BENI STRUMENTALI NEL 2019

Crescita zero per i macchinari

Dopo un 2018 record Federmacchine stima uno stop per il mercato interno. Il presidente Salmoiraghi: «Dal Governo un pacchetto strutturale per la crescita dell’impresa, in modo da sostenere investimenti e innovazione»

di Luca Orlando


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(Adobe Stock)

4' di lettura


Zero. Dopo anni di corsa a doppia cifra per il mercato interno dei beni strumentali è il momento del ritorno alla realtà, con una crescita quasi nulla nel 2019.

Le stime di Federmacchine, federazione che raggruppa le categorie produttive dell’impiantistica industriale (5.150 imprese, quasi 200mila addetti) vedono infatti per il settore solo un timido progresso nel 2019, crescita dei ricavi dell’1,7% determinata per i nostri costruttori unicamente dall’export, in aumento del 2,7%.

In chiaro rallentamento saranno invece i valori legati al mercato domestico: appena +0,6% per il consumo, un calo di due decimali per le consegne nazionali dei nostri produttori.

Stop che del resto che non arriva per nulla inatteso, esito in realtà scontato della lunga sequenza di segnalazioni di frenata degli ordini, culminata la scorsa settimana nel dato del secondo trimestre per le macchine utensili: un crollo del 31,4% determinato da una frenata decisa dell’export ma soprattutto dal quasi dimezzamento (-43%) del mercato interno.

«Dopo un 2018 particolarmente positivo - spiega Sandro Salmoiraghi, presidente di Federmacchine - l'outlook sul medio termine è decisamente differente. Se, infatti, ci aspettiamo un 2019 ancora favorevole, il futuro non lo vediamo altrettanto roseo anche perchè i fattori che rendono complicato il contesto economico non sono solo italiani ma, al contrario, riguardano l'intero scenario globale. Il mercato interno sembra avere esaurito la spinta propulsiva, in un momento in cui, invece, andrebbe sostenuto il processo di trasformazione dell'industria manifatturiera italiana avviato negli anni appena passati ma non certo terminato. Per questo chiediamo alle autorità di governo di ragionare sull'adozione di un Pacchetto unico per la crescita di impresa, strutturale, liberato cioè dalle annuali attese e incertezze legate alla possibile riconferma di ciascuna delle misure in esso inserite. Il Pacchetto per la crescita di impresa dovrebbe sommare in sé tutti i vantaggi fiscali legati a ricerca e sviluppo e a super e iperammortamento per gli investimenti in nuovi macchinari, software e automazione, disegnando così un progetto di insieme di lungo periodo».

Un modo per proseguire il trend dirompente dell’ultimo triennio, culminato nei nuovi record del settore stabiliti nel 2018 per tutte le variabili.

Con ricavi lievitati oltre i 49 miliardi di euro, segnando un incremento del 6,2% rispetto all'anno precedente, seppure con andamenti non del tutto omogenei tra i singoli comparti. .
In generale la crescita è stata determinata dall’ottimo l'andamento delle consegne dei costruttori italiani sul mercato interno, cresciute del 9,6% a 16,3 miliardi di euro. A trainarle è stata la domanda di beni strumentali sostenuta e incentivata da super e iperammortamento, bonus grazie ai quali il consumo di beni strumentali è cresciuto, del +9,5% a oltre 26 miliardi di valore, nuovo record assoluto.

Sul fronte estero, dopo un 2017 molto positivo, nel 2018, si conferma la crescita delle esportazioni, salite del 4,6% a 32,9 miliardi di euro, anche in questo caso un nuovo massimo. Principali mercati di sbocco dell'offerta italiana di comparto sono risultati: Germania (3,6 miliardi di euro), Stati Uniti (3,5 miliardi di euro), Francia (2,2 miliardi di euro), Cina (2 miliardi) e Spagna (1,5 miliardi). Determinante il settore anche per la nostra bilancia commerciale, che ha potuto contare nel 2018 su un contributo positivo per 23,1 miliardi di euro.
Le imprese chiedono ora al Governo di provare a riprendere quel passo, puntando anche sull’upgrade della conoscenza.

«Complementare al tema dell'innovazione - aggiunge Salmoiraghi - è quello della formazione 4.0, per la quale chiediamo che il provvedimento per il credito di imposta prosegua nella sua operatività anche nel 2020 e sia rivisto in modo che nel calcolo del credito sia incluso anche il costo dei formatori esterni, la voce di spesa più onerosa per le Pmi. Ma il tema più spinoso è senza dubbio quello legato ai giovani a cui dovremmo guardare tutti con grande attenzione poiché rappresentano il futuro delle nostre aziende ma soprattutto della nostra società. L'Italia è tra i paesi con il più alto tasso di abbandono scolastico e il più alto tasso di disoccupazione giovanile. Sono purtroppo ancora troppo pochi i ragazzi che scelgono percorsi scolastici specifici per le professioni legate al mondo dell'automazione e della meccanica di precisione nonostante le imprese del settore rilevino grande difficoltà nel reperire personale preparato da inserire nel proprio organico. In realtà gli istituti tecnici aprono ad opportunità professionali molto stimolanti, senza dimenticare che sono un'ottima base per il prosieguo dello studio attraverso gli ITS, le scuole di Alta formazione tecnica-tecnologica da cui escono, dopo due anni post diploma, i cosiddetti Super Periti. Su questo - ha concluso Sandro Salmoiraghi - noi imprenditori, direttamente e attraverso le nostre organizzazioni di rappresentanza intendiamo lavorare, avvicinandoci ove possibile e sempre più agli ITS così da poter indirizzare i programmi di studio affinché siano aderenti alle reali esigenze delle imprese. Noi continueremo su questo percorso già attivato da tempo ma, nel frattempo, chiediamo al governo di lavorare per incrementare la presenza di queste scuole soprattutto nelle aree a maggior concentrazione industriale».

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