emergenza covid

Crescono i contagi, stretta in arrivo con il nuovo Dpcm

Se l'incidenza settimanale dei casi è superiore a 250 ogni 100mila abitanti scatterà in automatico la zona rossa (Veneto ed Emilia Romagna le regioni al momento più a rischio). Per il resto si punta ad estendere quanto già previsto dall'attuale Dpcm (coprifuoco dalle 22 alle 5, chiusura di palestre, piscine ecc.) prendendo a prestito alcune delle misure introdotte per il periodo natalizio, come il divieto degli spostamenti tra Regioni (quindi anche quelle in fascia gialla).

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5' di lettura

Cinque regioni (Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto) in fascia arancione a partire dall’11 gennaio e una situazione che peggiora nuovamente in tutta Italia, con l'indice di diffusione del virus che per la prima volta dopo sei settimane torna superiore all'1 a livello nazionale, 12 regioni a rischio alto e 13 Regioni che hanno un tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva e nelle aree mediche sopra la soglia critica proprio in concomitanza con la campagna di vaccinazione che grava sempre sul personale sanitario. Gli ultimi dati della cabina di regia confermano quel che era evidente da giorni: il Covid ha ripreso a correre. Di qui un’altra stretta in arrivo con il nuovo Dpcm in vigore dal 16 gennaio, che verrà illustrato alle Camere dal ministro della Salute Roberto Speranza il 13 gennaio. Ma già lunedì mattina il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha convocato una riunione con Regioni, Anci e Upi con all'ordine del giorno le misure per il nuovo Dpcm.

La stretta in arrivo con il nuovo Dpcm

Scontata la proroga dello stato di emergenza in scadenza a fine gennaio. L'ipotesi al momento è di estendere quanto già previsto dall'attuale Dpcm (coprifuoco dalle 22 alle 5, chiusura di palestre, piscine, cinema e teatri) prendendo a prestito anche alcune delle misure introdotte per il periodo natalizio, come il divieto degli spostamenti tra Regioni (quindi anche quelle in fascia gialla), l'estensione del week end in arancione anche nelle zone gialle (come accade già in questo fine settimana del 9 e 10 gennaio), che comporta la chiusura di bar e ristoranti e l'impossibilità di recarsi fuori del comune di residenza. Sembrerebbe confermata la scelta di mantenere anche nelle regioni gialle la chiusura dei ristoranti e bar alle 18, consentendo dopo questo orario soltanto l'asporto di cibi e bevande e la consegna a domicilio. È invece ancora aperta la discussione se confermare o meno la possibilità di muoversi una sola volta al giorno in massimo due persone per andare a trovare parenti e amici, nell'ambito della regione se gialla, solo in ambito comunale se arancione o rossa. Un'eccezione, con l'apertura di palestre, piscine, cinema e teatri, potrebbe essere fatta per le “zone bianche” da istituire - è ancora una soluzione allo studio - in quelle aree del Paese con Rt sotto lo 0,5.

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Governo pensa a rivedere parametri incidenza casi

Non solo. Dopo l'abbassamento della soglia dell'Rt per determinare il posizionamento nelle fasce, il governo sta pensando di introdurre un'ulteriore stretta: se l'incidenza settimanale dei casi è superiore a 250 ogni 100mila abitanti scatta in automatico la zona rossa. La proposta, avanzata dall'Istituto superiore di Sanità, è stata condivisa dal Cts e dovrà essere concordata con le Regioni. Un incontro tra il governo e le regioni non è ancora stato fissato ma è probabile che si tenga all'inizio della prossima settimana in vista della scadenza del Dpcm il 15 gennaio.

