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Crisi economica e tassi in rialzo frenano la crescita del private debt

di Matteo Meneghello

2' di lettura

Il rialzo dei tassi e il deterioramento del quadro economico atteso per la parte finale dell’anno e per il 2023 frustrano le ambizioni di crescita del private debt italiano. I numeri elaborati da Aifi in collaborazione con Deloitte certificano che, dopo avere toccato il massimo storico nei primi sei mesi dell’anno scorso, a quota 576 milioni, la raccolta di capitali destinati a operazioni di debito alternative a favore delle imprese italiane cala al 30 giugno di quest’anno a 440 milioni. La frenata rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, -24%, è rilevante, anche se il numero in assoluto rimane superiore rispetto alle prime frazioni del 2020 e del 2019. Calano però anche gli investimenti (513 milioni, -29%) e il numero di sottoscrizioni, pari a 102 (-18%), distribuite su 49 società (-31%). Il 70% dell’ammontare, rileva Aifi, è stato investito da operatori internazionali. Un dato che si accompagna a un quadro in controtendenza, rispetto ai dati italiani, del mercato del private debt negli altri paesi europei, ancora in crescita almeno in questa prima parte dell’anno.

«I risultati di questo primo semestre risentono delle crisi in corso dovute al perdurare della guerra, all’innalzamento dei costi energetici e dei tassi di interesse - spiega Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi -, perché operatori e aziende hanno maggiori difficoltà nel valutare il costo al quale vanno condotte determinate operazioni. Il private debt italiano ha già imboccato una strada in flessione, mentre altri in Europa riescono a conservare un trend positivo. Questo significa che anche in situazioni difficili, come quella attuale, è possibile trovare spazio. Spesso, però, si tratta di opportunità che possono cogliere soprattutto operatori già dimensionati o fondi di fondi: in Italia permangono difficoltà nell’investimento, serve un soggetto anchor in grado di spingere questo mercato, così come avvenuto nel venture capital con il ruolo determinante di Cassa depositi e prestiti. Nell’immediato, purtroppo, la contrazione della raccolta comporterà una riduzione delle risorse da destinare, nel prossimo futuro, al supporto delle iniziative di crescita imprenditoriale».

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IL RALLENTAMENTO DEL PRIVATE DEBT
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Qualche elemento di conforto è rappresentato dal fatto che l’analisi degli investimenti, nonostante la contrazione, non mostra cambiamenti sostanziali: il private debt italiano resta uno strumento per Pmi che hanno necessità di crescere e finanziare i propri investimenti. Nel dettaglio, la maggior parte delle operazioni, pari al 74%, è indirizzata allo sviluppo delle società, mentre il restante 21% riguarda la realizzazione di operazioni di buy out e solo il 5% è indirizzato a rifinanziamenti. Nel primo semestre nessuna operazione ha superato i 100 milioni di euro, ma l’ammontare risulta comunque in crescita del 13% rispetto al primo semestre 2021 (471 milioni) e dell’84% rispetto allo stesso periodo del 2020 (289 milioni), con un aumento dell’ammontare medio. A livello di dimensione delle aziende target, coerentemente con la crescita dell’ammontare medio investito, i numeri elaborati dall’organizzazione diretta da Anna Gervasoni evidenziano che il 42% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 250 addetti (56% nel primo semestre 2021). Per quanto riguarda le caratteristiche degli strumenti, la durata media è di 6 anni, mentre il tasso d’interesse medio è inevitabilmente risultato in aumento, passando dal 4,5% di un anno fa al 5,2 per cento.

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