Interventi

Crescita, lavoro, agibilità, tre scommesse per ripartire

di Fabrizio Acerbis

3' di lettura


“Bisogna ripartire subito…”. Non te lo aspetteresti, ma chi lo dice ha spesso l'aria stanca di chi ha visto troppe cose in troppo poco tempo, specie nella parte più ricca d'Italia, la più colpita dal Coronavirus. Gli imprenditori vogliono riprendere per senso di responsabilità, per la quasi certezza che più passa il tempo più sarà dura riaccendere i motori, ma – soprattutto nelle regioni del nord – sono ancora scossi dal recente passato e rallentati dall'incertezza per il futuro.
Se sul fronte del rischio sanitario dovremo affidarci agli esperti per individuare un set di regole (poche e chiare), sul fronte del rischio economico in Italia è tutto molto più complicato: siamo tra i campioni nell'affrontare l'emergenza – specie quando la qualità della risposta dipende dal “paese reale” – ma siamo storicamente deboli nella gestione di tutti i “dopo emergenza”. Per questo è importante individuare – fin da subito – tre obiettivi primari, i primi due imprescindibili: crescita, lavoro e agibilità.
Tutte le politiche devono essere orientate alla crescita. Punto talmente banale e ovvio che l'Italia sono ormai decenni che non riesce a crescere. Ma se non si cresce si muore. E più il tempo passa più politiche non strutturali lungo obiettivi di crescita perderanno efficacia fino a risultare del tutto inutili. Il secondo obiettivo è il lavoro. C'è un metro di giudizio, superiore ad ogni altro, per giudicare un imprenditore, un modo che i nostri vecchi conoscevano bene: la capacità di creare posti di lavoro. E più la tecnologia avanzerà, più la capacità di creare posti di lavoro e attraverso questi il benessere di una comunità sarà decisivo. Nella ripartenza, tutto dovrebbe concentrarsi sulle politiche idonee a raggiungere questi due obiettivi, abilitando cosi le migliori forze imprenditoriali del Paese nella competizione internazionale.
Ma c'è un terzo obiettivo, meno scontato: l'agibilità. Le diverse politiche che consentono di raggiungere crescita e lavoro, infatti, non potranno essere realizzate se non ci si concentra nel creare le condizioni perché si realizzino. Come nel football americano, dobbiamo portare in meta crescita e lavoro e le politiche di agibilità sono i giocatori che proteggono la corsa verso la meta. Sono sette: riduzione del debito, semplificazioni, digitalizzazione, lotta a mafie, corruzione e sommerso (tax gap), tutela dei beni strategici, riforma della giustizia e riforma del sistema sanitario. Questi sono i sette giocatori che dovremmo mettere in campo con la maglia dell'agibilità nella partita per diventare un Paese normale: una nazione in grado di mantenere il posizionamento nel mondo che un numero enorme di imprenditori familiari e poche grandi imprese (spesso di matrice pubblica) hanno nel tempo creato.
Questi sette giocatori non possono entrare nella ripresa, a partita in corso. La partita che stavamo giocando, infatti, è stata sospesa. Ci aspetta una contrazione economica da 6/7 punti percentuali di PIL e un rapporto debito/PIL al 150% stimato prima di iniziare a rigiocare. Queste sette politiche devono indicare la via, indirizzare le priorità, evitare a noi stessi il rischio diffuso di comportamenti cialtroni, da parte di chi, ai vari livelli, sarà in grado di indirizzare risorse e di chi quelle risorse riceverà. È indispensabile. Il paese reale, gli eroi dell'emergenza, i nostri morti esigono che ci si provi a sfruttare al meglio le risorse e diventare campioni – per una volta – anche del post-emergenza.

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