La composizione negoziata

Crisi di impresa, pochi negoziatori con l’esperienza

I numeri delle procedure concorsuali del passato non sono tali da garantire una adeguata quantità di esperti

di Giovanni Esposito

(Andrey Popov - stock.adobe.com)

2' di lettura

La procedura negoziata potrebbe, secondo Unioncamere, interessare ogni anno circa 10mila imprese, che richiedono la nomina di esperti indipendenti per avere accesso a questo nuovo istituto (si veda «Il Sole 24 Ore» del 18 novembre 2021). Il sistema camerale, al fine di garantire rotazione e trasparenza, stima un popolamento minimo dell’elenco di circa di 40mila negoziatori indipendenti.

Il mercato è in grado di offrire un tale numero di curricula all’altezza delle aspettative? Per essere inseriti nell’elenco è richiesta una formazione ad hoc e una specifica esperienza (per avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro vi è anche un minimo di cinque anni di iscrizione all’Albo).

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I requisiti e i limiti

Gli Ordini professionali e le associazioni di categoria si stanno affannando a organizzare le 55 ore di formazione. Oltre alla formazione però occorre, come detto, il requisito dell’esperienza, vale a dire la capacità di cercare una soluzione e di trattare con i creditori che si acquisisce con la conoscenza diretta e la pratica.

Ebbene, per cercare una risposta alla domanda si può fare riferimento alle statistiche del ministero della Giustizia sulla ristrutturazione aziendale e la crisi d’impresa. Nel periodo 2014-20 sono sopravvenute 106.967 procedure. Eccetto i fallimenti (84.566) e le liquidazioni coatte (1.820), le cui finalità sono quasi esclusivamente liquidatorie, per capire l’articolazione delle procedure si può ricorrere alle pubblicazioni statistiche della Banca d’Italia, secondo cui solo il 30% dei 17.935 concordati (di cui a sua volta omologato è il 70%) persegue la continuità, diretta o indiretta, dell’attività d’impresa. A questi vanno sommati 2.476 accordi di ristrutturazione e 170 amministrazioni straordinarie o controllate. Dunque, le procedure che avrebbero permesso a professionisti e manager di acquisire l’esperienza necessaria per risanare imprese in crisi sarebbero inferiori alle 7mila nell’intero arco considerato 2014-2020. D’altra parte, la circostanza che ogni procedura usufruisce dei servizi di più professionisti è neutralizzata dall’evidenza che i medesimi asseveratori, commissari e consulenti compaiono in molteplici procedure.

La commissione

Anche la nomina dell’esperto in capo a una commissione di tre componenti da costituirsi presso le camere di commercio non pare essere ispirata ai migliori principi di efficienza ed efficacia. In altri termini, il legislatore non si è curato di definire oggettivi requisiti per i componenti: fatta eccezione per il primo da designarsi tra i magistrati, delega in maniera laconica le singole designazioni al presidente del Tribunale dell’impresa, a quello della camera di commercio e al prefetto, come se uno valesse chiunque altro.

A conti fatti, purtroppo, il rischio che l’imprenditore in difficoltà si trovi affiancato da un esperto che tale non è appare dietro l’angolo.

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