Veneto ed Emilia Romagna regioni più a rischio

In base all'ultimo monitoraggio, l'unica regione che andrebbe automaticamente in zona rossa sarebbe il Veneto, che ieri aveva un'incidenza a sette giorni di 454,31 casi per 100mila abitanti. A rischio anche l'Emilia-Romagna, con un'incidenza a 242,44. In tutto sono cinque ad oggi le regioni o province autonome che superano i 200 casi ogni 100mila abitanti: oltre a Veneto ed Emilia Romagna, ci sono la provincia di Bolzano (231,36), il Friuli Venezia Giulia (205,39) e le Marche (201). In ogni caso, nessuna regione è sotto la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, quella che, dice la cabina di regia del ministero della Salute, permetterebbe «il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e il tracciamento dei loro contatti». L'incidenza più bassa si registra in Toscana, con 78,95 casi ogni 100mila abitanti.

Cinque regioni in fascia arancione

A far scattare la zona arancione per Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto a partire dall’11 gennaio sono state le modifiche introdotte con il decreto del 5 gennaio, che hanno abbassato la soglia dell'Rt che determina il posizionamento nelle fasce: con Rt superiore a 1,25 anche nel valore minimo e rischio moderato si passa in zona rossa, con Rt ad 1 si va in arancione. La settimana prossima, se i dati peggioreranno come si aspettano gli esperti, altri territori passeranno in zona arancione o rossa. L'epidemia è «in una fase delicata che sembra preludere un nuovo rapido aumento di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti». «Vanno mantenute le misure» in atto, confermano gli esperti invitando il governo a «rafforzare» le restrizioni.

Dad prolungata alle superiori

Discorso a parte per la scuola: il Dpcm in vigore prevedeva il ritorno in presenza per i ragazzi delle superiori dal 7 gennaio. Il governo ha posticipato a lunedì 11, ma quasi tutte le regioni (Lazio, Emilia Romagna, Umbria, Sicilia e Sardegna le ultime ad aggiungersi alla lista) hanno deciso di rinviare ulteriormente la scadenza, chi al 18 gennaio chi al 25 e chi al 1 febbraio. Non è affatto escluso, dunque, che l'esecutivo decida di intervenire nel nuovo Dpcm e posticipare il ritorno in classe almeno al 1 febbraio, per evitare che ogni regione vada in ordine sparso.

Nuove chiusure per ora senza ristori

Da segnalare infine che per il momento, sulle norme per i nuovi indennizzi è sceso il silenzio. Eppure nelle cinque regioni arancioni dall’11 gennaio bar e ristoranti potranno lavorare solo con l'attività di asporto o con le consegna a domicilio. E restano chiusi medi e grandi centri commerciali nei fine settimana. Arriva quindi per ordinanza una nuova mazzata ai fatturati già in ginocchio di migliaia di attività commerciali. E l'andamento del contagio suggerisce che questo potrebbe essere solo il prologo di misure più estese e più dure. «I ristori non si sono conclusi. Continueremo a destinarli, fino a quando ci saranno chiusure obbligate. E vogliamo anche intervenire dando un ristoro a chi non è stato costretto a chiudere ma, comunque, in questo passato 2020 ha registrato forti perdite» ha assicurato a tal proposito la vice ministro all'Economia Laura Castelli.

Agenzia Entrate: inviati tutti i 628 milioni del decreto Natale

L'Agenzia delle Entrate ha reso noto inoltre che sono stati inviati tutti i bonifici automatici per i ristori previsti dal “Decreto Natale”: si tratta di oltre 628 milioni di euro che arriveranno direttamente sul conto corrente dei titolari di partita Iva interessati - dai ristoratori ai pasticceri - dalle restrizioni dirette a contenere l'emergenza sanitaria da Covid-19 durante le festività natalizie. Con l'ultima tranche di 628 milioni, i contributi erogati dall'Agenzia delle Entrate hanno superato quota 10 miliardi. Sono stati 3,3 milioni i bonifici accreditati in automatico dall'agenzia guidata dal direttore Ernesto Maria Ruffini sui conti correnti dei beneficiari in base ai decreti “Rilancio”, “Agosto”, “Ristori da uno a quater” e “Natale”.


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