Responsabilità civile

Crisi d’impresa, il rischio più alto ora lo corrono i revisori sulle polizze

Dopo il codice della crisi di impresa revisori in difficoltà sulle polizze: nuove funzioni ad alto rischio e con franchigie pesanti

di Bianca Lucia Mazzei


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3' di lettura

Polizze pesanti per i commercialisti che accettano l’incarico di sindaco o revisore. Classificata come “high risk” dagli assicuratori, questa attività è oggi oggetto di un’impennata di richieste generata dall’estensione alle Srl di media grandezza dell’obbligo di dotarsi dell’organo di controllo, così come previsto dal Codice della crisi.

Dopo aver sperato fino all’ultimo in una proroga della scadenza del 16 dicembre, le Srl chiamate a questo adempimento hanno cominciato a mettersi in regola. Nonostante il termine sia ormai superato da oltre un mese, alcuni emendamenti al Dl Milleproroghe, attualmente all’esame della Camera dei deputati per la conversione, ne prevedono però la riapertura ma bisognerà vedere se verranno approvati: il voto è previsto per questa settimana.

Le polizze
L'attività di revisore e sindaco è considerata, dagli assicuratori, la più rischiosa fra quelle svolte dai commercialisti (che rappresentano la grande maggioranza dei revisori, nonostante del registro facciano parte anche avvocati e consulenti del lavoro) .

«È l’attività più esposta a richiesta di danno», dice Giorgio Moroni, responsabile specialty professional services di Aon, gruppo internazionale leader nella consulenza dei rischi e nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa . E i dati lo confermano.

«Su un campione di 37mila commercialisti assicurati tramite Aon, in 10 anni i l 65% dei sinistri pagati o riservati (ossia con somme accantonate in previsione del pagamento) ha riguardato revisori o sindaci e questo nonostante i sinistri gestiti per questa tipologia di attività siano invece il 23% del totale», aggiunge Moroni.

Le estensioni
Di solito la copertura dell’attività di controllo non fa parte della polizza base dei commercialisti (non tutti i professionisti ne hanno bisogno), ma è prevista come estensione attivabile su richiesta dell’assicurato. «È un’aggiunta che ha un costo a parte - spiega Moroni - e che, visto il livello di rischio, prevede scoperti (cioè quanto versa l’assicurato in caso di risarcimento) che possono arrivare anche al 10-15% e massimali più bassi di quelli della Rc professionale. È quindi importante che gli interessati chiedano l’estensione con massimali adeguati».

Le proposte dei commercialisti
Per questo i commercialisti chiedono di fissare un tetto al rischio: «Va cercato un parametro per limitare il rischio di chi non gestisce ma controlla, non partecipa agli utili ma percepisce un compenso. Altrimenti accade che a collegi sindacali che hanno percepito 10-15mila euro vengano chiesti danni per milioni di euro», dice Andrea Foschi, membro del Consiglio nazionale dei commercialisti con delega alla crisi di impresa.

«Il rischio deve essere valutabile, ma oggi non lo è: il parametro potrebbe essere proprio il compenso», aggiunge Foschi . Per limitare le responsabilità, i commercialisti propongono anche l’estensione dell’obbligo assicurativo agli amministratori. Un’ipotesi che raccoglie consensi anche nel mondo delle assicurazioni.

«L’obbligatorietà della polizza per gli amministratori è importante perché la “Rc amministratori” ha una copertura molto estesa che comprende tutti coloro che hanno carichi aziendali e di controllo, inclusi sindaci e revisori», aggiunge Antonio Fattore, responsabile del team associazioni professionali di Marsh, società internazionale di brokeraggio assicurativo e gestione del rischio. «Nelle medie e grandi aziende la Rc amministratori è diffusa - continua Fattore - mentre ancora non lo è nelle imprese interessate dalla nuova normativa».

Che cosa va verificato
A sottolineare l’ampliamento del rischio è anche Marcella Caradonna, presidente dell’ordine dei commercialisti di Milano: «In base al Dlgs 14/2019 - spiega Caradonna - l’organo di controllo deve verificare che gli assetti organizzativi siano adeguati alla rilevazione tempestiva delle difficoltà. E se, in caso di crisi, viene registrata un’inadeguatezza non segnalata, anche per l’organo di controllo potrebbe esserci un addebito per dolo eventuale».

Il revisore non deve quindi solo verificare che gli assetti organizzativi siano adeguati, ma deve anche essere in grado di dimostrarlo a distanza di anni, nel caso di una eventuale crisi aziendale. «Stiamo cercando di affrontare questo problema ma è un terreno minato - continua Caradonna - perché il concetto di adeguatezza è strettamente connesso alle caratteristiche dell’impresa e quindi i contorni della responsabilità dell’organo di controllo non sono, ad oggi, ben definiti».

I compensi
Se rischi e responsabilità crescono, lo stesso non può dirsi per i compensi. Anzi. Dal sondaggio effettuato a dicembre dall’Unione nazionale dei giovani commercialisti (Ungdcec) emerge che il 21% dei 1.500 commercialisti intervistati ritiene adeguato un compenso inferiore a 50 euro l’ora, il 43% dai 50 ai 70 euro e solo il 28% da 70 a 100 euro e il 7% sopra i 100 euro. «Bisogna stare attenti a non sottovalutare rischi e responsabilità -dice Daniele Virgillito, presidente di Ungdcec - e far comprendere all’imprenditore che si tratta di un asset strategico che contribuisce alla creazione di valore».

Per approfondire
Le regole per difendere le nano-imprese dalla crisi di impresa
Responsabilità in crescita ma compensi inadeguati

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