l’analisi

Criptovalute, servono regole antiriciclaggio internazionali

È possibile creare nel web un vero e proprio «paradiso finanziario virtuale». La risposta non può che essere una regolamentazione antiriciclaggio efficace e condivisa a livello internazionale. Purtroppo è esattamente quello che non siamo riusciti a fare di fronte alla crescita dei giganti di Internet

di Marco Onado


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3' di lettura

La rivoluzione digitale ha sconvolto interi settori abbattendo le barriere della regolamentazione tradizionale: dal commercio al trasporto pubblico e sta prepotentemente interessando anche il settore regolato per eccellenza, cioè quello finanziario. Le modalità di fruizione dei servizi finanziari tradizionali stanno cambiando con la velocità tipica di Internet.
Metà degli americani ha contatti con la propria banca solo sulla rete; il credito concesso attraverso piattaforme virtuali è una realtà; ogni giorno, in Asia un miliardo di persone compiono pagamenti via cellulare.

Come tutte le rivoluzioni, anche questa pone gravi problemi di tutela dell’interesse generale, ma quando è in gioco la moneta, questi sono ancora più delicati. Innanzitutto perché il controllo dell’offerta di moneta è l’asse portante della regolazione macroeconomica. Anzi, è solo grazie a questa che abbiamo evitato che la crisi finanziaria si trasformasse in una depressione senza fine. Nessun problema (o quasi) fino a quando le nuove monete virtuali passano prima o poi attraverso le banche, che sono appunto l’anello fondamentale di trasmissione della politica monetaria. Il guaio è che se fosse così non sarebbe una rivoluzione: è come pretendere che Uber sia adottata e controllata dai tassisti.

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Ancora più delicato è il problema posto dalle criptovalute, che sono la componente più discussa dei nuovi mezzi di pagamento, oltre ad essere la più popolare, grazie all’astronomica ascesa del valore dei Bitcoin. Le criptovalute, rispetto alle altre monete virtuali, presentano infatti tre caratteristiche fondamentali: sono anonime; sono transnazionali e prive di un soggetto centrale che regola l’emissione e sovraintende al flusso di informazioni. Ognuno può ricevere criptovalute purché abbia il software adatto, esattamente come un messaggio sui social.

Ma c’è di più. La tecnologia è molto complessa e assorbe un’enorme quantità di potenza di calcolo: l’unica cosa sicura è quindi che non useremo mai un Bitcoin per pagare un caffè al bar, a differenza di quanto sta avvenendo per tutte le altre monete virtuali. Alla fine del 2017, all’apice della frenesia per Bitcoin, i pagamenti giornalieri su questa piattaforma erano meno di un millesimo di quelli gestiti dalla carta Visa.

Insomma, dal punto di vista economico le criptovalute sembrano una soluzione in cerca di un problema. Chi invece ha trovato una soluzione al suo problema fondamentale è la sempre più fiorente industria del riciclaggio, della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale (tre settori, come è noto, fortemente integrati) perché come avverte la relazione annuale, appena pubblicata dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, è possibile creare nel web un vero e proprio «paradiso finanziario virtuale », togliendo alla lotta alla criminalità internazionale uno strumento investigativo fondamentale, quello di seguire il flusso del denaro.

La rete dei controlli internazionali è stata enormemente rafforzata negli ultimi anni, ma come ogni rete è forte quanto il suo anello più debole e purtroppo sono ancora molti i paesi compiacenti che si comportano come le tre scimmiette. Una recente ricerca ha stimato che il 97% di pagamenti effettuati da un’entità riconosciuta come criminale è stata effettuata su piattaforme virtuali prive di alcun controllo. Si tratta di una frazione comunque piccola del giro d’affari complessivo (e ci mancherebbe), ma è un chiaro segno che il problema è grave, anche perché il criterio adottato (la diretta riconducibilità a un soggetto criminale, cioè un solo grado di separazione) è molto restrittivo.

Basta questo per condividere le preoccupazioni di ogni organo inquirente. La risposta non può che essere una regolamentazione antiriciclaggio efficace e condivisa a livello internazionale. Purtroppo è esattamente quello che non siamo riusciti a fare di fronte alla crescita dei giganti di Internet in materia di tutela della privacy o di controllo del potere di mercato dei giganti di Internet. Ma questa volta la posta in gioco è ancora più alta: la legalità, la sicurezza e quindi la giustizia.

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