FORTE ALLERTA

Crisi Iran-Usa, dal Libano all’Iraq al Kuwait: le missioni italiane più a rischio

Il presidente del Consiglio Conte: «Massima attenzione a militari italiani di stanza in Medio Oriente». Il ministro della Difesa Guerini: «Le missioni continuano ma innalzata sicurezza»

di Andrea Carli

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Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini satuta i militari italiani impegnati in Iraq (foto Ansa)

Il presidente del Consiglio Conte: «Massima attenzione a militari italiani di stanza in Medio Oriente». Il ministro della Difesa Guerini: «Le missioni continuano ma innalzata sicurezza»


4' di lettura

Dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani, il ministero della Difesa ha deciso di innalzare le misure di sicurezza dei contingenti dove operano i soldati italiani e di limitare al minimo gli spostamenti al di fuori delle basi. Fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che c’è massima attenzione da parte del premier Giuseppe Conte in queste ore per i militari italiani di stanza in Medio Oriente dopo l’escalation di tensione tra Usa e Iran.

Secondo Conte nella prospettiva di un dialogo «l’Ue può giocare un ruolo fondamentale e offrire un contributo determinante». Le stesse fonti sottolineano che Conte si sta prodigando affinché l’Ue possa esercitare il suo peso diplomatico per evitare sviluppi imprevedibili e vanificare così tutti gli sforzi per stabilizzare l’area.

Guerini: missioni continuano ma innalzata sicurezza
In un intervento a Sky TG24 il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sottolineato che «le missioni continuano come programmate, c’è stato un innalzamento delle misure di sicurezza previsto in situazioni di questo tipo e deciso con la coalizione. Nelle procedure di sicurezza che sono state innalzate - ha aggiunto - si è deciso di sospendere temporaneamente l’attività di addestramento delle forze irachene, che riprenderà appena le condizioni lo permetteranno. La missione prosegue e questa è una delle attività della missione».

Il raid voluto da Trump contro Soleimani rischia di ripercuotersi sul Libano dove la potente milizia-partito Hezbollah, formazione di riferimento degli sciiti finanziata dall’Iran, potrebbe tornare a minacciare Israele.

Le missioni in Libano e Cisgiordania
Nel paese dei Cedri operano 1.076 militari italiani, 278 mezzi terrestri e sei aerei. Il contingente italiano è inquadrato nella missione Onu “Unifil”(United Nations Interim Force in Lebanon), che dal 7 agosto del 2018 è tornata sotto il comando italiano: alla guida il generale Stefano Del Col. La missione, il cui comando è a Naqoura, è scattata con la risoluzione 425 adottata il 19 marzo 1978 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). L’Italia è il maggiore contributore di truppe di Unifil insieme all’Indonesia. Sempre in Libano, 140 militari, sette mezzi terrestri e uno navale sono impiegati nella missione bilaterale di addestramento delle Forze di sicurezza libanesi (Mibil). Sedici militari e quattro mezzi terrestri sono invece impiegati nella missione multilaterale TIPH2 (Temporary International Presence) a Hebron, in Cisgiordania. Trentanove militari e nove mezzi terrestri agiscono nell’ambito della missione bilaterale di addestramento delle forze di sicurezza palestinesi (Miadit 9).

Tre operazioni tra Iraq e Kuwait
La mossa Usa potrebbe avere ripercussioni anche in Iraq. Un portavoce della Nato ha annunciato che l'Alleanza atlantica sospende le sue missioni di addestramento nel paese. Qui gli italiani operano sia sotto l’ombrello della Nato, con un dispiegamento di massimo 12 militari (l’operazione ha preso avvio nell’ultimo trimestre del 2018), sia nelle attività della coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica del Daesh. Su questo secondo filone sono impiegati in 1.100, 305 mezzi terrestri e 12 aerei. La missione contro Daesh, che allo stato attuale non ha una scadenza, punta a sradicare la presenza di organizzazioni terroristiche come Al-Nusrah Front (ANF) e tutti gli altri gruppi associati con Al Qaeda in aree significative dell’Iraq e della Siria. Inoltre, con 926 militari l’Italia patecipa all’operazione “Prima Parthica”, avviata nell’ottobre del 2014, con basi in Iraq (Baghdad ed Erbil) e Kuwait. Tra i compiti dei militari italiani, quello di adestrare Forze Armate e di polizia irachene.

In migliaia in piazza a Teheran contro i “crimini” Usa

L’allarme dell’intelligence sul teatro iracheno
La situazione in Iraq è sotto la lente dell’intelligence. Stando alla “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2018”, pubblicata lo scorso febbraio, «nel teatro iracheno, il sostenuto attivismo di superstiti baluardi del “Califfato” si innesta in un contesto ancora instabile e suscettibile di conoscere gravi regressioni». Ancora: «Le evidenze intelligence tratteggiano un quadro di elevata seppur latente conflittualità, che non sembra destinato a conoscere immediate schiarite e pare in grado di riverberarsi anche sul Libano e sulla Giordania, esposta agli sviluppi che interessano i suoi immediati vicini: oltre ad Iraq e Siria – da cui proviene l’ampio numero di profughi ospitati sia nel Paese dei Cedri sia entro il Regno hashemita – anche Israele e Territori palestinesi». «La cornice di sicurezza nel Paese - si legge ancora nel report - è stata caratterizzata da forte precarietà. Daesh ha infatti continuato a rappresentare una grave e concreta minaccia, conducendo ripetutamente operazioni asimmetriche che hanno trovato particolare enfasi anche nella propaganda ufficiale dell’organizzazione. Tali attacchi sono stati perpetrati prevalentemente nei Governatorati centro-settentrionali di Ninive, ove insiste Mosul, Anbar, Salah-addin, Kirkuk e Diyala, nonché nella Capitale, in danno sia delle Forze di sicurezza sia della popolazione civile». Considerazioni che aumentano di peso con il crescere della tensione tra Usa e Iran.

Per approfondire:
Raid Soleimani, lettera dell'Iran all'Onu: da Usa atto terrorismo
Come ha fatto l'Iraq a diventare il cortile di casa del rivale Iran

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