il nuovo codice

Crisi d’impresa, chiedere le tutele solo in caso di pericolo reale

Misure protettive da parte dei debitori dovranno durare al massimo 12 mesi, anche non consecutivi ma inclusi rinnovi e proroghe. È uno degli effetti dell’addio alle azioni esecutive e cautelari durante il concordato preventivo

di Claudio Ceradini

(© Zoonar.com/Erwin Wodicka)

2' di lettura

L’utilizzo molto parco e accorto delle misure protettive da parte del debitore è destinato a divenire la regola dei piani di risanamento presentati dal prossimo 15 agosto, quando il Codice della crisi e dell’insolvenza entrerà in vigore. È uno degli effetti dell’addio al principio (oggi previsto dall’articolo 168, comma 1, della legge fallimentare) che vieta per tutta la durata della procedura di concordato preventivo l’inizio o la prosecuzione delle azioni esecutive e cautelari.

Cosa prevede il nuovo Codice
Il Codice della crisi, in ossequio alla direttiva Insolvency (2019/1023), prevede invece che le misure protettive durino al massimo 12 mesi, anche non consecutivi ma inclusi rinnovi e proroghe. E l’accesso non sarà più automaticamente legato alla presentazione della domanda di concordato, ma subordinato alla richiesta del debitore e all’autorizzazione del giudice.

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Il debitore in crisi dovrà quindi ricorrere alle misure protettive solo in caso di reale pericolo: vale a dire quando le iniziative individuali dei creditori, se non contrastate, potrebbero compromettere l’integrità funzionale del patrimonio aziendale che, se risanato, sarebbe ancora in grado di generare valore, ma che, se inciso dalle azioni individuali, rischierebbe invece di subire una liquidazione atomistica, dannosa per i creditori oltre che per lo stesso debitore.

Le possibili conseguenze
Nei fatti, l’esistenza di una scadenza, ultima e improrogabile di 12 mesi, potrebbe far sì che il blocco delle procedure esecutive e cautelari si esaurisca prima della fine della procedura di concordato preventivo. I creditori sarebbero quindi liberi di assumere o riprendere tutte le iniziative a tutela dei loro interessi individuali. Alcuni di loro potrebbero acquisire nuove e valide cause di prelazione, tali da incidere su gerarchia, priorità e misura dei pagamenti previste dalla proposta concordataria. Il problema potrebbe divenire ancor più serio se il debitore accedesse al concordato dopo aver fallito la composizione assistita della crisi, avendo richiesto, nel corso del tentativo, la concessione delle misure protettive. L’utilizzo “improduttivo” durante la fase di allerta ridurrebbe infatti il periodo di protezione disponibile per il concordato.

Il rischio della scarsa convenienza
L’uso attento delle misure protettive sarà quindi obbligatorio. Il rischio però è che il nuovo tetto di 12 mesi, ispirato a una maggior tutela dei creditori, finisca per danneggiarli, rendendo in alcuni casi improcedibili proposte concordatarie convenienti e magari in dirittura d’arrivo.

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