ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDopo lo strappo del M5s

Crisi di Governo, Mattarella respinge dimissioni Draghi. Mercoledì comunicazioni del premier alle Camere

Il premier si è dimesso dopo lo strappo del M5s, che non ha votato al Senato la fiducia sul decreto Aiuti.

Mattarella respinge dimissioni Draghi: comunicazioni alle Camere

3' di lettura

Dimissioni. Alla fine lo spettro dell’addio di Mario Draghi a Palazzo Chigi prende corpo dopo una lunghissima giornata che - dal voto al Senato con lo strappo dei 5 Stelle al faccia a faccia, doppio, con Mattarella - si conclude solo a tarda serata con il Capo dello Stato che respinge le dimissioni e rinvia il premier alle Camere per «effettuare, nella sede propria, una valutazione della situazione che si è determinata» con il non voto della fiducia del Movimento 5 Stelle al decreto aiuti. L’obiettivo è parlamentarizzare la crisi. Come tentativo estremo per ricucire uno strappo che, a fine giornata, sembra impossibile da ricomporre. Ma il paese è in difficoltà ed è il momento, per tutti, della responsabilità. E delle scelte ponderate. Per questo Sergio Mattarella non accetta le dimissioni di Mario Draghi e lo rinvia alle Camere.

La prospettiva delle elezioni anticipate

Una situazione che sembra solo rinviare di qualche giorno le dimissioni “irrevocabili” del presidente del Consiglio. Mercoledì si presenterà in Parlamento per spiegare le “profonde ragioni” che hanno portato a una scelta che, ora che il dado è tratto, i partiti chiedono a gran voce di rivedere. Dopo le comunicazioni in Parlamento, il presidente del Consiglio potrebbe annunciare di voler salire nuovamente al Quirinale per dimettersi, bloccando così dibattito e voto parlamentare sul suo intervento. Poi, spetterà al Quirinale valutare se conferire un nuovo incarico o, scenario che ogni ora che passa sembra più concreto, secondo quanto si registra sempre in ambienti parlamentari, sciogliere le Camere e andare a elezioni anticipate.

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Doppio colloquio Mattarella-Draghi

Il presidente della Repubblica riceve una prima volta al Quirinale il presidente del Consiglio mentre ancora è in corso la seconda chiama al Senato. Draghi arriva al Colle con le dimissioni in tasca. Il premier rientra a Palazzo Chigi prendendosi ancora un tempo per riflettere ma al Consiglio dei ministri, convocato a borse chiuse, dice in modo inequivocabile che la sua esperienza a capo del governo è arrivata al capolinea. Un consiglio dei ministri rapido, dove Draghi prende la parola solo per leggere la dichiarazione che viene subito dopo diffusa alla stampa.

Le dimissioni annunciate in Cdm

«La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c’è più. È venuto meno il patto di fiducia alla base dell'azione di governo». Una nota la cui durezza non lascia campo agli alibi politici di chi questa rottura - è il suo j’accuse - ha cercato e voluto: i 5 stelle di Giuseppe Conte. Lo strappo, il mancato voto di fiducia ieri del Movimento 5 Stelle sul decreto Aiuti è stato intatti la conferma per il premier dell’impossibilità di prolungare la permanenza a Palazzo Chigi

Chi punta a un Draghi bis

Draghi sale di nuovo al Colle, questa volta consegnando nelle mani del capo dello Stato le sue dimissioni. Che Mattarella respinge, anche nella speranza che alcuni giorni di ulteriore riflessione, anche da parte dei partiti, possa portare a un esito diverso che eviti la fine della legislatura. Una “cesura” chiara, e poi un Draghi bis, peraltro, era uno dei suggerimenti lanciati dal leader Iv Matteo Renzi, che aveva richiamato in Aula alla responsabilità non solo i partiti, ma anche il premier. E dai Dem, per primi, arriva la richiesta di lavorare perché «si ricrei una maggioranza» e il governo, con Draghi a capo, possa ripartire. Lo stesso auspicio che fa Forza Italia che continua a sostenere la possibilità di un governo anche senza il Movimento, su cui, anche nella lettura della Lega, ricade tutta la responsabilità della crisi d’estate.

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