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Crisi energetica, Draghi in missione ad Algeri per sostituire un terzo del gas russo

Il premier, Di Maio, Cingolani e Descalzi in missione per l’accordo che dovrebbe assicurarci 9 miliardi di metri cubi aggiuntivi attraverso il gasdotto TransMed

di Fabio Carducci

Draghi: faremo tutto ciò che è necessario per famiglie e imprese

3' di lettura

Raddoppiare l’import di gas dall’Algeria, aggiungendo circa 9 miliardi di metri cubi all’anno ai 10 forniti all’Italia in quota Eni attraverso il gasdotto Transmed nel 2021. Per compiere un altro passo verso la diversificazione delle fonti e liberare progressivamente l’Italia dal giogo energetico russo. Questo l’obiettivo della missione che lunedì 11 aprile condurrà in Algeria il premier Mario Draghi, i ministri della Transizione ecologica Roberto Cingolani e degli Esteri Luigi Di Maio, che aveva aperto il canale diplomatico per rafforzare la cooperazione energetica tra i due paesi con una visita a pochi giorni dallo scoppio della guerra, il 28 febbraio, accompagnato dall’ad Eni Claudio Descalzi, anch’egli presente in questa occasione.
L’Algeria è attualmente il nostro maggiore fornitore dopo la Russia (da cui importiamo 29 miliardi di metri cubi l’anno). Dal TransMed sono transitati nel 2021 circa 10 miliardi di metri cubi in quota Eni destinati all’Italia, e altri 11 in quota ad altri operatori italiani e internazionali, per un totale di 21. Con il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, Draghi dovrebbe sottoscrivere anche un patto per investimenti comuni delle rinnovabili, che hanno grande potenziale di sviluppo in Nordafrica e consentirebbero tra l’altro, secondo collaboratori del premier, di liberare altro gas per le esportazioni.

Gas africano al posto di quello russo

Descalzi, presentando il piano strategico Eni, aveva quantificato in 10-11 miliardi di metri cubi il metano aggiuntivo che potrebbe arrivare da Algeria e Libia messe insieme. Ora è pronta l’intesa tra il Cane a sei zampe e la compagnia algerina Sonatrach per l’aumento dell’import attraverso il gasdotto TransMed, quello che attraverso la Tunisia fa arrivare il gas a Mazara del Vallo, in Sicilia. Già dall’autunno, dovremmo riuscire a sostituire così fino a un terzo del gas russo. Trovare fonti alternative al gas russo è infatti priorità assoluta del governo: per smettere di finanziare la guerra di Putin ed essere pronti a qualsiasi evenienza, da un ulteriore inasprimento delle sanzioni a eventuali improvvisi stop decisi unilateralmente da Mosca.

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La strategia italiana

Sul fronte dell’energia il governo si muove su più livelli: nel breve periodo va ricercato il gas da altri Paesi e spinta al massimo la produzione italiana ricorrendo se necessario anche al carbone. Nel medio periodo si aumenterà l’import di gas liquido, a partire da quello aggiuntivo promesso dagli Stati Uniti all’Europa, e la potenza delle rinnovabili. La prima nuova nave per rigassificare il Gnl, ha annunciato sabato 9 aprile il ministro della Transizione ecologica, sarà operativa nel primo semestre del 2023.
Snam sta chiudendo il contratto di affitto da 4/500 milioni che consentirà di avere a disposizione 5 miliardi di metri cubi l’anno, tramite la nave che potrà essere rispedita indietro una volta completata la transizione. A Bruxelles, che per ora ha bandito solo il carbone russo, l’Italia ha detto di essere pronta a sostenere l’embargo sul gas solo se dietro l’iniziativa ci fosse un accordo unitario dei paesi europei.

Di Maio: accordo contro eventuali ricatti russi

«Domani mattina con il presidente Draghi sarò in Algeria, firmeremo un accordo importante sul gas che ci permetterà di fronteggiare gli eventuali ricatti russi», ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «Purtroppo siamo in ritardo come Paese, dovevamo diversificare molto prima ma abbiamo tanti partner e amici nel mondo. Nell’ultimo mese e mezzo sono stato in Algeria, Qatar, Angola, Congo, Mozambico e Azerbaigian, tutti questi Paesi si sono detti disponibili ad aumentare le forniture energetiche all’Italia e questo ci renderà un Paese più indipendente dai ricatti».

I limiti dell’Algeria

L’industria algerina del gas è stata frenata negli ultimi anni da una mancanza di investimenti e dall’instabilità politica. Il Paese sta anche cercando di fare fronte a una domanda domestica che cresce con l’aumento della popolazione, riducendo lo spazio per le esportazioni. L’azienda pubblica algerina, Sonatrach, ha fatto sapere all’inizio di aprile di avere disponibili solo «alcuni miliardi di metri cubi addizionali». e di stare comunque incrementando l’esplorazione di giacimenti di gas con l’obiettivo di raddoppiare la capacità produttiva in quattro anni.

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  • Fabio CarducciVice-caporedattore

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Inglese, francese, tedesco

    Argomenti: Politica e pensiero politico, politica economica, formazione professionale, giornalismo e media relations, digital media/tecnologia

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