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Crisi del diesel, la tedesca Mahle chiude due fabbriche in Piemonte

Sono 450 gli addetti nello stabilimento di La Laggia e nella fonderia di Saluzzo - L’azienda parla di calo di volumi disastroso

di Filomena Greco


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2' di lettura

Uno stabilimento produttivo a La Loggia, alle porte di Torino, e una fonderia a Saluzzo, nel Cuneese. La Mahle, multinazionale tedesca del settore automotive, annuncia la chiusura deidue siti piemontesi dove lavorano almeno 450 addetti. L’azienda in una nota parla di «anni critici dal punto di vista economico» e spiega che «la riduzione degli ordini a livello europeo, principalmente nella produzione di motori diesel, ha
notevolmente ridotto la capacità produttiva».

Negli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo si producono pistoni, nell’ottica della filiera integrata: la crisi delle motorizzazioni Diesel ha generato un calo di volumi prima graduale, raccontano fonti aziendali, e poi da quest’anno diventato rilevante. Si tratta dell’ennesima crisi industriale in una regione, il Piemonte, dove si concentrano oltre un terzo delle imprese della componentistica auto Made in Italy.

«Mahle si trova purtroppo costretta a programmare la chiusura dei due stabilimenti e a breve saranno avviate le consultazioni con le organizzazioni sindacali» recita il comunicato diffuso nel pomeriggio dall’azienda. La multinazionale si dice disponibile a collaborare «con i rappresentanti dei lavoratori per considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti».

Il tavolo di crisi si è aperto nella sede dell’Amma – l’Associazione delle aziende della meccanica e della meccatronica – di Torino e nei prossimi giorni si avvierà la procedura di 75 giorni per le negoziazioni con le organizzazioni sindacali. Formalmente si è aperta una procedura di licenziamento collettivo per la chiusura degli stabilimenti. Durante la riunione Mahle ha sottolineato di non vedere possibilità di miglioramento degli ordinativi nei prossimi mesi. La crisi, dicono, è destinata ad aggravarsi, da qui la scelta di chiudere i siti perché gli ordinativi non sono sufficienti a mantenere i livelli produttivi.

Il Gruppo conta 79mila dipendenti e ricavi per oltre 12 miliardi di euro ed è specializzato nella produzione di componenti per il powertrain, sia per i motori tradizionali che per l’e-mobility.

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