasione della conferenza stampa che si è svolta in tarda mattinata al termine della riunione del governo - riflette un atteggiamento prudenziale di quello che l’economia può produrre».

Per quanto riguarda Alitalia, il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, intervenuto anche lui alla conferenza stampa, ha chiarito che il decreto sposta i termini per la vendita «al 31 ottobre e quelli per la restituzione del prestito al 15 dicembre». L’obiettivo, sottolinea una nota pubblicata da Palazzo Chigi, è «consentire la massimizzazione dei risultati conseguibili a beneficio dei creditori sociali, dell’occupazione e della conservazione del patrimonio produttivo dell’impresa». «Sono arrivate tre offerte - ha ricordato da parte sua Calenda - è bene che si dia tempo al nuovo governo di interloquire con chi ha fatto le proposte».

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Infine, il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, un regolamento che stabilisce i principi di organizzazione a cui si ispira l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc).

Calenda: prestito Alitalia sostanzialmente intatto
Il decreto legge su Alitalia proroga dunque al 15 dicembre il termine per il rimborso dell’intero finanziamento statale a titolo oneroso disposto a beneficio dell’amministrazione straordinaria. In questo caso Calenda ha sottolineato che «il prestito è sostanzialmente intatto. I commissari hanno ben operato. Ma è importante dire che la situazione di Alitalia resta nel lungo periodo fragile». Il ministro ha aggiunto che «per ridurre le perdite servono investimenti, nuovi aerei e un accordo sindacale da concludere nella fase di trasferimento».

Padoan: Pil rallenta a +1,4% nel 2019 e +1,3% nel 2020
Tornando invece all’andamento dell’economia italiana, Padoan ha spiegato che il Pil crescerà dell’1,4% nel 2019 e dell’1,3% nel 2020. Il quadro economico-finanziario prospettato nel Def, non avendo natura programmatica, contempla l’aumento delle imposte indirette nel 2019 e, in minor misura, nel 2020, previsto dalle clausole di salvaguardia in vigore. Come già avvenuto negli anni scorsi - si legge ancora nella nota di Palazzo Chigi - «tale aumento potrà essere sostituito da misure alternative con futuri interventi legislativi che potranno essere valutati dal prossimo Governo».

Debito/Pil al 130,8% nel 2018 e al 128,0% nel 2019
Quanto al debito, Padoan ha chiarito che scenderà in rapporto al Pil al 130,8% nel 2018 (dal 131,8% del 2017), al 128% nel 2019 e al 124,7% nel 2020. L’indebitamento netto a legislazione vigente è previsto all’1,6% del Pil nel 2018, allo 0,8% nel 2019, mentre nel 2020 si raggiungerebbe già il pareggio di bilancio e nel 2021 è previsto un surplus (0,2%).

Deficit-pil al 2,3%: incorpora aiuti alle banche
Il rapporto deficit-Pil «è collocato al 2,3 per il 2017. Questo numero - ha ricordato Padoan -, più alto dell’iniziale previsione dell’1,9 incorpora risorse che il Governo ha messo per aggredire la situazione difficile dal punto di vista bancario».

Disoccupazione a 10,7% in 2018, sotto 10% dal 2020
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, a legislazione vigente la disoccupazione è prevista in calo al 10,7% nel 2018, al 10,2% nel 2019 per scendere sotto le due cifre nel 2020, al 9,7%, e nel 2021 (9,1%).

I dazi possono pesare fino a 0,3% su Pil italiano quest’anno
Infine, il documento approvato oggi dal governo Gentiloni valuta l’impatto che le restrizioni al libero commercio minacciate dagli Usa potrebbero avere sulla crescita dell’economia italiana. «L’impatto macroeconomico per l’economia italiana di questo shock protezionistico - si legge nel documento - prevede che «nel 2018 il Pil registrerebbe una diminuzione dello 0,3% rispetto allo scenario di base e dello 0,7% nel 2019. Nei due anni successivi l’effetto negativo sul Pil sarebbe più pronunciato e pari allo 0,8%». Il Def ipotizza anche un impatto più moderato, solo attraverso una riduzione della domanda mondiale accompagnata da una politica delle banche centrali volta a stabilizzare reciprocamente i tassi di cambio e inflazione (-0,1% nel 2018 e -0,3% negli anni successivi).

Gentiloni: Def a politiche invariate
«Oggi fotografiamo con questo Def risultati molto rilevanti», ha sottolineato infine il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Il consiglio dei ministri «ha approvato il Def, un Def particolare, come si dice in gergo a politiche invariate, che non contiene la parte programmatica delle riforme che spettano al prossimo governo». Nel Def, ha aggiunto Gentiloni, c’è la «fotografia della situazione tendenziale dell’economia italiana ed emerge un quadro positivo che riflette il buon lavoro fatto in questi 5 anni». È importante, ha concluso il capo dell’esecutivo in carica per gli affari correnti, che la strada intrapresa dal Governo uscente «non si interrompa e su questo percorso il prossimo governo prosegua il cammino che è stato intrapreso».

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