L’analisi

Crisi energetica in Cina, l’impatto sull’economia globale settore per settore

Dall’automotive all’elettronica, dal food al packaging: ecco i comparti che soffrono di più l’impennata dell’energia nel più grande esportatore al mondo

Cina, crisi energetica tra blackout e tagli della produzione

4' di lettura

L’impatto della crisi energetica cinese sta iniziando a propagarsi in tutto il mondo, colpendo tutti, dalla Toyota agli allevatori di pecore australiani, fino ai produttori di scatole di cartone.

L’estrema carenza di elettricità causata dall’impennata dei prezzi del carbone nel più grande esportatore del mondo è destinata a danneggiare la crescita della Cina stessa e le conseguenze sulla supply chain potrebbero paralizzare un’economia globale che lotta per emergere dalla pandemia. La tempistica non potrebbe essere peggiore, con l’industria navale che sta già facendo i conti con linee di approvvigionamento congestionate che si traducono in ritardi di consegne di vestiti e giocattoli.

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Inoltre tutto ciò accade proprio mentre in Cina parte la stagione del raccolto. «Se la carenza di energia elettrica e i tagli alla produzione continuano, potrebbero diventare un altro fattore che causa problemi di approvvigionamento globale, soprattutto se iniziano a influenzare la produzione di beni da esportazione», ha detto Louis Kuijs, economista senior alla Oxford Economics.

Crescita più lenta

Gli economisti avevano già segnalato una crescita più lenta in Cina. A Citigroup, un indice di vulnerabilità indica che gli esportatori del manifatturiero cinese, così come le materie prime, sono particolarmente a rischio per un indebolimento dell’economia cinese. Vicini come Taiwan e Corea sono esposti, così come gli esportatori di metalli come l’Australia e il Cile, e partner commerciali chiave come la Germania. Per quanto riguarda i consumatori globali, la domanda è se i produttori e il retail assorbiranno i costi più alti o li trasferiranno.«Questo sembra un altro shock stagflazionistico per il settore manifatturiero, non solo per la Cina ma per tutto il mondo», ha detto Craig Botham, capo economista cinese di Pantheon Macroeconomics. «Gli aumenti dei prezzi sono ormai abbastanza diffusi, una conseguenza del profondo coinvolgimento della Cina nelle catene di approvvigionamento globale».

Le mosse di Pechino

Pechino ha ordinato alle miniere di carbone di aumentare la produzione e sta setacciando il mondo per le forniture di energia nel tentativo di stabilizzare la situazione ed evitare nuovi razionamenti dell’elettricità. L’impatto sull’economia globale dipenderà da quanto velocemente questi sforzi daranno i loro frutti. Molte fabbriche cinesi hanno ridotto la produzione per la vacanza della «Settimana d’oro» che cade proprio in questi giorni e gli economisti stanno osservando da vicino se le carenze di energia torneranno quando si ripartirà. A causa di una forte risposta del governo cinese «il peggio di questa crisi energetica, ma non l’intera crisi, potrebbe essere presto finito», hanno detto gli economisti di Société Générale in una nota.

Tuttavia, le restrizioni sull’uso dell’energia per le industrie a più alta intensità energetica come l’acciaio, l’alluminio e il cemento persisteranno per mesi e la Cina continuerà a puntare aggressivamente sulle importazioni di gas naturale. Alcune industrie sono già sotto pressione. Ecco quali.

Carta e cartone

La produzione di scatole di cartone e materiali da imballaggio era già sotto pressione a causa della domanda alle stelle durante la pandemia. Ora, le chiusure temporanee in Cina hanno colpito ancora più duramente la produzione, portando a una possibile riduzione dal 10% al 15% dell’offerta per settembre e ottobre, secondo Rabobank. Questo aggiungerà ulteriori complicazioni alle imprese che già soffrono per la carenza globale di carta.

Alimentare

Anche la catena di approvvigionamento alimentare è a rischio, poiché la crisi energetica rende la stagione del raccolto più difficile per il più grande produttore agricolo del mondo. I prezzi globali del food sono già balzati ai massimi del decennio e ci si preoccupa che la situazione peggiori man mano che la Cina fatica a gestire i raccolti, dal mais alla soia fino alle arachidi e al cotone. Nelle ultime settimane, diversi impianti sono stati costretti a chiudere o a ridurre la produzione per ridurre i consumi di energia elettrica: è il caso dei trasformatori di soia che schiacciano i fagioli per produrre farina per l’alimentazione animale e olio per cucinare. I prezzi dei fertilizzanti, uno degli elementi più importanti dell’agricoltura, stanno salendo alle stelle, colpendo duramente gli agricoltori già vittime di costi crescenti. L’industria di trasformazione è destinata ad essere colpita più duramente dei prodotti di base come i cereali e la carne, scrivono gli analisti di Rabobank. Nel settore lattiero-caseario, i tagli energetici potrebbero interrompere il funzionamento delle macchine per la mungitura, mentre i fornitori di carne di maiale dovranno affrontare la pressione di un’offerta più limitata di celle frigorifere.

Lana

Al di fuori della Cina, gli allevatori di pecore australiani si stanno preparando per una domanda più debole proprio mentre cercano di vendere la loro lana alle aste. L’industria ha visto le fabbriche cinesi ridurre la produzione fino al 40% a causa delle interruzioni di corrente della scorsa settimana, ha riferito l’Australian Broadcasting Corp.

Elettronica

Il mondo della tecnologia potrebbe subire drammatici contraccolpi, dato che la Cina è la più grande base di produzione mondiale di gadget - dall’iPhone alle console di gioco - e un importante centro per l’imballaggio dei semiconduttori utilizzati come componenti degli elettrodomestici. Diverse aziende hanno già sperimentato chiusure nelle loro strutture cinesi per conformarsi alle restrizioni locali. Pegatron Corp, un partner chiave per Apple, ha detto il mese scorso che ha iniziato ad adottare misure di risparmio energetico, mentre Ase Technology Holding Co, il più grande produttore di chip al mondo, ha fermato la produzione per diversi giorni. L’impatto complessivo sul settore tecnologico è stato finora limitato a causa delle chiusure abituali in questo periodo dell’anno. Se la crisi energetica dovesse peggiorare, potrebbe colpire la produzione prima della stagione cruciale dello shopping di fine anno. Giganti dell’industria tra cui Dell e Sony non possono permettersi un altro shock di fornitura dopo che le turbolenze indotte dalla pandemia hanno portato una carenza globale di chip che si estenderà fino al 2022 e oltre.

Automotive

Un ulteriore deterioramento del mercato dei semiconduttori avrebbe ripercussioni sulle case automobilistiche che hanno già visto la produzione contrarsi per la carenza di chip. L’industria, in cima alla lista dei settori protetti in tempi come questi, è stata finora ampiamente risparmiata dagli effetti della crisi energetica.Tuttavia, ci sono stati alcuni casi isolati di sofferenza, come quello di Toyota, che produce più di un milione di veicoli all’anno in Cina negli impianti centrati intorno a Tianjin e Guangzhou. E ha lamentato i contraccolpi della crisi energetica.


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