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Crescono le aziende femminili tecniche, scientifiche e finanziarie

In Italia le imprese femminili sono ancora il 22% soltanto del totale, poco più di una su cinque. Ma la natura dell’imprenditoria rosa sta cambiando

di Micaela Cappellini

3' di lettura

In Italia le imprese femminili sono ancora il 22% soltanto del totale, poco più di una su cinque. Ma la natura dell’imprenditoria rosa sta cambiando: sempre meno relegata all’ambito tradizionale del commercio e dei servizi di assistenza e sempre più attiva nei settori più innovativi. I dati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, elaborati per Il Sole 24 Ore, mettono a confronto la presenza delle donne nell’economia del nostro Paese prima e dopo la pandemia. Rispetto al 2019, per esempio, a fine 2021 il comparto che ha visto aumentare di più il numero di imprese femminili è quello delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+9,13%). E al secondo posto - con una crescita del 7% tra il 2019 e il 2021 - ci sono le attività finanziarie. A registrare tassi di crescita significativi ci sono inoltre il comparto dei servizi di informazione (+3,9%) e quello immobiliare (+4,8% rispetto al 2019).

IMPRENDITRICI STRANIERE IN ITALIA
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Secondo gli esperti di Unioncamere, questi dati sono sufficienti a indicare un nuovo trend, uno spostamento della componente femminile verso settori a maggior valore aggiunto e che richiedono competenze più elevate. A intercettare questo cambiamento era stato anche uno studio dell’Università di Padova di fine 2021, secondo il quale le imprese aperte dalle donne nell’e-commerce rappresentano il 26% del totale (4 punti sopra la media generale), mentre nella data analysis sono femminili il 30% delle aziende, ben 8 punti sopra la media.

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«Fa piacere constatare la crescita del tessuto imprenditoriale femminile nei settori più innovativi e a maggior contenuto di conoscenza - ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Una crescita, questa, che è già evidente da alcuni anni. Penso sia un segnale incoraggiante, che contribuisce a una maggiore partecipazione delle donne alla vita economica e sociale del Paese. Credo inoltre che sia positivo sottolineare che le imprese femminili hanno tenuto, malgrado le grandi difficoltà che il tessuto produttivo italiano ha affrontato in questi due anni di pandemia, anche se questo dato è influenzato dal rallentamento delle cessazioni d’impresa, dovuto alle misure di sostegno messe in campo dal Governo».

Ad oggi nel nostro Paese si contano oltre 1,34 milioni di imprese femminili e il loro numero, durante i due anni della pandemia, è rimasto sostanzialmente invariato. La quota più alta - oltre 180mila - si trova in Lombardia, anche se la Sicilia ne ha 116mila ed è la quarta regione a più alto tasso di imprenditrici, dietro alla Campania e al Lazio. L’area italiana a più forte penetrazione femminile nel mondo dell’impresa? Il Molise, dove le donne guidano oltre il 27% delle aziende della regione.

A sostenere l’imprenditoria femminile ora sono arrivati anche i fondi del Pnrr, per l’esattezza 400 milioni di euro. Il primo febbraio è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dello Sviluppo economico che, grazie appunto ai soldi europei del Recovery plan, ha aumentato la dotazione del fondo Impresa Donna da 40 a 160 milioni di euro: si tratta in parte di contributi a fondo perduto, e in parte di finanziamenti agevolati, destinati tanto alle imprese esistenti che alle start up, fino a un massimo di 400mila euro ad azienda. Il bando è disponibile online sul sito del ministero.

Dopo il commercio, il settore a più alta presenza di imprenditrici in Italia è quello agricolo, dove si contano oltre 206mila aziende a conduzione femminile, oltre il 28% del totale. In molti casi, sostengono le associazioni degli agricoltori, sono proprio queste le aziende più innovative e attente alle tematiche della sostenibilità e della responsabilità sociale. A loro disposizione, per accelerare la transizione verso un’agricoltura più moderna, ci sono i fondi in arrivo con il Pnrr dei capitoli Missione 1 e Missione 2, in tutto 6,8 miliardi di euro: di questi, 1,5 miliardi di euro sono destinati allo sviluppo degli impianti di agrofotovoltaico, mentre 1,9 miliardi di euro dovranno aiutare - sempre nel campo delle energie rinnovabili in agricoltura - la diffusione degli impianti di biogas e biometano. Altri 500 milioni di euro, infine, andranno all’innovazione e alla meccanizzazione del comparto agricolo.

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