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Dopo Libra arriva «Google Coin»? I piani di Big Tech sulle criptovalute

di Biagio Simonetta


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(Afp)

3' di lettura

È solo l'inizio. Libra, la criptovaluta di Facebook, molto presto potrebbe trovarsi in buona compagnia. I gemelli Tyler e Cameron Winklevoss, rivali numeri uno di Mark Zuckerberg, al quale hanno conteso per anni la proprietà intellettuale di Facebook, sono fermamente convinti che entro un paio d'anni, ogni Faang avrà la sua moneta virtuale.

Dopo Facebook, dunque, la stessa sorte toccherà ad Amazon, Apple, Netflix e Google, con progetti che saranno destinati a cambiare probabilmente per sempre gli equilibri del mondo finanziario. La loro previsione è arrivata in un'intervista rilasciata alla CNBC, nella quale i due hanno fatto un po' il punto sul mondo dei bitcoin. Un mondo che li vede assoluti protagonisti, come vedremo più avanti.

Libra e il futuro
Nei giorni scorsi, mentre Facebook lanciava Libra, in molti hanno ipotizzato che dietro potesse esserci lo zampino dei fratelli Winklevoss. Del resto, i due, non solo hanno un patrimonio enorme in Bitcoin, ma hanno anche lanciato il progetto Stablecoin Gemini Dollar, un piano cripto che permettere alle persone di comprare e di vendere beni e servizi a prezzi che sono prevedibili dato che il rapporto di cambio è ancorato alla parità con il dollaro. Per Libra, invece, non pare ci sia stata alcuna collaborazione. Eppure, nonostante i rapporti sempre tesi con Zuckerberg, in tema di moneta digitale il clima sembra essere molto più disteso. «Libra - ha detto Tyler nel corso dell'intervista alla CNBC - è qualcosa di molto positivo per il mondo delle cryptovalute. Una società che ha la statura di Facebook che parla di criptovalute demistifica la parola e fa sentire la gente molto più a suo agio. E la nostra previsione è che ogni azienda FANG avrà una sorta di progetto di criptovaluta entro i prossimi due anni». Alla domanda su quale consiglio si sentirebbe di dare a Zuckerberg in vista dell'udienza del Senato, Tyler ha parlato di collaborazione coi legislatori, per cercare di arrivare a un modello di regolamentazione in modo ponderato, «perché se si sbaglia la regolamentazione si può soffocare l'innovazione, ma la giusta regolamentazione consente all'innovazione di prosperare».

Da Amazon a Google
Per i Winklevoss, dunque, presto anche gli altri Faang lanceranno la loro moneta virtuale. E a tal proposito, è bene ricordare che Amazon, in qualche modo, ha già qualcosa in ballo. Con l'acquisto di Twitch, qualche anno fa, il gigante di Seattle ha messo le mani anche su Refereum, criptomoneta utilizzata nel gaming online. Certo, è abbastanza difficile immaginare che un'eventuale moneta digitale di Amazon possa fermarsi qui. E non è un caso, allora, che si parli sempre più insistentemente di Amazon Coin, gettone cripto che potrebbe arrivare nei prossimi mesi. Anche Google si sta muovendo in questa direzione, e circa un anno fa ha provato ad ingaggiare – senza successo - Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum. E voci di progetti simili, reali o presunti, accomunano anche Netflix e Apple.

Un patrimonio cripto
I gemelli Winklevoss hanno una storia molto legata alle criptovalute. Per anni hanno conteso la proprietà intellettuale di Facebook a Mark Zuckerberg, dando vita ad una controversia giudiziaria culminata in un risarcimento di 65 milioni di dollari nel 2008, poi confermato nel 2011. Briciole, rispetto al valore miliardario di Facebook. Ma comunque tanto denaro.
Grazie a quei soldi, Tyler e Cameron oggi si ritrovano un patrimonio enorme. I due fratelli, infatti, nel 2013 decisero di investire 11 di quei 65 milioni in Bitcoin. Una somma considerevole che, all'epoca, era pari all'1% del totale della criptovaluta esistente. Un azzardo. Ma il tempo gli ha dato ragione. La crescita smisurata del valore di Bitcoin li ha resi ricchi: hanno acquistato 100mila criptomonete quando il valore di un Bitcoin era di 120 dollari. Oggi quel valore ha sfondato quota 11mila dollari (toccando quota 19mila nel dicembre 2017) con una crescita dell'oltre 10mila per cento. Da qui un capitale complessivo che, oggi, va ben al di là del miliardo di dollari. E che in futuro potrebbe valere molto di più. La testi di Tyler, del resto, non lascia dubbi: «Il bitcoin è l'oro 2.0 e così fino a quando non avrà una capitalizzazione di 7 trilioni di dollari, che è la dimensione dell'oro, è un bene sottovalutato». E se fosse così...

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