le finestre elettorali

Crisi di governo, con le Camere sciolte in agosto voto «ipotetico» a ottobre

Ora che Matteo Salvini ha aperto la crisi di governo, come potrebbero svolgersi le prossime tappe? Che ruolo avranno il Parlamento e il Presidente della Repubblica nelle prossime ore?

di Andrea Gagliardi


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2' di lettura

E ora che Matteo Salvini ha aperto la crisi di governo, come potrebbero svolgersi le prossime tappe? Che ruolo avranno il Parlamento e il Presidente della Repubblica nelle prossime ore? Vediamo in dettaglio

Le scadenza per lo scioglimento
Si è sempre detto che la finestra elettorale per votare a settembre si sarebbe chiusa il 20 luglio. E che “scavallata” questa data, non sarebbe più stato possibile votare quest’anno, per via della sessione di bilancio di ottobre. Le Camere vengono sciolte da un decreto del Presidente della Repubblica, che poi firma il decreto con cui il presidente del Consiglio indice le elezioni in un arco di tempo compreso tra i 45 e i 70 giorni dallo scioglimento delle Camere (come previsto dal combinato disposto dell'articolo 61 della Costituzione e del Testo unico 5 febbraio 1948). Nel procedimento elettorale normalmente ne servono almeno 60 viste le pratiche per il voto all’estero.

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La finestra di settembre chiusa
Dunque, calendario alla mano, si è sempre detto che l’ultima data utile per votare quest’anno sarebbe stata il 22 settembre, una data limite per Sergio Mattarella che vuole evitare al Paese l’esercizio provvisorio e garantire la regolarità della sessione di bilancio che comincia il 20 ottobre per chiudersi a fine anno. Con il voto nell’ultima settimana di settembre si sarebbe arrivati, appunto, sul filo di queste scadenze finanziarie che il Colle vuole blindare.

Le possibili forzature
Eppure Salvini ha sempre lasciato intendere che la finestra resta aperta. E potrebbe anche tentare di forzare. Se dopo una crisi lampo e un velocissimo giro di consultazioni che dovesse ratificare l’assenza di una maggioranza alternativa, Mattarella sciogliesse per pura ipotesi le Camere a ridosso di Ferragosto, la prima data utile per votare sarebbe il 13 o 20 ottobre. Davvero una forzatura: a ridosso della sessione di bilancio. Tanto più che il governo ha bisogno poi di un mese per insediarsi. Entro il 15 ottobre il governo dovrebbe mandare a Bruxelles il documento programmatico di Bilancio (contenente le misure previste nella manovra). Ed entro il 20 ottobre, infine, il disegno di legge di bilancio (la manovra 2020 vera e propria) dovrebbe essere presentato alla Camera. Si rischia l’esercizio provvisorio.

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Dal rimpasto al voto nel 2020
In caso di crisi, è difficile immaginare una maggioranza politica alternativa. Impensabile un governo guidato da tecnici, con il compito di varare una manovra di ‘sicurezza' per poi tornare a elezioni nel 2020. Chi sosterrebbe in Parlamento un nuovo governo Monti? Possibile però un Conte bis con un rimpasto e un rafforzamento della Lega nei ministeri chiave, a partire dall’Economia. Oppure il governo potrebbe andare avanti fino alla fine dell’anno, cioè fino all'approvazione della legge di Bilancio. Il governo guidato da Conte potrebbe varare la manovra, approvandola in Parlamento come ultimo atto della diciottesima legislatura. A quel punto si andrebbe al voto nel 2020.

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