VERSO NUOVE ELEZIONI

Crisi di governo, cosa succede ora? Da Mattarella a Salvini, le mosse dei protagonisti

Dopo lo strappo del segretario federale della Lega, si tratta ora di capire quale strategia adotteranno tutti gli altri giocatori della partita politica: dal Presidente della Repubblica, al capo dell’esecutivo, alle opposizioni. Allo stato attuale è possibile intuire alcuni scenari

di Andrea Carli


Con la crisi di governo vola lo Spread, ma che cos’è

6' di lettura

Uno strappo, un “rompete le righe” che è destinato a innescare una serie di conseguenze a catena. Alcune più prevedibili, altre difficili da intuire. Nelle ultime ore la Lega ha aperto la crisi di governo. Ha presentato in Senato una mozione di sfiducia a Giuseppe Conte, dopo che il presidente del Consiglio aveva annunciato di voler “parlamentarizzare” la crisi. Matteo Salvini ha chiesto che la parola torni quanto prima agli elettori. E ha annunciato che si presenterà come candidato premier.

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Ora la palla passa agli altri protagonisti della partita politica
La mossa del vicepremier e ministro dell’Interno, finalizzata a dare scacco matto ai pentastellati e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo giorni di tensioni non proprio latenti all’interno del “governo del cambiamento”, spinge inevitabilmente gli altri attori del palcoscenico istituzionale a fare le loro mosse. Si tratta dunque di capire come si muoveranno nei prossimi giorni il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo stesso capo del Governo, Luigi Di Maio, e poi ancora Nicola Zingaretti (e Matteo Renzi), Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, insomma tutti gli attori coinvolti più o meno direttamente nella partita di questa crisi balneare. Oltre, naturalmente, lo stesso Matteo Salvini. Se conoscere le strategie nel dettaglio appare, allo stato attuale, operazione difficile, è tuttavia possibile intuire alcuni elementi.

Mattarella arbitro e l’ipotesi di un esecutivo di transizione
Il capo dello Stato Sergio Mattarella assumerà il suo ruolo di arbitro quando la crisi sarà ufficializzata. Il Quirinale sa che andare alle urne a ottobre, ad esempio il 13, come chiedono la Lega e Salvini, significa di fatto impattare sulla procedura che condurrà alla prossima legge di Bilancio, con il rischio di incappare nello spettro dell’esercizio provvisorio, che scatterebbe nell’ipotesi in cui la nuova manovra non fosse approvata dal parlamento entro la fine dell’anno. In caso di voto anticipato in autunno, tra insediamento delle nuove Camere, formazione del nuovo governo e successivo voto di fiducia, per rispettare i tempi la sessione di bilancio andrebbe ristretta a poche settimane. Mattarella potrebbe puntare su un governo di transizione, “salva conti”, anche di minoranza, solo per gestire le elezioni e magari mettere in preventivo le prime misure della legge di Bilancio.

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Salvini e il rischio di un esecutivo in carica più del previsto
Dopo aver gettato il sasso nello stagno e fatto saltare il banco, Salvini deve ora attendere che gli altri facciano le loro mosse. Il ministro dell’Interno punta a dettare i tempi della crisi. Ma non ha gli elementi per farlo. «Non decido io, decide il presidente della Repubblica - ha ammesso nelle ultime ore -. Lasciamo lavorare il presidente Mattarella, porto rispetto al presidente Mattarella». Il leghista teme che un esecutivo di transizione, che traghetterebbe il paese alle elezioni, potrebbe rimanere in carica più a lungo del previsto, con conseguente slittamento del momento in cui gli italiani torneranno a votare. L’attuale ministro dell’Interno vuole capitalizzare il consenso che gli danno i sondaggi, e lo vuole fare in tempi brevi, «rapidi e certi». Teme governi tecnici. Avrebbe pertanto preferito che Conte, una volta aperta la crisi di governo, avesse rimesso il proprio mandato nelle mani del Capo dello Stato, senza passare per il voto del parlamento. Tutto questo, ha fatto capire l’”avvocato del popolo”, non accadrà. «Chi perde tempo vuole solo salvare la poltrona - tuona Salvini su Facebook -. Per qualcuno prima la poltrona, per noi prima gli italiani. No inciuci! No governi tecnici! No giochini di palazzo! L’Italia dei Sì non aspetta, la parola subito al Popolo!».

Chi perde tempo vuole solo salvare lapoltrona. Per qualcuno prima la poltrona, per noi prima gli italiani. No inciuci! No governi tecnici! No giochini di palazzo! L'Italia dei Sì non aspetta, la parola subito al Popolo!

