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Crisi Ilva e manovra costano già due miliardi di spread

A rischio i risparmi sul versante della spesa per interessi che sono previsti dai saldi della manovra in discussione al Senato

di Dino Pesole


Cos’è lo spread e perché ci fa paura?

3' di lettura

Lo spread che torna a salire, arrivando a lambire i 180 punti base, 50 punti in più rispetto al più rassicurante differenziale tra i Btp e i Bund registrato alla nascita del governo Conte due, pone a rischio i risparmi sul versante della spesa per interessi che sono previsti dai saldi della manovra in discussione al Senato.

Le ipotesi formulate
Minori spese che il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri ha indicato in 2,7 miliardi per l'anno in corso, in 6,7 miliardi nel 2020, per un totale di 38,5 miliardi nel quadriennio 2019-2022. Ipotesi formulate sulla base di un spread costantemente al di sotto di almeno 100 punti base rispetto allo scenario che ha preceduto l'insediamento del nuovo governo, quando il differenziale viaggiava attorno ai 250 punti base.

Verifica day by day
Occorrerà naturalmente verificare day by day nelle prossime settimane se la tendenza al rialzo si consoliderà e quale sarà il punto di caduta. Fin d'ora si può calcolare che qualora lo spread si attestasse nei dintorni dei 180/200 punti base, il “dividendo” previsto nei documenti di finanza pubblica si ridurrebbe attorno ai 2 miliardi nel prossimo anno, con ciò rendendo necessario ricalibrare con l'assestamento di Bilancio di fine giugno il quadro delle variabili che sostengono la manovra.

Il segnale partito dai mercati
Il segnale, preoccupante, è del resto partito dai mercati alla metà della scorsa settimana, quando per la prima volta dal 2008 i tassi a dieci anni dei titoli greci sono scesi al di sotto i Buoni del Tesoro. Poi venerdì scorso si è registrato il controsorpasso dell'Italia per circa 10 punti base ma sulla parte più breve della curva (5-7 anni). Segnale da non sottovalutare: il rischio Italia è stato in sostanza percepito dai mercati come maggiore di quello della Grecia, che pure può disporre di “fondamentali” molto meno solidi.

Il rischio politico
Le tensioni politiche che stanno attraversando la maggioranza sulla manovra, la questione dell'ex Ilva con le conseguenze che potrà comportare non solo in termini di occupazione (e di impatto sul Pil) ma anche sulla tenuta stessa della coalizione di governo (la reintroduzione dello scudo penale è a rischio al Senato), le fibrillazioni originate dall'esito del voto regionale in Umbria e le incertezze legate all'esito dei prossimi passaggi elettorali sembrano aver parzialmente dissolto quella sorta di “luna di miele” che ha accompagnato la nascita dell'esecutivo. Non è ora più lo spauracchio dell'uscita dall'euro a preoccupare i mercati (anche se una parte del passato aumento dello spread lo incorporava), né il confronto con Bruxelles sulla manovra. É il rischio politico la variabile più rilevante, accanto alle perduranti, deboli prospettive di crescita dell'economia italiana, fanalino di coda in Europa.

Le condizioni poste da Berlino
E non sono da sottovalutare le “condizioni” che va ponendo Berlino per il suo assenso al completamento dell'unione bancaria con l'introduzione di una assicurazione europea sui depositi: quella che le banche italiane riducano l'ammontare dei titoli di Stato presenti nei loro bilanci. Al momento, stando alle stime contenute nella Nota di aggiornamento al Def e nel Documento programmatico di Bilancio, la spesa per interessi è indicata in discesa dal 3,4% del Pil (2019) al 2,9% (2022). Proiezioni che si basano sui livelli medi della curva dei rendimenti registrati nelle settimane precedenti la chiusura della previsione. Da tali livelli medi si calcolano i rendimenti impliciti per i rimanenti mesi del 2019 e per il triennio 2020-2022. Da giugno e nei mesi successivi, i rendimenti di mercato, per effetto delle decisioni assunte dalla Bce hanno registrato una netta discesa, poi ancor più favorita dalla discesa dello spread. Tutto ciò fino a qualche giorno fa, quando la tendenza al ribasso del differenziale Btp/Bund si è arrestata. Vi è da augurarsi che si tratti solo di una fiammata.

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    Dino PesoleEditorialista

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Conti pubblici, Europa, attività politico-parlamentari

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