ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe sorti dell’esecutivo

Crisi governo, i numeri di Draghi alla Camera e al Senato: maggioranza anche senza M5s

Sul piano numerico l’uscita non causerebbe il venir meno della quota necessaria. Sempre che Lega e Forza Italia confermino l’appoggio

Crisi di governo, cosa succede domani

2' di lettura

Se M5s dovesse uscire dal governo, l’esecutivo Draghi avrebbe comunque i numeri per ottenere la fiducia, tanto alla Camera quanto al Senato, anche se ovviamente sul piano politico l’uscita di un partito cambierebbe profondamente il profilo dell’esecutivo. Il tutto, naturalmente, se Lega e Fi confermassero l’appoggio all’esecutivo.

Montecitorio

Se venissero meno i 104 voti dell’intero gruppo del M5s, la maggioranza disporrebbe comunque di 450 deputati (Fi 82, Ipf 53, Iv 30, Lega 131, LeU 9, Pd 97, Coraggio Italia 11, Azione 7, Cd 5, Maie 5, Minoranze linguistiche 4, NcI 5, Italia al Centro 11) sui complessivi 630. Le opposizioni contano 61 voti (di cui 37 di FdI, unico ad avere un gruppo e non una semplice componente del Misto), mentre 15 deputati ex M5s del gruppo Misto non iscritti a nessuna componente talvolta appoggiano le iniziative dell’esecutivo e talvolta no.

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Palazzo Madama

Analoga la situazione a Palazzo Madama dove il Governo, quand’anche i 61 senatori di M5s si tirassero indietro, potrebbe contare sul consenso di altri 204 voti (su 321), escludendo i 6 senatori a vita non sempre presenti: Fi 51, Ipf 11, Iv 15, Lega 61, Pd 39, Autonomie 6, 21 dei 39 del gruppo Misto (le componenti di Leu, Azione/+Europa, Italia al Centro, NcI, Noi di Centro).

Il precedente con Ciampi

In caso dunque di passo indietro del premier non per ragioni numeriche bensì per valutazioni del quadro politico, l’unico precedente andrebbe ricercato nel governo Ciampi che il 13 gennaio 1994 si dimise durante il dibattito parlamentare su una mozione di sfiducia mentre era stata presentata anche un risoluzione di fiducia che avrebbe avuto i numeri. L’allora presidente Scalfaro sciolse le Camere il 16 senza tuttavia accettare le dimissioni di Ciampi.

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