Conte accetta la sfida della parlamentarizzazione della crisi
Conte ha accettato la sfida di Salvini. L’attuale capo del governo ha annunciato che si presenterà in Parlamento, perché dovranno essere le Camere (Salvini non basta) a sfiduciarlo. Ha messo in evidenza che se il leader della Lega ha deciso di interrompere l’esperienza gialloverde è solo perché vuole «capitalizzare il suo consenso». Nonostante abbia negato di essere disponibile, in ambienti del Carrocio non si esclude che l’attuale capo del governo possa presentarsi come candidato M5S, considerato che l’attuale leader politico, il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, allo stato attuale non si può ricandidare, in base alla regola dei due mandati. Tra le ipotesi, anche quella di un nuovo governo Conte, senza la Lega, con il sostegno esterno di Pd e Forza Italia. «Sento toni simili tra Pd e Di Maio - osserva Salvini -, sarebbe incredibile che ci fosse un governo così. Spero che Conte non pensi a un altro governo come premier, diverso da questo. Ci siamo sempre detti che dopo questo governo ci sarebbero state solo le elezioni. Un governo Pd-Di Maio - conclude il leghista - sarebbe orribile».

Di Maio: «pronti al voto», ma prima passi taglio dei parlamentari
Lui, Di Maio, ha vissuto la giornata che si è conclusa con la rottura di Salvini a Palazzo Chigi, con a fianco i collaboratori più stretti. Il timore dell’attuale leader pentastellato è che la crisi aperta da Salvini di fatto faccia saltare la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari, fortemente voluta dai Cinque Stelle, e allo stato attuale calendarizzata in aula a Montecitorio per il 9 settembre. In caso di scioglimento delle Camere, la riforma sfumerebbe. Di Maio si dice «pronto al voto», ma allo stesso tempo chiede che prima passi in aula il taglio dei parlamentari. Salvini chiude. «Approvare prima la riforma per il taglio dei parlamentari come chiede Di Maio? Così poi non si vota -afferma -. Se passa questa legge non si va più a votare, tanta gente che ha paura di non essere rieletta userà nei prossimi giorni qualsiasi mezzo per mantenersi la poltrona ancora a lungo. Tempo scaduto». Di qui la contromossa pentastellata, che starebbe prendendo forma in queste ore: M5S starebbe pensando di chiedere la convocazione straordinaria della Camera, prima che venga votata la mozione di sfiducia al governo, per approvare in via definitiva la riforma costituzionale. I Cinque Stelle farebbero ricorso all’articolo 62 della Costituzione, stando al quale ciascuna Camera può essere «convocata in via straordinaria per iniziativa di un terzo dei suoi componenti». Tra le ipotesi che circolano in queste ore, quella che vede una staffetta tra Alessandro Di Battista e Di Maio, con il primo candidato premier e il secondo ancora nel ruolo di leader politico del Movimento.

L’ipotesi di un’alleanza Pd-M5S
Il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha chiarito che i Dem sono pronti alla sfida delle elezioni. Si tratta di capire chi potrebbe essere il candidato di punta. Tra i nomi che circolano, quelli di Paolo Gentiloni e Giuseppe Sala. Nelle ultime ore, tuttavia, si sono intensificati i contatti tra M5s e la parte del Pd più sensibile alle sirene di un’alleanza giallorossa. I pentastellati potrebbero “strizzare l’occhio” ai Dem per un governo balneare che portasse a casa la riforma del taglio dei parlamentari. Zingaretti chiude a questa ipotesi e i renziani ufficialmente restano per la linea più volte ribadita del “senza di me”. Ma le Camere sono piene di deputati e senatori che corrono il grande rischio della non rielezione.

Il pressing di Berlusconi su Salvini perché facesse saltare il tavolo
Anche l’altro principale partito di opposizione, Forza Italia, si prepara per andare al voto. Nei mesi scorsi Silvio Berlusconi ha chiesto in più di un’occasione a Matteo Salvini di staccare la spina al governo giallo verde e di mettere in campo una maggioranza di centrodestra, sullo schema di quella che si è presentata alle scorse politiche. Ora Salvini ha fatto saltare il banco. Allo stesso tempo, prima ha annunciato che intende correre da solo per Palazzo Chigi, poi ha chiarito che «non si è deciso nulla se correremo da soli. Abbiamo un’idea di Italia per i prossimi cinque anni che sottoporremo a chi la condivide con noi».

FdI alla finestra
Come Forza Italia, anche FdI sta alla finestra. «L’unica soluzione - è la posizione espressa dalla presidente Giorgia Meloni - è il voto il prima possibile». Anche qui, la tempistica per tornare alle urne è la stessa di quella delineata da Salvini: a ottobre. «Non credo che Salvini vada da solo - ha continuato Meloni -, non avrebbe molto senso rischiare di fare un altro governo con un gioco di palazzo dopo il voto, piuttosto che un’alleanza che gli italiani invocano da mesi. Nelle ultime elezioni Lega e Fdi sono cresciuti». Anche Fratelli d’Italia dunque pensa a un’alleanza con il Carroccio in vista dell’appuntamento elettorale. Sia gli Azzurri sia FdI sono pronti a riconoscere a Salvini la fascia di capitano.

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