LA CRISI POLITICA

Crisi di governo, Salvini apre uno spiraglio ma Di Maio lo gela: «È pentito, ormai frittata fatta»

Il leader della Lega: «Abbiamo bisogno di sì, se qualcuno dice sì ragioniamo. Il mio telefono è sempre acceso». Il leader del Movimento: «Ministri della Lega attaccati alle poltrone»

di Riccardo Ferrazza ed Emilia Patta


Migranti, Salvini: no alleanza contro natura Pd-M5S

3' di lettura

I fili della complicata crisi politica di Ferragosto si sono così ingarbugliati che, a cinque giorni dalle comunicazioni del premier Giuseppe Conte in Parlamento (previste per martedì prossimo), restano aperti scenari che fino a qualche ora fa sembravano non immaginabili. Così, accanto al ritorno al voto già a fine ottobre come conseguenza della caduta del governo giallo-verde (1), all’ipotesi di un governo “istituzionale” di corta durata (fino al 2020) tra M5S e Pd che possa varare la manovra ed evitare l’aumento dell’Iva (2) e all’idea di un “esecutivo di legislatura” frutto invece di un accordo di maggiore respiro tra pentastellati e democratici (3), si ripresenta un Conte-bis con la conferma della maggioranza Lega e M5S si ancora possibile. E a spingere per questa soluzione è, a sorpresa, proprio chi l’8 agosto ha acceso la miccia della crisi: Matteo Salvini.

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Telefono acceso

Nel giorno dello scontro che appare senza ritorno con il premier Giuseppe Conte (e la ministra pentastellata della Difesa Elisabetta Trenta) sulla vicenda della Open Arms , Salvini accenna alla possibilità del proseguimento del matrimonio politico con i Cinque Stelle. Alla domanda sulla possibilità di un ritorno con i pentastellati, il ministro dell’Interno ha risposto così: «Secondo me non c’è possibilità - ha detto a Castel Volturno dove ha presieduto il Comitato per l’ordine pubblico -. Poi se qualcuno vuole dialogare io sono qua, sono la persona più paziente del mondo e il mio telefono è sempre acceso e in questi giorni squilla parecchio».

Idea rimpasto con i «ministri del sì»
Salvini
conferma di voler andare avanti con la mozione di sfiducia a Conte perché «questo governo si è fermato sui troppi no: alla Tav, all’autonomia, alla riforma fiscale, alla riforma della giustizia. Di no l’Italia muore, un governo muore». Poi, però, lancia un chiaro segnale al quasi ex alleato pentastellato: «Abbiamo bisogno di sì, se qualcuno dice sì ragioniamo. Vedo che Renzi dice tutti insieme contro Salvini, non penso che serva un governo contro, siamo seri. O c’è un governo con ministri del
sì” o “un governo degli sconfitti” non serve». E un esecutivo del sì potrebbe riproporre, nelle intenzioni del capo leghista, la stessa maggioranza ma con una squadra di ministri completamente rinnovata. Fuori i “ministri del no” (sicuramente Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta), dentro nomi nuovi e graditi al capo leghista.

Il no di Di Maio: «Buona fortuna!»
Si tratta di una seconda mossa a sorprepsa in pochi giorni da parte del leader della Lega dopo quella con la quale al Senato aveva lanciato ai Cinque Stelle la proposta di dare il via libera definitivo al taglio dei parlamentari per poi tornare subito dopo al voto. Come per quell’occasione, anche oggi la risposta del Movimeno è stata negativa. E stavolta quello di Luigi Di Maio vuol suonare come un addio senza ritorno: Salvini, scrive il capo politico di M5S, «ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna!». E ancora: «Il 20 agosto noi ministri del Movimento 5 Stelle saremo al fianco di Giuseppe Conte in aula per sostenerlo contro la sfiducia della lega. Li aspettiamo al varco!». Per Salvini il vicepremier pentastellato ha solo critiche: «Adesso ha chiesto anche di sfiduciare il governo stesso di cui fa ancora parte, visto che non si è dimesso. Anche su questo, giorni fa aveva tuonato “siamo pronti a dimetterci tutti, vedrete...». Sono passati cinque giorni ma stanno ancora tutti lì attaccati alla poltrona... Deve far comodo, evidentemente, avere l’auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge!».

Di Battista: M5S scelga altri interlocutori dentro la Lega
Fa sentire la sua voce anche Alessandro Di Battista che chiama Salvini
«ministro del tradimento»: «Inizia a dare cenni di pentimento» rimarca ma «semmai il M5s dovesse avere ancora un qualsiasi rapporto istituzionale con la Lega Nord pretenda interlocutori più seri e preparati». Al netto delle critiche che ho sempre mosso alla Lega posso dire che al suo interno ci sono persone molto più credibili di Salvini. Sono le stesse persone che in queste ore lo stanno trattando come un inetto che, nonostante 26 anni di politica, continua ad ignorare le regole democratiche».

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