i tempi

Crisi di governo, dopo il voto serve almeno un mese prima di formare un nuovo esecutivo

Per dare l’ok alla manovra 2020 si avrà, nella migliore delle ipotesi, poco più un mese. Negli ultimi anni nessuna manovra è diventata legge in così poco tempo

di Andrea Marini


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3' di lettura

Ancora non si sa come finirà questa crisi di governo. Per i tempi tecnici, tuttavia, è certo che la eventuale data del voto anticipato dovrà essere decisa almeno 60 giorni prima: questo di fatto restringe il primo giorno utile per le urne non prima di domenica 27 ottobre. Altra certezza è che dopo il voto ci vorranno, nella migliore delle ipotesi (cioè se emerge subito una chiara maggioranza vincitrice), circa 30 giorni per insediare un nuovo premier a Palazzo Chigi. Questo significa che per dare l’ok alla manovra 2020 si avrà poco più un mese di tempo prima della scadenza del 31 dicembre. E negli ultimi anni nessuna manovra è diventata legge in così poco tempo.

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Tempi strettissimi per la manovra
Di solito la legge di bilancio è licenziata dal consiglio dei ministri il 15 ottobre, ma viene presentata in una delle due Camere a fine ottobre-inizio novembre. Poi il testo fa un passaggio nella prima Camera; viene modificato; passa all’altra Camera; riviene modificato; infine ritorna “blindato” alla prima Camera sotto Natale per ottenere l’ok definitivo.

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L’eccezione del 2016
In media una legge di bilancio per essere approvata ci mette due mesi e mezzo. Ma in passato ci sono state eccezioni che hanno accorciato l’iter. Come nel 2016, per mettere in sicurezza i conti in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre e di una possibile crisi di governo (che poi effettivamente ci fu). La manovra fu approvata dal consiglio dei ministri il 15 ottobre e presentata alla Camera il 29 ottobre 2016; ottenne l’ok (con modifiche) da Montecitorio il 28 novembre per poi tornare blindata al Senato e ottenere il via libera definitivo il 7 dicembre. Comunque ci sono voluti poco meno di due mesi.

L’articolo 61 della Costituzione
È la Carta, all’articolo 61, che detta in parte l’agenda post voto: la prima riunione delle Camere ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. La data è già stabilita nel decreto del presidente della Repubblica che convoca i comizi elettorali. L’anno scorso, le elezioni si sono tenute il 4 marzo e la prima riunione delle Camere c’è stata il 23 marzo. Per prassi è più o meno questo il tempo che trascorre: anche nel 2008, quando il centrodestra vinse con una larga maggioranza nelle elezioni del 13-14 aprile, le Camere riaprirono il 29 aprile.

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L’elezione dei presidenti e i gruppi parlamentari
Il secondo giorno dopo la prima convocazione delle Camere vengono eletti i presidenti della Camera e del Senato. Di solito la partita si chiude in un giorno, sempre che ci sia un ampio accordo tra le forze politiche. Entro 3-5 giorni i parlamentari scelgono i gruppi politici a cui appartenere e vengono eletti i rispettivi capigruppo.

Al via le consultazioni
Con l’elzione dei presidenti delle Camere e dei capigruppo, il capo dello Stato ha tutti gli attori necessari per avviare le consultazioni per formare un nuovo governo. Nel 2008, quando il centrodestra di Berlusconi vinse le elezioni con una ampia maggioranza, la formazione del nuovo governo avvenne in tempi rapidissimi: consultazioni il 6-7 maggio 2008, il 7 stesso conferimento dell’incarico e scioglimento della riserva; 8 maggio giuramento e entrata in carica; 14 fiducia alla Camera; 15 fiducia al Senato. Dalle elezioni alla fiducia, passò un mese. Diverso il discorso in caso non ci sia subito una maggioranza: nel 2018 il governo Conte giurò il 1° giugno, quasi tre mesi dopo il voto del 4 marzo.

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