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Crescono in Adriatico crociere e traghetti ma non a livelli precovid

Illustrate a Bari le previsioni per il 2023 di Risposte Turismo. Per la nautica 100 milioni d’investimenti «ma il traffico potrebbe essere più ampio»

di Raoul de Forcade

3' di lettura

Nel 2023 crescerà il turismo “marittimo” in Adriatico ma resta ancora lontano dei livelli precovid, sia per quanto riguarda crociere e traghetti che per quanto attiene alla nautica da diporto, che ha un potenziale attrattivo, nell’area, capace potenzialmente di generare un traffico più ampio dell’attuale. E questo nonostante, sulla nautica, siano previsti, per il 2024 100 milioni di investimenti in nuove marine, tra Italia, Croazia e Albania.

È quanto emerge da report diffusi oggi dalla società Risposte turismo nel corso dell’Adriatic sea forum, appuntamento internazionale itinerante dedicato al turismo via mare sulla sponda adriatica, che è giunto alla sua quinta edizione e quest’anno si tiene al Terminal crociere di Bari.

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Crocieristi a 4,3 milioni

Nel 2023, si legge nel documento, intitolato Adiatic sea tourism report, i passeggeri movimentati (imbarchi, sbarchi e transiti) nei porti crocieristici dell’Adriatico saranno 4,3 milioni, in crescita del 27% sulle previsioni di chiusura del 2022, ma ancora distanti dal record storico dell’area registrato nel 2019 (5,7 milioni di passeggeri movimentati).

Le previsioni sono il frutto della proiezione effettuata da Risposte Turismo sulle stime di 16 porti crocieristici dell’Adriatico, scali che, complessivamente, nel 2022 hanno rappresentato il 69% del totale passeggeri movimentati e il 70% delle toccate nave.

Secondo lo studio, sarà Corfù ad aprire la classifica dei porti crocieristici dell’Adriatico, con oltre 500mila passeggeri attesi. Performance simili sono previste anche da Dubrovnik (525mila) e Kotor (oltre 500mila). Anche i porti pugliesi dell’Adriatico dovrebbero accogliere oltre 500mila passeggeri, in particolare Bari e Brindisi.

Traghetti tra +5 e +10%

Secondo le stime, i passeggeri movimentati via traghetto nel 2023 torneranno nuovamente sopra i 18 milioni (+5-10% sul 2022). Analizzando la movimentazione passeggeri su traghetti, aliscafi e catamarani, i 14 principali porti dell’Adriatico attendono, per il 2023, un incremento di traffico rispetto all’anno in corso, pur con diversa intensità: da una parte, nell’Adriatico orientale, è prevista una crescita più marcata grazie al rafforzamento delle connessioni interne tra terraferma e isole; dall’altra è prevista una crescita contenuta o una sostanziale stabilità rispetto al 2022.

Per quanto riguarda la nautica, tra la seconda parte del 2022 e il 2024 l’Adriatico vedrà nuovi ormeggi in nove strutture (7 nuove e 2 progetti di espansione) per un totale di oltre 3mila nuovi posti barca, con investimenti superiori ai 100 milioni di euro, tra Italia, Croazia ed Albania.

Il 2023 in Adriatico, chiosa Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo, sarà «in crescita rispetto al 2022 per tutto il maritime tourism, ma siamo ancora lontani dai livelli precovid. «Cresce l’offerta, cresce la domanda, frutto di investimenti, di rapidità da parte degli operatori a riprendere gli assetti prepandemici, così come di desiderio da parte dei turisti di tornare a fare vacanza”.

Lontani i volumi del 2019

Tuttavia, prosegue di Cesare, «i volumi non torneranno quelli registrati nel 2019. Questo vale per la crocieristica, che in Adriatico sconta anche l’accesso limitato delle navi a Venezia, vale per il traffico traghetti e aliscafi che, se da un lato non mostrerà differenze rilevanti rispetto al 2019, continua a non accelerare sul fronte dei collegamenti disponibili, e vale per la nautica, dal momento che il numero di strutture disponibili lungo le coste dell’Adriatico, nonché il potenziale attrattivo delle diverse mete dell’area, potrebbero generare un traffico ben più ampio dell’attuale».

Secondo di cesare, «è giusto, dunque, sottolineare le previsioni in crescita per il 2023 rispetto al 2022, così come i numeri di quest’anno più alti di quelli del precedente; ma, allo stesso tempo, è necessario riflettere sugli elementi che impediscono un più rapido recupero dei livelli precovid».

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