LE SFIDE PER IL PREMIER INCARICATO

Crisi, dai licenziamenti ai vaccini: le urgenze sul tavolo e l’agenda Draghi

Oltre alla necessità di un cambio di marcia nell’elaborazione del Recovery plan, occorre velocizzare la campagna di vaccinazione e decidere se rinnovare il blocco dei licenziamenti, in scadenza a fine marzo

di Andrea Carli

L’altro Draghi: storia privata di un leader

3' di lettura

Ancora una volta la nascita di un nuovo governo è chiamata a fare i conti con una serie di urgenze sul tavolo, che per forza di cose avranno un peso sull’agenda dello stesso esecutivo. È accaduto con il governo Ciampi, l’ultimo della cosiddetta “Prima Repubblica”, nato nel giugno del 1993 in un contesto politico caratterizzato dal colpo al cuore del sistema dei partiti, inferto dall’inchiesta di “Mani pulite”: si dimise il 13 gennaio 1994, dopo l'approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum. E potrebbe accadere con l’esecutivo Draghi, tecnico o tecnico-politico che sia.

Recovery plan primo banco di prova

A 28 anni di distanza cambiano le prove da affrontare, ma la necessità di trovare soluzioni in tempi stretti è sempre quella. Davanti all’esecutivo che potrebbe nascere dopo la decisione del Capo dello Stato Sergio Mattarella di incaricare l’ex governatore della Bce, autore della famosa formula “whatever it takes” («faremo tutto quello che è necessario» contro la crisi), le urgenze hanno il volto di un cambio di marcia sul Recovery plan, più spesa per la sanità, più investimenti per la ripresa. Con due priorità trasversali: i giovani, prime vittime dello shock pandemico con l'obbligo morale di accompagnarli al futuro, e la sopravvivenza delle imprese, con il Covid che rischia di infliggere una ferita permanente al tessuto produttivo e che rappresenta il pericolo numero uno. Per quanto riguarda il Recovery plan, Draghi dovrebbe andare nella direzione di uno sfoltimento dei progetti e di una semplificazione: un documento asciutto, articolato in pochi punti di azione, scanditi da un cronoprogramma preciso e coperture puntuali. Più sullo stile del piano del presidente francese Emmanuel Macron. Il capitolo è strategico, in quanto ha più di una ricaduta: i giovani, la scuola, l'università, la ricerca, le politiche attive del lavoro con più formazione e competenze digitali devono essere al centro. Potrebbero essere rivisti alcuni capitoli di spesa rispetto all'ultima bozza del “Conte 2””.

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Si avvicina la scadenza del blocco dei licenziamenti

Un dossier urgente è quello del lavoro. La scadenza dell'ultima proroga del blocco dei licenziamenti decisa dal governo Conte è ormai alle porte: entro il 31 marzo Draghi dovrà prendere una decisione. La questione è complessa, soprattutto per l’impatto sociale che si porta dietro. Le imprese dicono no a un nuovo provvedimento generalizzato per tutte le imprese e tutti i settori; i sindacati al contrario lo rivendicano, almeno fino all'estate. Draghi ha fornito una prima indicazione sulla linea che potrebbe sviluppare nel momento in cui si è detto «fiducioso che dal dialogo con le parti sociali» possano emergere le risposte all’emergenza del paese (si veda anche Il Sole 24 Ore del 4 febbraio). Come faceva alla Bce, Draghi ascolta tutti. E poi decide.

Più fondi per la sanità alle prese con l’emergenza Covid

Un’altra priorità,probabilmente ancora più immediata del dossier lavoro, è quella che riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria, a cominciare dalla campagna di vaccinazione che va completata quanto prima. Nulla trapela sulla squadra di governo e sulla task force oggi guidata dal commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri, né sull'orientamento di Draghi rispetto ai lockdown. In occasione di un intervento al Meeting di Rimini, il premier incaricato si era soffermato sulla «responsabilità collettiva» del distanziamento, ma anche su quanto questo fosse «innaturale». È probabile che Draghi decida di puntare su un investimento deciso su vaccinazioni e sul rafforzamento del settore sanitario, Mes o non Mes: in una recente intervista a Filippo Crea, docente di malattie dell'apparato cardiovascolare all'Università Cattolica e Editor in Chief dello “European Heart Journal”, l’ex governatore della Bce spiegava che, l'esperienza della pandemia ha mostrato «l'importanza di avere buone strutture di assistenza e un sistema robusto» e dunque, concludeva, «dovremmo spendere molto di più per la salute». L’emergenza Covid è ancora drammaticamente attuale. E Draghi si accinge a prendere il timone del paese.

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