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Crimini del nazismo, alla Consulta la norma del Pnrr che blocca la riscossione dei beni dalla Germania

Dubbi di costituzionalità del giudice dell’esecuzione sull’articolo 43 che prevede l’estinzione immediata delle procedure. I risarcimenti affidati ad un fondo

di Patrizia Maciocchi

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Va alla Corte costituzionale la norma del Pnrr che prevede l’estinzione immediata della procedure esecutive contro la Repubblica Federale di Germania per crimini di guerra commessi dal Terzo Reich.

In base al piano nazionale di ripresa e resilienza non sarà la Germania a risarcire gli eredi o i superstiti degli internati militari italiani, i cosiddetti schiavi di Hitler, circa 650 mila. Le risorse utilizzabili, circa 55 milioni di euro, saranno quelle di un fondo europeo. Una via che blocca di fatto gli effetti di sentenze già esecutive, della cui legittimità costituzionale dubita il giudice dell’esecuzione presso il Tribunale di Roma, Miriam Iappelli, che ha rimesso gli atti alla Consulta. Per il giudice dell’esecuzione sono, infatti, fondati i dubbi di legittimità costituzionale, sollevati dal difensore di un deportato.

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Il profilo di incostituzionalità

Gli eredi del signor Angelantonio Giorgio, difesi dagli avvocati Salvatore Guzzi e Giorgio Fregni, avevano prospettato al Tribunale di Roma il possibile contrasto fra l’articolo 43 del Pnrr e la Carta. Profili critici che riguardano al scelta della decretazione d’urgenza per disporre l’estinzione dei procedimenti esecutivi che riguardano i beni della Repubblica Federale di Germania, tra cui prestigiose scuole ubicate nella capitale.

«Con la decretazione di urgenza, il prevedere l’estinzione immediata delle procedure esecutive in corso, come quella da noi promossa sugli immobili della Repubblica Federale in Roma, senza prima aver attuato il fondo istituito dalla Repubblica Italiana, pregiudica gravemente i diritti riconosciuti con sentenze esecutive emesse da Tribunali del nostro Stato – spiega l’avvocato Guzzi – Il pregiudizio è particolarmente grave non solo perché si tratta del ristoro di danni per crimini contro l’umanità, ma perché senza alcuna garanzia di effettività di risarcimento, di determinazione delle modalità di erogazione dello stesso, di determinazione temporale, di individuazione delle amministrazioni competenti, si pongono nel nulla le procedure esecutive e si impedisce di fatto il conseguimento della tutela giurisdizionale».

Anche se l’articolo 43 ha previsto un fondo italiano per il risarcimento delle vittime di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità commessi dallo Stato tedesco, mancano le disposizioni di attuazione, con previsione delle modalità di accesso al fondo, delle tempistiche di pagamento, della graduazione delle domande.

Un provvedimento «sbilanciato» verso la Germania?

Una situazioni di incertezza in contrasto con i principi già affermati dalla Corte Costituzionale nella sentenza 238/2014. Con tale pronuncia la Consulta ha ritenuto, infatti, che il riconoscimento dell'immunità degli Stati dalla giurisdizione, anche dove dichiarato dalla Corte Internazionale di Giustizia, fosse da considerarsi contrario al principio di accesso al giudice da parte di chi si trova sul territorio della Repubblica. Ad avviso del giudice del rinvio, «il legislatore statale sembra aver creato una fattispecie di ius singulare, che, spiegando i suoi effetti in un processo già iniziato, determina un evidente sbilanciamento a favore della parte esecutata del presente procedimento, esentando il solo Stato della Repubblica Federale di Germania dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria ed, in particolare, dal suo eventuale adempimento forzoso.

Questo squilibrio fra le parti processuali - si legge nell’ordinanza - non pare trovare un contrappeso idoneo nella costituzione di un fondo di ristoro presso il ministero dell’Economia e delle Finanze previsto dal primo comma della norma. I creditori, eredi di cittadini italiani o comunque di persone lese in territorio italiano, sarebbero, infatti,immediatamente e definitivamente privati del diritto al giudice dell’esecuzione mentre, di contro, sarebbe loro contestualmente riconosciuto un diritto di mero accesso al fondo, senza che sia attualmente prevista la disciplina del procedimento amministrativo ad esso relativo, l’entità parziale o totale del futuro ristoro, le modalità di erogazione di quanto sia loro eventualmente riconosciuto dal ministero dell’Economia e delle Finanze».


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