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Crisi, crescono le quotazioni di Conte ma ora il Pd vuole i ministeri chiave. Ecco i tre scenari

Nel borsino della crisi di governo che avrà il suo sbocco finale mercoledì con le decisioni del capo dello Stato, si rafforzano le chance che l’avvocato ottenga il placet per guidare un governo giallo-rosso. La contropartita dei Dem: molti ministri di peso. Zingaretti resiste

di Mariolina Sesto


Crisi di governo, avanti la trattativa M5s-Pd

3' di lettura

Crescono le quotazioni di Conte premier. Nel borsino della crisi di governo che avrà il suo sbocco finale mercoledì con le decisioni del capo dello Stato, si rafforzano le chance che l’avvocato ottenga il placet per guidare un governo giallo-rosso. Dopo il tentativo del Pd di rilanciare la palla ai Cinque stelle con il nome di Fico, andato subito a vuoto con il passo indietro dello stesso presidente della Camera, il nome che potrebbe far sbloccare lo stallo è proprio quello del premier uscente. In cambio il Pd chiederebbe di esprimere molti ministri di peso. Il leader dem Nicola Zingaretti però avverte: «Il Paese non capirebbe un rimpastone. Serve discontinuità sui nomi».

Perché si rafforza Conte
Giuseppe Conte è l’unico nome grazie al quale la base M5S riuscirebbe a digerire l’accordo M5S-Pd, subito stritolato negli attivissimi canali social pentastellati. È inoltre un nome che tiene unito il partito senza essere fonte di divisioni fra le varie anime. Lo tiene talmente unito da arrivare a fare un po’ ombra al leader Luigi Di Maio. Non va dimenticato inoltre il pressing pro-Conte che arriva dal garante M5S Beppe Grillo che con i suoi post ha elogiato il premier in modo alquanto vistoso. Quanto al Pd, Conte ha già ricevuto da giorni il placet di Renzi (e di altri dirigenti come Franceschini) e il via libera di Zingaretti (che per ora nicchia) potrebbe rappresentare una mossa che porta l’unità nel partito. D’altra parte, come si fa notare dal M5S, Conte - con le parole di Biarritz - ha definitivamente chiuso il forno con la Lega. Esattamente ciò che da giorni chiedevano i Dem. Non è poi un mistero che Conte, con il suo operato, si sia guadagnato la stima del capo dello Stato, oltre che dei vertici europei. Altro elemento che “spinge” in questo momento le sue quotazioni.

La contropartita che chiede il Pd: ministri chiave
Per accettare un secondo mandato di Conte, il Pd chiede di avere molti ministri chiave. Potrebbe essere questo il compromesso che fa decollare il governo giallo-rosso. La trattativa è entrata nel vivo eil segretario Nicola Zingaretti rimane molto cauto chiedendo discontinuità e rifiutando l’ipotesi di un rimpastone ma assicurando che una soluzione si sta cercando. Che la trattativa proceda serrata si capisce anche dalle voci che, seppure smentite dai Cinque stelle, parlano di un’offerta al Pd di un governo con Conte premier e così tanti ministri dem da assomigliare a un «monocolore». Voci, segnali di un negoziato caldissimo.

L’ipotesi di un nome terzo
Resta in piedi, tuttavia, l’ipotesi che si arrivi ad un premier ”terzo”. È la strada che in queste ore indica il segretario dem Zingaretti. Sul tavolo ci sono l’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini e l’ex presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone. Si fanno ancora i nomi di due donne: il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni e quello della vice presidente Luiss Paola Severino. Mentre la giudice costituzionale Marta Cartabia si è sfilata dicendo di voler portare a termine il suo mandato che scade nel 2020. Questa ipotesi tuttavia non trova al momento il via libera del Movimento che non ha a disposizione personalità “terze” ma vicine ai suoi valori tali da rendere digeribile l’intesa con il Pd.

Il ritorno al voto
Se nessuno dei due scenari precedenti si materializzerà nelle prossime ore, la strada del voto anticipato sarà segnata. D’altra parte, il capo dello Stato ha mandato precisi segnali e “affisso” già il calendario: martedì nuovo round di consultazioni e mercoledì incarico. Se il governo di legislatura non sarà “sbocciato”, resterà il sentiero del governo di garanzia che accompagni il paese alle urne.

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