la ripresa

Crisi aziendali, al via il Fondo per l’ingresso dello Stato

Dote da 750 milioni fino al 2023. Singoli interventi nel capitale fino a 10 milioni e per massimo cinque anni. Bonus fino a 5mila euro per dipendente mantenendo la forza lavoro

di Carmine Fotina

Ilva, raggiunto accordo: Stato al 50%, da 2022 con controllo

3' di lettura

La scena l’hanno rubata Ilva, Alitalia, Tim con la rete unica. Ma lo Stato che entra nelle imprese è una scia lunga, che attraversa anche il dissesto di piccole e medie imprese divorate da crisi di liquidità, perdita di mercato e ora dall’emergenza Covid. A consentirlo è il nuovo Fondo del ministero dello Sviluppo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’attività di impresa: il decreto attuativo, sbloccato dopo un iter di otto mesi (Gazzetta ufficiale n. 309 del 14 dicembre) prevede che lo Stato, attraverso la sua controllata Invitalia, possa entrare nel capitale delle aziende in stato di difficoltà economico finanziaria per un massimo di 10 milioni, restando in minoranza, e per un tempo non superiore a 5 anni. L’intervento nel capitale di rischio dovrà essere accompagnato da un apporto di investitori privati per almeno il 30 per cento.

Dote impressionante da 750 milioni

Il Fondo ha una disponibilità di 300 milioni rifinanziata con la legge di bilancio con ulteriori 250 milioni per il 2021, 100 milioni per il 2022 e 100 milioni per il 2023. Una dotazione impressionante considerando il tetto di 10 milioni per intervento. Per ora del resto le uniche operazioni già preannunciate si riferiscono all’azienda di moda Corneliani e a Italcomp, il veicolo societario che nascerà dalla fusione tra la ex Embraco e la Acc. Il decreto dispone un compenso per Invitalia in qualità di soggetto gestore pari all’1,5% dell’ammontare del Fondo.

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Platea potenziale che include 120 tavoli di crisi

Nato inizialmente per le sole imprese titolari di marchi storici, il nuovo strumento governativo è stato poi esteso prima a tutte le società di capitali con oltre 250 dipendenti poi anche alle Pmi se appartenenti a settori strategici oppure che «rivestono un ruolo chiave nel promuovere lo sviluppo e il benessere della collettività». La deroga per le Pmi vale anche nei casi di proroga di sei mesi della cassa integrazione straordinaria per cessazione. Insomma, una platea talmente ampia da includere potenzialmente quasi tutte le aziende interessate dagli oltre 120 tavoli di crisi del ministero.

L’ingresso nel capitale si accompagna a un contributo a fondo perduto per il salvataggio dell’occupazione. Il valore massimo è di 5mila euro per ogni dipendente, e per tre anni, se si mantiene il 100% della forza lavoro per sette anni, poi si scende a 4.500 euro con mantenimento di almeno il 90%, a 3.500 euro tra l’80 e il 90% e a 2.500 euro tra il 70 e l’80 per cento. Il tetto dei 10 milioni vale per il complesso degli interventi e può essere superato solo se solo se partecipano anche regioni o altre amministrazioni locali.

Iter complesso per ottenere gli aiuti

Ottenere il salvagente dello Stato non sarà comunque una passeggiata per le imprese in crisi. Queste saranno tenute a presentare un programma di ristrutturazione, che impone un contributo proprio anche tramite nuovi investitori pari ad almeno il 40% dei costi del piano, nel caso di medie imprese, e del 25% nel caso di piccole imprese. Si aggiunge il divieto di delocalizzazione per almeno cinque anni. Nel caso delle grandi imprese, ogni intervento dovrà essere autorizzato dalla Commissione Ue mentre per le Pmi vale un’autorizzazione unica.

Alessandra Todde, sottosegretaria allo Sviluppo economico che ha seguito da vicino il dossier, tiene a sottolineare come il testo sia stato portato al traguardo della Gazzetta Ufficiale «in modo conforme alla normativa europea» e rappresenti «una dimostrazione di quanto l’Italia voglia tornare concretamente a fare politica industriale, investendo e tutelando il made in Italy».

Sulla stessa Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre è stato pubblicato anche un altro decreto del ministero dello Sviluppo, con il quale vengono sbloccati contributi a fondo perduto per 9,5 milioni a favore di startup che acquistano servizi da incubatori, acceleratori, innovation hub, business angels.

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