occasione di cambiamento

Crisi del mercato? La supereremo grazie a motivazione e competenze

Da sei settimane in lockdown il gallerista Michele Casamonti di Tornabuoni Arte cerca di rileggere il passato e immaginare il prossimo futuro

di Marilena Pirrelli

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Da sei settimane in lockdown il gallerista Michele Casamonti di Tornabuoni Arte cerca di rileggere il passato e immaginare il prossimo futuro


6' di lettura

Dal suo punto d'osservazione in Svizzera Michele Casamonti, fondatore della Tornabuoni Arte a Parigi , è naturalmente preoccupato per il momento che stiamo attraversando. “Da alcune settimane il mercato dell'arte è di fatto sospeso, con volumi irrilevanti, per lo più relativi alle sole vendite online. Molte gallerie affrontano difficoltà inimmaginabili solo tre mesi fa, i musei ancora chiusi hanno la programmazione bloccata, le fiere sono sospese e l'attività delle case d'asta è naturalmente al minimo. In questo contesto, molti posti di lavoro sono a rischio e questo mi preoccupa umanamente e professionalmente”.

Come vivono le gallerie questa fase?
Nell'ultimo decennio il mondo dell'arte ha conosciuto un' ipertrofia senza precedenti: crescita dei prezzi e finanziarizzazione dell'arte, moltiplicazione delle fiere, aste sempre più frequenti, internazionalizzazione delle gallerie con la moltiplicazioni delle sedi, strutture con decine - talvolta centinaia - di collaboratori, attività editoriale e pubblicistica, vernissage, eventi collaterali, comunicazione, movimentazione frenetica delle opere. Abbiamo corso salendo e scendendo da aerei, anche solo per poche ore dall'altra parte del mondo. Per una fiera internazionale i soli costi di trasporto sono arrivati a decine di migliaia di euro. Vedere scaricare dalle 2.000 alle 4.000 casse ad alta sicurezza dai cargo di tutto il mondo ci interroga su quanto sia dispendiosa –anche in termini ecologici, si pensi al consumo di Co2 – la movimentazione delle opere per una sola fiera.

Tornabuoni Arte focus su de Chirico e Boetti

Tornabuoni Arte focus su de Chirico e Boetti

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In un sistema cosi ipertrofico molte gallerie sono cresciute attraverso una gestione estremamente dispendiosa che, di colpo, non è più compatibile con la fase che stiamo vivendo. Il lockdown internazionale impone un cambio di passo e offre la possibilità di un ripensamento generale.
Probabilmente ripartiremo da una sobrietà che, di principio, non mi dispiace affatto. I colleghi che sperano che ri-aprire significherà ri-trovare quello che facevamo 90 giorni fa, a mio avviso, non colgono che è in atto un cambio di paradigma. Un solo esempio: negli ultimi due decenni la risposta alla globalizzazione del mercato è stata l'internazionalizzazione delle gallerie con la moltiplicazioni delle sedi in Europa, Usa e Asia. Non credo che nel prossimo futuro questa sia ancora la risposta migliore.

Tornabuoni è tra le gallerie italiane più internazionali, con sedi in Italia Svizzera, Francia e Gran Bretagna, proseguirà la corsa alle aperture?
Non credo affatto che la crescita futura dipenderà dall'apertura di nuovi spazi a New York o in Asia. Al contrario, sono convinto che la crescita dipenderà dalla capacità d’investire nella progettazione di eventi (dunque contenuti e non luoghi) esterni ai perimetri delle gallerie, da condividere con istituzioni pubbliche o private. Una sfida diversa.

Un aiuto in questa fase può venire dalle piattaforme di vendita online?
Un conto è remotizzare la galleria, rendere accessibile dall'altra parte del mondo una mostra, un archivio, cataloghi e libri. Altro conto è illudersi di sostituire la galleria con le piattaforme di vendita riversando, come alcune gallerie hanno fatto durante il lockdown, centinaia di opere su queste piattaforme. Questa secondo modo di usare il web non funziona, e mi permetto di aggiungere “per fortuna è così”. Non funziona perché da tutte le informazioni sappiamo che le piattaforme sono utili principalmente per valutazioni relativamente basse, di solito non superiori a qualche decina di miglia di euro. La vendita di un opera da milioni di euro richiede un'alta professionalità, non è facile, sul web è difficilissimo. Il web mortifica ogni valore emozionale nel contatto con l'opera, valore che ha che vedere anche con il senso della scoperta e dell'impatto con l'opera fisica. In secondo luogo, aggiungo “per fortuna è così”, perché limitarsi a proporre una lista di opere con dei prezzi per una galleria significa semplicemente abdicare alla propria funzione di laboratorio culturale, luogo di stimolo alla conoscenza e riflessione sull'arte. Vedo Il ricorso massiccio alle piattaforme digitali come un supermarket dell'arte, tutto sommato abbastanza freddo e noioso. Anche sul web, dunque, occorre una strategia alternativa, o perlomeno complementare, alle piattaforme di vendita.

