L’andamento

Crescono i contagi tra i bambini da 6 a 11 anni, ecco cosa succede

Dopo il via libera di Aifa le prime somministrazioni del vaccino potrebbero essere possibili dal 23 dicembre

di Nicola Barone

Via libera al vaccino Pfizer per i bambini da 5 a 11 anni

3' di lettura

Potrebbero cominciare nei giorni immediatamente prima del Natale le somministrazioni del vaccino per i più piccoli tra cui continua a correre con sempre maggiore forza l’infezione. Ottenuto il via libera delle autorità sanitarie nazionali dopo il sì di Ema, è quello il momento nel quale «saranno disponibili le formulazioni pediatriche», come assicura il coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. E si sta ragionando di creare delle aree pediatriche preposte alle inoculazioni negli hub.

Il volto alla malattia dato dalla Delta

Per i vaccini anti- Covid nella fascia 5-11 entro la settimana è previsto il nulla osta di Aifa. «L’autorizzazione di Ema è una garanzia e «non ci dovrebbero essere problemi», ha anticipato il presidente dell’Agenzia Italiana del farmaco Giorgio Palù chiarendo i motivi per i quali farò vaccinare «anche i miei nipotini».
Con la variante Delta «è cambiato il volto della malattia e anche i bambini ora si ammalano di più, questo virus è più contagioso e li può infettare: i dati Iss ci dicono che il 30% della fascia 5-11 anni ha una delle incidenze più alte» e «uno ogni 2mila viene ricoverato con un’infezione grave da rianimazione».

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Dal Report dell’Iss i numeri del rialzo

In effetti l’ultima istantanea organica dell’Istituto superiore di sanità esemplifica inequivocabilmente la situazione. «Nella popolazione in età scolare si osserva un forte aumento dell'incidenza nella fascia di età 6-11, dove si osserva all'incirca il 50% dei casi diagnosticati nella popolazione 0-19». In dettaglio, stando ai dati del Report esteso sul Covid, nel solo periodo 8-21 novembre 2021 in questa popolazione (0-19 anni) sono stati segnalati 31.365 nuovi casi, di cui 153 ospedalizzati e 3 ricoverati in terapia intensiva.

Cresce il tasso di ospedalizzazione

Tra i 6 e gli 11 anni si evidenzia, «a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell'incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane. Si evidenzia, inoltre, un aumento del tasso di ospedalizzazione in questa fascia di età (poco sopra i 2 ricoveri per 100.000 abitanti) nelle ultime settimane, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile».
Nell’ultima settimana, «si conferma l’andamento osservato nella precedente settimana, con il 27% dei casi diagnosticati nella popolazione di età scolare. Il 51% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 32% nella fascia 12-19 anni e solo il 11% e il 6% sono stati diagnosticati, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni».
Dall'inizio dell’epidemia al 24 novembre «nella popolazione 0-19 anni sono stati riportati al sistema di sorveglianza integrata Covid-19, 826.774 casi confermati di cui 35 morti».

Scuola punto debole, Ricciardi: più attenzione

«Occorre avere maggiore attenzione perché in questo momento» la scuola «è il punto debole. Naturalmente i bambini non sono vaccinati e sono altamente socializzati, stanno uno vicino all’altro. Le cautele che dobbiamo avere in più sono innanzitutto sulla frequenza scolastica: i bambini devono stare distanziati ma soprattutto abbiamo capito che c’è anche un problema di ventilazione e molto spesso queste analisi non vengono fatte costantemente in tutte le classi». A parlare è Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, Roberto Speranza, quanto alle misure di monitoraggio negli istituti scolastici.
«Tutte le scuole della Germania e del Regno Unito sono dotate di rilevatori di anidride carbonica (nelle nostre sono ancora rarissimi) che danno il segnale quando l’aria si sta saturando e quindi è necessaria una ventilazione. Questo è un elemento di debolezza frutto dei mancati investimenti fatti sulle scuole. L’altro è il sistema di test & tracking, perché dipende dalla Regione, ma ci sono alcune scuole in cui le Asl e i Dipartimenti di prevenzione non riescono a fare tempestivamente i test per mancanza di personale e quindi la classe va in Dad. Le Regioni devono attrezzarsi per rafforzare i Dipartimenti di prevenzione».

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