mosca e occidente

Crisi diplomatica e tragedia in Siberia, i due fronti aperti di Putin

di Antonella Scott

Vladimir Putin al memoriale improvvisato dagli abitanti di Kemerovo, dove 64 persone sono morte in un incendio

3' di lettura

Vladimir Putin ha proclamato per il 28 marzo una giornata di lutto nazionale. Dall’estero, le condoglianze arrivano insieme agli annunci di nuove espulsioni, che allungano la lista dei Paesi che insieme alla Nato hanno ordinato la partenza di ormai 150 diplomatici russi in risposta al caso Skripal, in solidarietà con la Gran Bretagna convinta che ci sia la mano di Mosca nel tentato omicidio dell’ex agente dei servizi militari russi a Salisbury. Ma si è aggravato anche il bilancio della tragedia di Kemerovo, la città siberiana dove domenica il centro commerciale “Ciliegia d’inverno” è andato in fiamme: delle 64 vittime, 41 sono bambini. Ci sono ancora decine di dispersi.

Sotto attacco su due fronti, Putin ha dato la priorità a quello interno: sulla guerra diplomatica dichiarata alla Russia non si è ancora pronunciato. Ha parlato invece il ministro degli Esteri, Serghej Lavrov. «Quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel Paese, e ci sussurrano nelle orecchie le scuse, sappiamo per certo che questo è il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington», ha detto Lavrov.

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Putin è volato a Kemerovo, dove gli abitanti e i parenti delle vittime - a centinaia in piazza davanti alla sede dell’amministrazione locale - chiedono la testa dei responsabili dell’incendio e della mancanza di controlli, che Putin ha attribuito a «negligenze criminali» assicurando i genitori, incontrando le autorità locali e il potente governatore della regione del Kuzbass, Aman Tuleyev. Il suo vice, Serghej Tsivilev, si è inginocchiato in piazza davanti ai manifestanti chiedendo perdono, come si faceva - ha detto - in Russia nei tempi antichi. Lo hanno applaudito, ma poi a Putin hanno chiesto trasparenza, e la certezza che i colpevoli verranno puniti. Qualcuno ha chiesto anche le sue dimissioni.

«Nel giorno tetro della tragedia di Kemerovo - ha osservato dagli Stati Uniti l’ambasciatore russo Anatolij Antonov - abbiamo visto la Washington ufficiale emotivamente sorda, indifferente e sconsiderata». Antonov ha criticato la decisione di annunciare proprio lunedì l’espulsione di massa dei diplomatici - 60 dovranno lasciare gli Usa: «Non ci lasceremo provocare in reazioni emotive. Ma ci sarà una risposta». Lunedì la Casa Bianca aveva lasciato capire che sulle ritorsioni decise pesa anche lo scandalo del Russiagate, mentre è in corso l’inchiesta sulle presunte interferenze russe nella campagna elettorale che ha portato alla vittoria di Donald Trump, nel 2016. «È importante lavorare in solidarietà gli uni con gli altri», ha detto da Praga Paul Ryan, speaker del Congresso americano.

Turchia, Israele, Portogallo, Austria, Grecia: passando da Kemerovo alla vicenda dei diplomatici, la tv russa è partita dai Paesi che non si sono uniti alla risposta coordinata della maggior parte dei Paesi europei e dei membri della Nato. Tra questi ultimi l’Islanda è andata oltre, annunciando il boicottaggio diplomatico dei Mondiali di calcio in programma in Russia dal 14 giugno al 15 luglio. Rejkyavik ha deciso di sospendere ogni forma di contatti bilaterali di alto livello con le autorità russe: non invierà quindi rappresentanti del governo alla Coppa del Mondo, e lo stesso farà Londra. Anche se, come ha ricordato in un acceso dibattito a Westminster il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, un vero boicottaggio della Coppa del Mondo non ci sarà, perché penalizzerebbe la squadra inglese e i tifosi.

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