In che direzione vi state muovendo?
Oltre alle ormai classiche viewing room online, Tornabuoni ha inaugurato un appuntamento settimanale con i propri collezionisti attraverso una speciale newsletter. Un esperimento che sta funzionando oltre ogni aspettativa. Nessuna proposta di vendita. Al contrario, si tratta di una serie di focus sull'arte moderna e contemporanea in riferimento all' esperienza del lockdown. Un invito a guardare al presente ricollegandolo alle visioni delle avanguardie del XX secolo; riscoprire che il genio creativo di molti artisti ha prodotto immagini e temi in grado di anticipare il nostro presente. Partiamo dai contenuti, non dai prezzi.
Il primo focus su de Chirico, ad esempio, ricollega le celebri Piazze d'Italia (immagini di luoghi immobili e silenziosi caratterizzati dall'assoluta assenza di vita), con le recenti fotografie delle strade e delle piazze deserte durante il confinamento: emozionante, ad esempio, il confronto di Piazza del Plebiscito a Napoli con una tela del 1917 oggi al Met , o il colonnato deserto di piazza San Marco od il Pantheon a Roma con le architetture metafisiche dechirichiane. Esperimento riuscito: un'opera molto significativa è riservata.

Pensate di replicare l'esperimento con altri artisti?
Il secondo focus riguarderà Alighiero Boetti e le sue celebri opere del ciclo “Tra sé e sé”. Il lockdown viene per lo più vissuto come un'insopportabile privazione di libertà. Il lavoro di alcuni artisti, tuttavia, testimonia come l'isolamento, talvolta anche prolungato, sia anche una preziosa opportunità creativa. Proprio Boetti, l'artista concettuale della manualità delegata che abitualmente confidava alle ricamatrici afgane la realizzazione dei propri ricami, in questo celebre ciclo di opere riafferma la creatività come azione individuale, si chiude di notte nel suo studio in un prolungato isolamento creativo.
Il terzo focus sarà su Emilio Isgrò che con la cancellazione del “Decameron” e dei “Promessi Sposi” richiama il tema della presenza delle pandemie nella storia. Sarà quindi un focus sulla quarantena nella letteratura e nell'arte.

A proposito dell`attività online, la versione digitale di ArtBasel Hong Kong com'è andata?
Esperimento interessante. Sono state riservate un'opera di Dorazio e una di Boetti. Vi sono altre negoziazioni in remoto. Naturalmente nessuna vendita potrà essere conclusa senza la visione delle opere che sarà possibile, nella migliore delle ipotesi, solo a fine maggio.

Il mercato quindi si muove?
Qualunque affermazione ottimistica o pessimistica circa l'evoluzione del mercato è ad oggi destituita di ogni fondamento. Non c'è un solo dato oggettivo per affermare che vi sia un apprezzamento o un deprezzamento dei valori. Come dicevamo, semplicemente il mercato dell'arte da sei settimane è sospeso. Nel 2008, ma le condizioni non sono facilmente comparabili, il rallentamento durò meno di un anno. A cui è seguito un decennio di prezzi in crescita sostenuta, favorita dal fatto che l'arte (soprattutto quella internazionali) hanno iniziato ad esser percepite anche come un bene rifugio. A meno di scenari oggi imprevedibili legati all'andamento della pandemia, ritengo che ritroveremo una “nuova normalità” solo dal 2021, prima con la riapertura delle fiere e, poi, con la Biennale di Venezia . Nel frattempo probabilmente registreremo un contesto inevitabilmente altalenante. Constateremo una forbice ancora più ampia tra gli artisti internazionali e le opere d'eccellenza sempre più rare, e per questo altamente contese - chi negli ultimi anni si è posizionato su tali opere non avrà nulla da temere - e dall'altro un possibile indebolimento per la parte del mercato meno storica e internazionale, o anche per le opere più seriali anche delle grandi firme. In ogni caso, si apre una finestra di qualche mese a mio avviso molto interessante, con opportunità di investimento inimmaginabili nell'ultimo triennio. Per chi potrà dedicarsi alla propria collezione, il 2020 sarà un momento estremamente favorevole.

Ma le gallerie sono strutturate per restare in pausa tutto questo tempo?
Il sistema delle gallerie italiane è più debole nel moderno e più vitale nel contemporaneo (con alcune eccellenze). Abbiamo un sistema museale che è lungi dall'essere comparabile con quello di altri paesi e un sistema legislativo drammatico, con l'Iva più alta d'Europa e i vincoli più stringenti sull'esportazione. In questo contesto è possibile che alcune gallerie non supereranno lo shock del lockdown.
Se questo avverrà non sarà solo un problema dei singoli, ma dell'intero sistema. In una scena internazionale rarefatta, numericamente ridotta, potrebbe aumentare il peso specifico, già sproporzionato, delle poche grandi gallerie internazionali (quelle i cui bilanci superano le centinaia di milioni di dollari) e potrebbe diventare difficile arginare la loro capacità di condizionamento, di indirizzo del mercato ed, in parte, del gusto. Abbiamo imparato che dopo ogni crisi vengono ridefiniti valori, giudizi, valutazioni. Non vorrei dover leggere tra qualche anno che “Picasso è un ottimo precursore di Condo!”. Il punto è che la scena culturale italiana annovera nel XX secolo un numero considerevole di artisti di statura internazionale. Alcune grandi gallerie internazionali si sono posizionate. I nomi sono noti. Per ragioni storiche e culturali mi auguro, invece, che la difesa di questo straordinario patrimonio veda impegnate innanzitutto le gallerie italiane. Come in tutte le crisi, ben venga la cassa integrazione laddove indispensabile, ma alla fine ne usciremo solo in base a motivazioni e competenze.

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