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Crisi del diesel: 620 esuberi alla Bosch di Bari

Atteso un calo della quota di mercato Ue pari al 90% in dieci anni

di Domenico Palmiotti


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3' di lettura

La progressiva perdita di terreno del diesel mette alle corde la Bosch di Bari, azienda con quasi 1.900 dipendenti. In un vertice al Mise, la società parla da qui a dieci anni, nel 2030 quindi, della perdita sino al 90% della quota di mercato in Europa nel segmento diesel, prospetta un piano di investimenti e di riposizionamento da 40 milioni, ma annuncia pure entro il prossimo anno 620 esuberi perché il progressivo calo del diesel ha contraccolpi inevitabili sull'occupazione. «Il gruppo Bosch - annuncia la Regione Puglia - è impegnato in una delicata e radicale fase di riconversione della sua produzione, da un lato verso la mobilità elettrica e dall'altro verso settori diversi rispetto all'automotive. Per far questo sarà necessario un percorso di riconversione che dovrà interessare anche il personale attraverso una mirata attività di formazione». Ma se il piano di rilancio viene incoraggiato, c'è invece lo stop alla previsione di esuberi. «Ho evidenziato come questa prospettiva - afferma Cosimo Borraccino, assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia - sia del tutto inaccettabile. Ci batteremo in ogni sede affinché non si concretizzi una così significativa riduzione dei livelli occupazionali. Sussiste certamente la volontà del governo regionale di sottoscrivere un apposito accordo di programma che consenta a Bosch di realizzare il suo piano, garantendo anche un cofinanziamento regionale nella misura massima che le limitate risorse disponibili renderanno possibile, così come abbiamo evidenziato la nostra disponibilità a finanziare l'attività formativa con le risorse regionali messe a disposizione con il bando “Avviso 4/2016”. Ma presupposto indispensabile e inderogabile perché questo possa avvenire - chiarisce Borraccino - è che non ci sia alcun esubero, con l'unica possibile eccezione di un accordo con i sindacati, sottoscritto tra le parti dinnanzi al Governo, che possa prevedere incentivi all'esodo volontario: 620 esuberi non possono essere accettati».
Franco Busto, segretario regionale Puglia della Uil, parla, a proposito della crisi della Bosch di «dannazione del diesel. Si, perché sembra che tutto l'inquinamento del mondo - spiega - sia provocato dai motori diesel. Ma l'inquinamento può valere per un diesel Euro 1, 2, 3, che vanno ritirati dal mercato, non certo per quelli di ultima generazione che inquinano meno di un motore a benzina. In Puglia Bosch é la seconda azienda industriale dopo Ilva di Taranto per numero di occupati ed é espressione di una filiera dell'automotive che a Bari conta altre realtà importanti, da Getrag a Magneti Marelli. Per Bosch - prosegue - sono dieci anni che sollecitiamo una diversificazione, firmati anche degli accordi, rimasti però sulla carta perché se hai un mercato che tira e tutti ti chiedono la pompa diesel, è ovvio che ti concentri su questo e non stai a pensare al resto. Nel passato è stato così. Ma adesso il mercato é nettamente cambiato e bisogna lavorare su un piano di rilancio e di mantenimento dell'occupazione».
«La perdita dei volumi è purtroppo a vista d'occhio rispetto al piano di riposizionamento dell'azienda - dichiarano Raffaele Apetino e Donato Pascazio, rispettivamente Fim Cisl nazionale e Bari -. Nel 2017 abbiamo fatto un accordo, scadenza 2022, per tutta la forza lavoro basato su un mix di permessi e cassa integrazione. Per quest'ultima ora andiamo verso la scadenza e si pensa alla possibilità di nuovi ammortizzatori sociali, tra cassa integrazione e contratti di solidarietà». «Per fronteggiare la crisi, l'azienda - dicono ancora Apetino e Pascazio - ha puntato sulla produzione di un componente elettrico per le bici e su due nuove linee per motori Euro sei, la prima già arrivata, la seconda in arrivo a fine anno per entrare in produzione a marzo 2020». «Noi - aggiungono gli esponenti Fim Cisl - chiediamo soluzioni strutturali. Positivo che Bosch ci abbia detto che vuole investire a Bari. Ha chiesto il supporto di Invitalia e della Regione Puglia ma se per caso non dovesse esserci, Bosch comunque investirà ugualmente, ci ha assicurato al tavolo del Mise». «Poiché la riconversione é fondamentale - commenta infine Giuseppe Gesmundo, segretario regionale Puglia Cgil - è importante capire bene che investimento Bosch mette in campo per la fabbrica».

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